Stati Uniti colpiscono l’isola di Greater Tunb: nuova escalation nello Stretto di Hormuz
Il CENTCOM annuncia un attacco di 90 minuti contro sistemi missilistici e difese costiere iraniane. Teheran minaccia di fermare tutte le esportazioni energetiche della regione
Gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi aerei contro Greater Tunb, isola strategica nello Stretto di Hormuz controllata dall’Iran e rivendicata dagli Emirati Arabi Uniti.
Il Comando Centrale americano ha dichiarato che l’operazione, durata circa 90 minuti, ha colpito postazioni missilistiche e sistemi di difesa costiera utilizzati dalle forze iraniane per minacciare la navigazione commerciale.
Un’isola al centro delle rotte energetiche
Greater Tunb si trova in una posizione particolarmente sensibile, vicino alle principali rotte percorse dalle petroliere e dalle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz.
L’isola è amministrata dall’Iran dal 1971, ma la sua sovranità continua a essere contestata dagli Emirati Arabi Uniti. La presenza di infrastrutture militari iraniane la rende un punto fondamentale per il controllo e la sorveglianza del traffico marittimo.
Secondo il CENTCOM, gli attacchi avrebbero ulteriormente ridotto la capacità di Teheran di colpire o intimidire le navi commerciali.
Il blocco navale americano
L’operazione arriva dopo il ripristino del blocco statunitense contro i porti e le zone costiere iraniane.
Le forze americane possono fermare, ispezionare e sequestrare le navi dirette verso l’Iran, provenienti dai suoi porti o impegnate nel trasporto di carichi collegati a Teheran.
Il blocco era stato introdotto una prima volta ad aprile e successivamente sospeso dopo la firma di un accordo provvisorio che avrebbe dovuto aprire una fase di negoziati sul programma nucleare e sulla sicurezza dello stretto.
La ripresa dei combattimenti ha però fatto crollare quell’intesa.
Sette militari iraniani uccisi
Gli attacchi americani si sono estesi anche ad altre zone dell’Iran.
Secondo la televisione di Stato iraniana, almeno sette militari sarebbero morti nel bombardamento di una caserma della 388ª Brigata di fanteria meccanizzata, nella provincia di Sistan e Baluchestan.
Le autorità sanitarie iraniane hanno riferito di oltre 260 feriti nei raid condotti durante la notte, mentre il governo ha parlato di più di trenta morti negli ultimi giorni. I dati non sono stati verificati in modo indipendente.
Teheran promette una risposta
L’esercito iraniano ha annunciato una «risposta decisiva» agli attacchi americani.
Negli ultimi giorni l’Iran ha lanciato missili e droni contro obiettivi militari statunitensi e contro Paesi della regione che ospitano basi americane.
Allarmi sono stati attivati in Kuwait e Bahrain, mentre la Giordania ha dichiarato di aver abbattuto tre missili iraniani diretti verso il proprio territorio.
La crescente estensione geografica degli attacchi aumenta il rischio che la guerra coinvolga direttamente altri Stati del Golfo.
La minaccia della Guardia rivoluzionaria
La Guardia rivoluzionaria iraniana ha minacciato di bloccare tutte le esportazioni energetiche dal Medio Oriente in risposta al blocco imposto dagli Stati Uniti.
«L’esportazione di petrolio e gas dalla regione sarà possibile per tutti oppure per nessuno», ha dichiarato l’organizzazione paramilitare.
La minaccia riguarda non soltanto il petrolio iraniano, ma anche le esportazioni di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e degli altri grandi produttori regionali.
Lo Stretto di Hormuz resta il cuore della guerra
Attraverso lo Stretto di Hormuz transitava, prima del conflitto, circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto.
La sua chiusura o una riduzione prolungata del traffico può provocare un rapido aumento dei prezzi energetici, accrescere i costi assicurativi e costringere le compagnie di navigazione a sospendere le proprie attività.
Durante la tregua provvisoria alcune navi avevano ricominciato a utilizzare una rotta vicina alle acque dell’Oman, sorvegliata dalle forze americane. I recenti attacchi iraniani contro le unità che percorrevano quel passaggio hanno però riacceso lo scontro.
Trump minaccia nuovi obiettivi
Donald Trump ha annunciato che altri attacchi potrebbero essere condotti nei prossimi giorni se l’Iran non tornerà al tavolo dei negoziati.
Il presidente americano ha indicato ponti, centrali elettriche e altre infrastrutture tra i possibili obiettivi futuri.
«Fareste meglio a raggiungere un accordo, oppure non vi rimarrà nulla», ha dichiarato Trump, aumentando ulteriormente la pressione sulla leadership iraniana.
La Casa Bianca sostiene che la campagna militare serva a costringere Teheran a rinunciare agli attacchi contro la navigazione e ad accettare nuove condizioni sul programma nucleare.
Iran: «Gli Stati Uniti sono gli aggressori»
L’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, ha accusato Washington di essere responsabile della nuova escalation.
Secondo Teheran, il blocco dei porti e gli attacchi sul territorio iraniano rappresentano atti di guerra e una violazione della sovranità nazionale.
L’Iran sostiene inoltre che lo Stretto di Hormuz faccia parte della propria sicurezza strategica e rivendica il diritto di controllare le acque territoriali attraversate dalle navi internazionali.
Il rischio di una guerra totale
Gli Stati Uniti dispongono ora di più di venti unità navali e centinaia di velivoli militari nella regione.
Una presenza imponente, ma gli esperti avvertono che garantire con la forza la completa riapertura dello stretto potrebbe richiedere un’operazione ancora più vasta e, potenzialmente, l’impiego di truppe sul terreno.
Ogni nuovo attacco contro un’isola, una nave o un’infrastruttura rischia di produrre una rappresaglia e alimentare un conflitto sempre più difficile da contenere.
Mercati energetici sotto pressione
La nuova escalation sta già avendo conseguenze sul prezzo del petrolio e sulle aspettative economiche internazionali.
Gli analisti avvertono che le scorte e la capacità produttiva inutilizzata hanno finora limitato gli aumenti, ma questo margine si sta progressivamente riducendo.
Se le esportazioni dal Golfo venissero interrotte in modo significativo, il mondo affronterebbe una nuova crisi energetica, con effetti sull’inflazione, sui trasporti e sul costo della vita.
Gli attacchi contro Greater Tunb mostrano che il confronto è ormai concentrato direttamente sulle infrastrutture militari che controllano lo Stretto di Hormuz. La diplomazia continua a cercare una tregua, ma la sequenza di bombardamenti, blocchi navali e rappresaglie sta spingendo la regione sempre più vicino a una guerra aperta.
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