Garlasco, nuove intercettazioni: le telefonate dei Poggi prima e dopo la SIT di Marco e i dubbi sui pagamenti ai legali

15 Luglio 2026 - 18:50
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Il settimanale “Giallo” e il canale della giornalista Laura Marinaro hanno diffuso due conversazioni tra Marco Poggi e i genitori. Bugalalla Crime analizza anche la testimonianza di Stefania Cappa e una telefonata della madre di Andrea Sempio

Nuovi elementi tornano ad alimentare il dibattito sul delitto di Garlasco. Al centro dell’attenzione ci sono alcune intercettazioni telefoniche riguardanti la famiglia Poggi e la famiglia Sempio, insieme alla rilettura della testimonianza resa da Stefania Cappa agli investigatori.

Il materiale è stato analizzato dal canale Bugalalla Crime, che ha ripreso le conversazioni pubblicate dal settimanale “Giallo”, attraverso il canale YouTube della giornalista Laura Marinaro, e dal collega Walter Carpi.

Le telefonate non costituiscono prove di responsabilità e devono essere valutate nel loro contesto. Possono però offrire elementi utili per comprendere lo stato d’animo delle persone coinvolte, i rapporti familiari e il modo in cui venivano affrontate le nuove audizioni.

La telefonata prima dell’audizione di Marco Poggi

La prima intercettazione riguarda una conversazione tra Marco Poggi e i genitori nelle ore precedenti alla sua audizione come persona informata sui fatti.

Dalla telefonata emerge una forte preoccupazione per la presenza dei giornalisti. Il padre consiglia al figlio di entrare direttamente nella caserma, senza fermarsi e senza rispondere alle eventuali domande.

La madre cerca invece di tranquillizzarlo, raccomandandogli più volte di mantenere la calma e di richiamare al termine dell’incontro con gli investigatori.

La famiglia discute anche del luogo scelto per l’audizione, diverso da quello inizialmente previsto. Marco sarebbe stato ascoltato in una caserma differente, una decisione interpretata come una misura destinata a garantire maggiore riservatezza.

Il timore dell’esposizione mediatica

Le parole pronunciate durante la telefonata mostrano quanto l’attenzione dei mezzi di informazione fosse diventata un problema concreto per la famiglia.

Marco Poggi valuta persino se rinviare il proprio ritorno a Garlasco, temendo che la sua presenza potesse attirare nuovamente giornalisti e telecamere davanti all’abitazione dei genitori.

Il desiderio di evitare l’esposizione mediatica non rappresenta, naturalmente, un indizio investigativo. È però un elemento che aiuta a comprendere il clima nel quale si sono svolte le nuove audizioni sul caso.

Il confronto sui ricordi

Prima dell’interrogatorio, Marco e i genitori parlano anche delle frequentazioni giovanili e delle zone della casa che potevano essere state visitate dagli amici.

Nella conversazione vengono ricordate le abitazioni degli altri componenti del gruppo, le occasioni in cui i ragazzi si incontravano e la possibilità che Andrea Sempio fosse entrato in diversi ambienti della villetta di via Pascoli.

Si tratta di ricordi risalenti a quasi vent’anni prima e proprio per questo devono essere considerati con particolare prudenza. Il confronto tra familiari può aiutare a ricostruire alcuni episodi, ma può anche influenzare involontariamente la memoria individuale.

La telefonata dopo la SIT

Nella conversazione successiva all’audizione, Marco riferisce ai genitori alcune delle domande ricevute.

Uno dei temi principali riguarda la cosiddetta impronta 33 e la possibilità che gli amici fossero scesi nella cantina della villetta.

Marco precisa di aver detto agli investigatori che Andrea Sempio e gli altri ragazzi potevano aver frequentato diverse zone dell’abitazione, ma di non ricordare con certezza chi fosse entrato in ogni singolo ambiente.

La famiglia cerca di comprendere se le domande sulla cantina siano arrivate prima o dopo che gli investigatori avevano parlato dell’impronta. Un dettaglio importante, perché potrebbe incidere sul modo in cui la risposta è stata formulata.

Il caso dell’impronta 33

L’impronta trovata nella zona delle scale della cantina è uno degli elementi maggiormente discussi nella nuova inchiesta.

La Procura sta cercando di stabilire se possa essere attribuita ad Andrea Sempio e, soprattutto, quando sia stata lasciata. Anche un’eventuale compatibilità non dimostrerebbe automaticamente una presenza nella villetta il giorno dell’omicidio, considerata la frequentazione precedente dell’abitazione.

Le dichiarazioni di Marco Poggi assumono quindi rilevanza per ricostruire quanto fosse normale per gli amici accedere alla cantina, al garage, alla cucina e agli altri locali.

La testimonianza di Stefania Cappa

Un altro elemento analizzato riguarda la SIT di Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi.

La donna avrebbe raccontato un episodio precedente all’omicidio: mentre si trovava nella villetta con Chiara, un allarme sarebbe improvvisamente scattato all’esterno. Chiara sarebbe uscita di corsa in strada indossando abiti da casa, un completino bianco, infradito o ciabatte, apparendo molto spaventata.

Secondo Stefania, l’agitazione sarebbe proseguita anche dopo il rientro nell’abitazione.

Il dettaglio che potrebbe indebolire una vecchia ricostruzione

Il racconto è significativo perché nei precedenti procedimenti era stato attribuito un certo peso all’idea che Chiara, persona descritta come riservata, non avrebbe aperto la porta in abiti da notte a qualcuno con cui non aveva grande confidenza.

L’episodio raccontato dalla cugina potrebbe indebolire questa convinzione: Chiara sarebbe stata disposta a uscire persino in strada vestita in modo informale davanti a una situazione percepita come anomala.

Questo non dimostra chi sia entrato nella villetta la mattina del 13 agosto 2007. Mostra però che alcune valutazioni sul comportamento della vittima potrebbero essere state troppo rigide e utilizzate per restringere prematuramente il gruppo dei possibili visitatori.

Un episodio che non compare nei vecchi verbali

Stefania Cappa avrebbe dichiarato di essere convinta di aver già raccontato l’episodio agli investigatori nel periodo immediatamente successivo al delitto.

Nei vecchi verbali, tuttavia, non risulterebbe traccia di questa circostanza.

Resta quindi da chiarire se il dettaglio non sia stato riferito, se non sia stato ritenuto importante oppure se sia stato omesso durante la verbalizzazione. Senza ulteriori testimonianze o registrazioni dell’epoca, sarà difficile stabilire con certezza cosa sia accaduto.

Le vecchie indagini nuovamente sotto esame

La questione riporta l’attenzione sulle modalità con cui vennero raccolte le dichiarazioni nel 2007 e negli anni successivi.

La nuova inchiesta sta rileggendo verbali, registrazioni, testimonianze e documentazione tecnica, cercando di individuare eventuali omissioni, contraddizioni o elementi sottovalutati.

Il punto non è stabilire automaticamente che le vecchie indagini siano state manipolate, ma verificare se alcune ricostruzioni siano state condizionate da convinzioni iniziali poi trasformate in certezze processuali.

Le precedenti parole dell’avvocato Walter Biscotti

Bugalalla Crime ha richiamato anche alcune dichiarazioni rilasciate nel maggio 2025 dall’avvocato Walter Biscotti, oggi difensore dell’ex carabiniere Gennaro Cassese.

Parlando del caso del Mostro di Firenze, Biscotti aveva paragonato quella vicenda a Garlasco, sostenendo che il progresso delle tecniche scientifiche potesse consentire di rileggere sentenze apparentemente consolidate.

L’avvocato aveva affermato che Garlasco insegnava a non avere paura di cercare la verità, qualunque fosse il prezzo.

Il suo attuale ruolo professionale non cancella quelle dichiarazioni, ma impone di distinguere tra le opinioni espresse in precedenza e la funzione di difensore che oggi è chiamato a svolgere nell’interesse del proprio assistito.

La telefonata della madre di Andrea Sempio

Un’altra intercettazione riguarda Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, durante una conversazione con un’amica.

La donna parla dell’incidente probatorio, delle consulenze presentate dalle diverse parti e delle aspettative della famiglia rispetto alle decisioni della Procura.

Ferrari sostiene che il materiale genetico attribuito alla linea paterna dei Sempio non sarebbe completo e ricorda la presenza di un altro profilo maschile ancora non identificato.

Anche queste valutazioni rappresentano il punto di vista della famiglia e non possono sostituire le conclusioni dei periti o dell’autorità giudiziaria.

I pagamenti agli avvocati

Nella conversazione viene affrontato anche il tema delle somme versate ai legali negli anni delle precedenti indagini.

Daniela Ferrari afferma che il denaro sarebbe stato prelevato dai conti di Andrea e del padre Giuseppe e utilizzato per pagare le spese della difesa nell’arco di circa tre anni.

La donna parla inoltre della mancata richiesta di alcune fatture e sostiene che due professionisti avrebbero inizialmente negato di aver ricevuto determinate somme, mentre un altro avrebbe confermato il pagamento.

Sono dichiarazioni contenute in una conversazione privata e dovranno essere confrontate con estratti conto, documenti fiscali, testimonianze e verifiche della Guardia di Finanza. Da sole non dimostrano l’esistenza di pagamenti illeciti o di altre condotte penalmente rilevanti.

La necessità di separare fatti e interpretazioni

Le nuove intercettazioni offrono numerosi spunti, ma impongono grande cautela.

Una telefonata può mostrare preoccupazione, rabbia, convinzioni personali o ricordi incompleti. Non sempre le persone intercettate possiedono informazioni corrette e spesso ripetono ciò che hanno appreso dai propri avvocati, dai giornali o dalla televisione.

Per questo è necessario distinguere tra ciò che viene detto in una conversazione e ciò che può essere dimostrato attraverso documenti e accertamenti.

Un mosaico ancora incompleto

Le telefonate dei Poggi, la SIT di Stefania Cappa e la conversazione di Daniela Ferrari rappresentano tessere diverse di un mosaico ancora lontano dall’essere completato.

La nuova indagine sul delitto di Chiara Poggi continua a riesaminare elementi già noti e circostanze mai approfondite completamente.

Il valore reale di queste intercettazioni dipenderà dalla possibilità di collegarle a prove oggettive, testimonianze coerenti e riscontri tecnici.

Fino a quel momento, resta essenziale evitare conclusioni anticipate. Le conversazioni possono sollevare domande, ma soltanto l’attività della Procura e l’eventuale confronto davanti a un giudice potranno stabilire quali risposte abbiano effettiva rilevanza giudiziaria.

Fonte: Bugalalla Crime e materiale pubblico richiamato nel video di approfondimento.

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