Giuseppina Di Foggia sceglie l’Eni: rinuncia alla buonuscita milionaria

03 Giugno 2026 - 12:46
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Giuseppina Di Foggia sceglie l’Eni: rinuncia alla buonuscita milionaria

Di Foggia Eni

Giuseppina Di Foggia rinuncia all’indennità “milionaria” di fine rapporto da amministratrice delegata e direttrice generale di Terna per mettersi a disposizione e rendersi utile alla presidenza di Eni. La decisione è stata formalizzata con una comunicazione della società, che ha reso noto come la manager abbia manifestato la disponibilità a sottoscrivere un accordo per la rinuncia.

Terna ha precisato che «diffonderà ulteriori comunicazioni al completamento delle procedure previste dalla normativa e nel pieno rispetto dei principi di corporate governance».

La scelta e le tempistiche

La rinuncia chiude una vicenda emersa nei giorni successivi alla pubblicazione delle liste per il rinnovo dei vertici delle partecipate pubbliche. Il nodo riguardava una buonuscita quantificata in circa 7,3 milioni di euro, collegata alla conclusione del mandato in Terna.

Secondo il calendario delle assemblee, Di Foggia dovrebbe lasciare formalmente Terna entro il 5 maggio. L’assemblea di Eni è convocata per il 6 maggio, mentre quella di Terna è prevista per il 12 maggio.

Le parole di Meloni

Determinante è stata la posizione espressa dal governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo dal Salone del Mobile di Milano, aveva dichiarato: «Penso che la Di Foggia debba scegliere tra la presidenza di Eni e la buonuscita». E ancora: «Mi pare abbastanza semplice la questione. Questa è una scelta di Di Foggia, in caso contrario valuteremo le nostre alternative».

Una linea ribadita anche dal Ministero dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha richiamato le direttive già adottate nel 2023 per limitare o escludere indennità di fine mandato nelle società partecipate, sia in caso di scadenza naturale sia in caso di dimissioni volontarie.

Il quadro normativo e societario

La richiesta di indennità si inseriva in un contesto regolato da norme e prassi che rendono complesso il riconoscimento di una liquidazione in caso di passaggio tra società controllate dallo stesso azionista pubblico. Tra gli elementi richiamati, anche le disposizioni sul cosiddetto pantouflage e le regole interne delle società coinvolte.

Il tema riguardava inoltre la natura del passaggio, considerato come un trasferimento verso un incarico di vertice in una realtà con maggiore esposizione industriale e strategica.

Le implicazioni politiche

La rinuncia consente di superare una fase di confronto politico e istituzionale e di procedere con il rinnovo dei vertici delle partecipate. La vicenda si inserisce nel più ampio processo di definizione delle nomine pubbliche, su cui l’esecutivo ha mantenuto una linea improntata alla coerenza con gli indirizzi già adottati.

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