Glovo e Deliveroo nel mirino dell'Autorità: l'impegno etico è reale?

07 Maggio 2026 - 09:31
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Glovo e Deliveroo nel mirino dell'Autorità: l'impegno etico è reale?

I due giganti del food delivery sono finiti sotto la lente d’ingrandimento di AGCM per possibili condotte illecite nell’attività relativa all’offerta di servizi di consegna a domicilio dei prodotti alimentari. Sono state avviate istruttorie nei confronti di società dei gruppi Glovo (Glovoapp23 S.A., Foodinho S.r.l. e Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l.) e Deliveroo (Deliveroo Italy Srl), che avrebbero comunicato informazioni ingannevoli riguardo al loro impegno etico e alla loro responsabilità sociale verso i rider.

AGCM sui giganti del food delivery

Il comportamento in esame è quello che consiste nell’aver messo in evidenza, agli occhi dei consumatori e clienti, un’immagine aziendale fondata sul rispetto degli standard etici e di responsabilità sociale che non corrisponderebbe al vero. Al centro della questione ci sono ovviamente le condizioni di lavoro a cui sono sottoposti i rider che si occupano delle consegne e il rispetto della legalità nella loro gestione. C’è anche un riferimento all’algoritmo impiegato.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato comunica inoltre che, all’inizio di questa settimana, i suoi funzionari hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società interessate, con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Glovo, Deliveroo: slogan e realtà dei fatti

Tutto ruota attorno alla presunta discrepanza tra ciò che le piattaforme affermano nel loro materiale promozionale e la realtà dei fatti. È sufficiente parlare con un rider per capire come stanno le cose, in che modo è strutturato il lavoro, attraverso un sistema di premi e penalizzazioni stabiliti dagli algoritmi incrociando le richieste dei clienti e la disponibilità dei collaboratori. Un tema finito anche nell’agenda del Governo, che proprio nei giorni scorsi ha approvato nuove misure di contrasto al caporalato e a supporto della trasparenza.

Sulla questione è poi intervenuto il Codacons, con un comunicato in cui invoca la massima severità contro le false pubblicità etiche delle aziende.

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