Garlasco, ex Ris: “La questione del Dna sui pedali era anomala”

30 Settembre 2026 - 21:35
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Garlasco, ex Ris: “La questione del Dna sui pedali era anomala”

Alessandro Coli, ex investigatore del Ris di Parma, sentito come testimone dai pm pavesi nell’ambito delle nuove indagini sulla morte di Chiara Poggi nel 2007 parla dei pedali della bici di Alberto Stasi. “Il fatto che da un prelievo è uscito il Dna e poi da altri prelievi ripetuti non è uscito niente” era “una cosa anomala“, si legge nel verbale del suo interrogatorio, in merito ai risultati delle analisi sul dna  prelevato dai pedali della bici di Alberto Stasi e attribuito a Chiara Poggi che hanno dato esiti “discordanti” e per l’assenza di questi elementi all’interno del fascicolo d’indagine dell’epoca. “Non ricordo neanche se fosse da uno o da tutti e due”, ma dalle analisi sui pedali della bici di Alberto Stasi, “non c’era praticamente dna” e “mi sembrava un’anomalia”. Un elemento che Coli dice di ricordare come “abbastanza strano”. Coli afferma di non “ricordare” se questa informazione relativa al dna sui pedali era ‘condivisa’ in ufficio, ma “era uscita perché si parlava, era uscita una voce di laboratorio”.”C’era un esito dubbio sui pedali, che su questi pedali dove era stato ottenuto del Dna e poi non era stato più ottenuto da successivi campionamenti. Lo ricordo come una cosa strana”, spiega. “Non so se ne parlai direttamente con Marino o con qualcuno, però come risultato mi sembrava un po’ strano non riottenere un profilo da una superficie che inizialmente fornisce dna, a meno che non ci sia stata una degradazione successiva, ecco. Però su una superficie non assorbente”.

Consulenti della Procura: “Dato Dna pedali solido, ma opportuna ulteriore verifica”

Non vi erano “linee guida o raccomandazioni dell’epoca” su come gestire una situazione relativa a risultati discordanti sull’esame del dna, ma “è opinione” dei consulenti della Procura di Pavia, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, “in assenza di una motivazione logica e/o scientificamente sostenibile del risultato negativo” ottenuto nel corso delle contro-analisi del 20 settembre 2007, del dna prelevato dai pedali della bici di Alberto Stasi e attribuito a Chiara Poggi, fare una ulteriore verifica “non tanto per la scienza dell’epoca, ma per un corretto ‘approfondimento‘”. È quanto scrivono Previderè e Grignani, consulenti della Procura di Pavia, nella loro relazione tecnica genetico-forense, con la quale, i due esperti dovevano rispondere a diversi quesiti posti dal pm Stefano Civardi.L’attribuzione del dna rilevato dal pedale a Chiara Poggi con “la presenza di profili genetici completi per tutti i marcatori del pannello tipizzato”, “replicati in due amplificazioni rende il dato solido in termini di riproducibilità e attendibilità”, scrivono Previderé e Grignani. “Nessun consulente o perito ha mai messo in discussione la qualità e l’attribuzione di tale profilo alla vittima”, evidenziano. “Non conoscendo i motivi che hanno indotto” l’allora consulente “a non valutare come problematica” l’assenza di dna negli esami del 20 settembre, “si può solo ipotizzare che questi possa essersi convinto del chiaro risultato del giorno precedente e considerato ininfluente il risultato negativo del test del giorno successivo”. 

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