Garlasco, Sempio grida la sua innocenza a Porta a Porta: «Ma il pensiero del carcere c’è. La macchia di assassino non te la levi»

07 Ottobre 2026 - 00:05
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Garlasco, Sempio grida la sua innocenza a Porta a Porta: «Ma il pensiero del carcere c’è. La macchia di assassino non te la levi»

Garlasco, Sempio grida la sua innocenza a Porta a Porta: «Ma il pensiero del carcere c’è. La macchia di assassino non te la levi»

«So che la macchia di assassino che se l’è cavata quella non te la levi». Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, racconta a Porta a Porta il timore di non riuscire a ricostruirsi una vita anche se venisse riconosciuta la sua innocenza. L’intervista va in onda su Rai 1 nella serata di martedì 6 ottobre.

«Penso sia tutto spiegabile»

«Io francamente penso che sia tutto spiegabile», afferma Sempio. Spera di chiarire la propria posizione in udienza preliminare, senza affrontare un processo e i successivi gradi di giudizio. Ma riconosce che sentirsi sicuro delle proprie spiegazioni non significa riuscire a sostenerle in aula.

«Il pensiero che si possa arrivare al carcere c’è», ammette. «Cerco proprio di non immaginarmi quell’eventualità».

Scarpe, Dna e impronta 33

Sull’impronta insanguinata di scarpa trovata nella casa di Garlasco, indicata nelle anticipazioni ANSA come un numero 42, Sempio risponde: «Tutte le scarpe di cui ho memoria e che ho ancora in casa, anche vecchie, sono tutte 44». Aggiunge di aver provato scarpe del 42: «Non mi stava».

Quanto al Dna sotto le unghie di Chiara, richiama la perizia Albani e descrive la traccia come non solida, non replicata, mista e degradata. «A me pare che il discorso Dna ormai sia risolto», sostiene: una sua valutazione, non una conclusione giudiziaria.

Contesta anche l’attribuzione dell’impronta 33: «Non è attribuibile né a me né a nessun altro». Secondo Sempio, la consulenza della Procura citata nell’intervista non fornisce una certezza sulla presenza di sangue.

I contatti con Chiara e la condanna di Stasi

Sempio riferisce di aver parlato due volte al telefono con Chiara e nega un interesse nei suoi confronti. Dice inoltre di non aver mai visto i video intimi della ragazza e di averne scoperto l’esistenza attraverso i media.

Sulla condanna di Alberto Stasi per l’omicidio del 13 agosto 2007 è netto: «Secondo me la condanna è giusta». Alcuni elementi del racconto alternativo che lo vorrebbe innocente, aggiunge, non lo convincono.

«Oggi non sto vivendo»

Tra giornalisti davanti a casa, televisione e social, Sempio descrive una quotidianità assorbita dal caso: «Oggi non sto vivendo». Le giornate trascorrono in camera, dagli avvocati o in viaggio per incontrare i consulenti.

Sul futuro resta l’incertezza: «Devi vedere chi decide di accompagnarsi con te, sapendo che magari per strada per ancora tanto tempo avrai un dito puntato».

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