Omicidio Mollicone, consulente della Procura: “La lesione sulla porta è compatibile con il cranio”

30 Settembre 2026 - 21:35
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Omicidio Mollicone, consulente della Procura: “La lesione sulla porta è compatibile con il cranio”

L’ingegnere Remo Sala, consulente della Procura Generale di Roma, sentito in aula nel processo di Appello bis per l’omicidio di Serena Mollicone, uccisa nel 2001 ha detto che “la lesione ritrovata sulla porta della caserma di Arce, in provincia di Frosinone, è più compatibile con un cranio che con un pugno“. Una tesi che supporta l’ipotesi dell’accusa, secondo cui il primo giugno del 2001 la testa della 18enne sarebbe stata sbattuta da Marco Mottola, al culmine di una lite, contro la porta, fino a farle perdere i sensi. La giovane sarebbe stata poi soffocata con un sacchetto legato con del nastro attorno la testa e il corpo poi abbandonato tra i rovi nel bosco di Fonte Cupa, nel comune di Fontana Liri. Marco Mottola è imputato in concorso con la madre Annamaria e il padre Franco Mottola, ex comandante della caserma di Arce. Quest’ultimo ha sempre sostenuto di aver danneggiato la porta con un pugno sferrato durante una discussione con il figlio Marco. I tre, dopo essere stati assolti, sono ora nuovamente imputati nel processo di Appello bis, disposto alla Cassazione. Per l’ingegnere Sala, la conclusione è stata che il foro visibile sulla porta combacia con l’osso orbitale della testa di Serena Mollicone, mentre se fosse stata colpita con un pugno avrebbe lasciato un segno più piccolo, circa la metà.

Conclusione contestate dal consulente di Mottola

“Il consulente ha escluso categoricamente che la lesione sulla porta sia stata provocato dal pugno di piatto sferrato dal maresciallo Mottola. La tesi dell’accusa è stata ampiamente confermata dal consulente della procura”, hanno commentato i legali della famiglia Mollicone, gli avvocati Antonio Iafrate e Federica Nardoni. Di parere opposto invece il criminologo Carmelo Lavorino, consulente della famiglia Mottola, sentito in aula davanti ai giudici della Corte di Assise d’Appello di Roma, secondo cui non c’è alcuna prova che quel foro sulla porta sia stato provocato dall’impatto con la testa di Serena Mollicone”. Per il consulente della difesa inoltre “non c’è certezza sulla genuinità del ‘reperto’ porta perché dal 2001 al 2008 non possiamo essere certi che nessuno l’abbia toccata”.

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