Gli italiani sono ancora un popolo di risparmiatori, ma cresce l’avversione al rischio

15 Settembre 2026 - 13:50
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Più della metà degli intervistati (56 per cento) risparmia, con una propensione media dell’11,9 per cento del reddito. Il risparmio è ritenuto indispensabile dal 28 per cento degli intervistati, ai massimi della serie storica. Tra le motivazioni dichiarate prevale la prevenzione (40 per cento) ma cresce, pur con piccoli numeri, anche il risparmio destinato a investire ( sei per cento). Il ratio di avversione al rischio raggiunge nel 2026 il record di 33,6 (era 20,5 nel 2025 e 8,1 nel 2017). I più restii sono i giovani tra i 18 e i 24 anni (84), per le cicatrici degli shock vissuti negli anni della formazione. È quanto emerge dall’indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026 presentata oggi da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi. Alla presentazione hanno preso parte Gian Maria Gros-Pietro (Presidente di Intesa Sanpaolo), Gregorio De Felice (Chief Economist della Banca), Giuseppe Russo e Stefano Firpo (rispettivamente, Direttore e membro del Comitato Direttivo del Centro Einaudi). La ricerca, condotta su un campione di 1.800 capifamiglia titolari di un conto corrente, analizza le dinamiche degli investimenti finanziari delle famiglie italiane e ne mette in luce i comportamenti e le opinioni. L’edizione 2026 è accompagnata da un focus che indaga sulla relazione tra investitori e tecnologia, realizzato attraverso un sovracampionamento di 300 individui.

Nonostante la volatilità, nel 2026 gli intervistati che dichiarano di aver acquistato obbligazioni, azioni e fondi negli ultimi 12 mesi superano i venditori; il risparmio gestito registra la soddisfazione più alta tra le asset class. La casa rimane il fulcro della ricchezza familiare: pesa due terzi del patrimonio medio, stimato in circa 320 mila euro. Il 79 per cento degli intervistati vive in abitazioni di proprietà. La previdenza complementare resta ferma al 22 per cento del campione; l’assicurazione è la “gamba più corta” della protezione familiare, con coperture sanitarie al 16,9 e long-term care al 13,9 per cento.

Il Focus che accompagna l’Indagine 2026, centrato sulla relazione tra i risparmiatori e la tecnologia, fa emergere un quadro polarizzato: se il 28,2 per cento degli intervistati non utilizza internet, un altro 27,9 per cento l’impiega in modo pienamente integrato in tutte le attività. A separare i due gruppi sono soprattutto età, istruzione e reddito. La fiducia negli strumenti digitali è il vero spartiacque: circa un terzo degli intervistati non si fida affatto e uno solo dichiara di fidarsi “molto”. La preoccupazione dominante è la sicurezza: il rischio di truffe e la protezione dei dati sono citati dal 76,5 per cento. La visione generale è quella di un sistema ancora ibrido, in cui strumenti innovativi e relazioni incardinate nella banca tradizionale coesisteranno a lungo. L’adozione del digitale è selettiva: lo si sceglie come supporto operativo, ma per le decisioni rilevanti conta ancora la supervisione umana.

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