Don Andrea Ciucci e la prima enciclica sull’intelligenza artificiale
di Lorenzo Canu
Don Andrea Ciucci, cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita, ha accettato di rispondere alle domande di Allora!sulla Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Leone XIV, firmata il 15 maggio 2026 e dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.
Ciucci ha un dottorato in filosofia contemporanea e lavora sul dialogo tra teologia e tecnologie emergenti. Come coordinatore della segreteria della Fondazione RenAIssance, l’ente creato da Papa Francesco nel 2021 presso la Pontificia Accademia per la Vita, partecipa alle attività attorno alla Rome Call for AI Ethics, il documento che tra i primi firmatari riunisce la stessa Accademia, Microsoft, IBM, la FAO e il Ministero italiano dell’Innovazione.
Tra i firmatari successivi c’è anche Brisbane Catholic Education, segno che quel lavoro è già arrivato in Australia. È inoltre membro del Comitato scientifico di FERPILab, il think tank italiano dedicato alle relazioni pubbliche e alla comunicazione strategica.
Lo abbiamo raggiunto in un periodo di lavoro intenso, nelle settimane successive alla pubblicazione dell’enciclica. Alla presentazione in Vaticano, tra i relatori c’era anche Christopher Olah, cofondatore dell’azienda di intelligenza artificiale Anthropic.
Ha risposto a cinque domande pensate per i nostri lettori: gli oltre un milione di australiani di origine italiana censiti nel 2021, lontani dal dibattito italiano e alle prese, come tutti, con una tecnologia entrata nelle case, nel lavoro e nelle scuole.
Le sue risposte sono riportate qui di seguito integralmente.
Leone XIII rispondeva alle fabbriche, Leone XIV risponde all’AI. Ma nel 1891 il cambiamento era visibile, tangibile. Oggi verso cosa, o contro cosa, stiamo orientando la risposta?
La transizione digitale in atto, di cui l’esplosione dei modelli di intelligenza artificiale è il fatto più evidente, è certamente diversa da quella della rivoluzione industriale. Entrambe mostrano elementi tangibili: chi ha qualche anno e ha provato a vivere nell’era prima di internet può testimoniare quanto l’avvento della rete abbia trasformato radicalmente le nostre esistenze.
È però vero che, questa volta, il fenomeno è più complesso. Gli esperti dicono che le tecnologie digitali non sono propriamente degli strumenti, ma piuttosto un ambiente in cui si vive, si è immersi, talvolta quasi senza consapevolezza.
L’AI mostra poi un’ambiguità nuova: per descrivere ciò che questa tecnologia fa usiamo parole ritenute, fino a oggi, quasi esclusivamente umane: intelligenza, coscienza, volontà, linguaggio.
Non possiamo essere ingenui nella riflessione e nelle scelte che doverosamente dobbiamo compiere, come singoli e come collettività. Anche il discorso comune, se non vuole essere sterilmente ansiogeno, come spesso oggi accade, chiede qualche accortezza in più. Non per essere contro, ma per orientare verso il bene.
L’enciclica chiede di “disarmare” l’AI. Cosa significa concretamente per una persona comune?
La citazione fa riferimento anzitutto alla corsa, alla guerra che coinvolge oggi tutti i produttori di modelli di IA, impegnati in una competizione dai costi e dai rischi altissimi.
Un esempio può aiutare a capire come questo possa valere anche per le persone comuni. Ci sono persone che cambiano continuamente il proprio smartphone e i loro gadget tecnologici, alla ricerca della massima performance possibile. Quasi che la nostra vita dipenda da un insignificante miglioramento della velocità con cui usiamo il cellulare.
Rischiamo di essere drogati di tecnologia, perdendo il vero bene che tutto ciò certamente ci offre. Disarmiamo l’AI: non lasciamo che la sbornia tecnologica rovini le nostre esistenze e contribuisca a creare maggiore ingiustizia.
Al paragrafo 100, il documento mette in guardia contro l’imitazione artificiale di relazioni umane autentiche. Per molti italiani che vivono lontani dall’Italia, la distanza affettiva è una condizione quotidiana. Come legge questo passaggio per chi vive quella distanza ogni giorno?
La tecnologia ha annullato distanze ritenute fino a poco tempo fa quasi incolmabili. Videochiamate e social ci permettono di rimanere collegati, anche in video e in diretta, con tutto il mondo. Magnifico!
È questo esempio uno dei tanti motivi di gratitudine che dobbiamo avere per questo tempo. La questione posta da Papa Leone non riguarda questa particolare condizione di lontananza, quanto il fatto che le chatbot che abbiamo imparato a usare sono oggi capaci di simulare in modo sorprendente e suadente una relazione interpersonale.
Attenzione: simulare, non realizzare.
Le persone vanno aiutate a riconoscere questa differenza essenziale, preziosa anche se più faticosa e complessa. Pensare di essere amici di una macchina sempre presente e accondiscendente è facile; diventare amici di una persona reale, che porta tutti i suoi limiti e le sue fatiche, è impegnativo e coinvolgente. È squisitamente umano.
La Pontificia Accademia per la Vita lavora su questi temi da anni. Ora c’è un’enciclica. Cosa cambia, nella pratica, per chi legge questo documento da Sydney o da Melbourne?
È la domanda che farò la prima volta che verrò in Australia.
Come questo tema globale è visto dalle diverse parti del mondo e nelle diverse culture? Magnifica Humanitas è un testo sostanzialmente occidentale. Sarà interessante vedere come sarà recepita anche in Asia e in Africa.
Cosa cambia grazie a questo testo nel mondo occidentale? Credo che il documento imponga anzitutto una presa di coscienza della novità di questo tempo e delle sfide che pone.
Poi rimette al centro la questione della dignità della persona umana e della giustizia. Infine evidenzia come una riflessione sul futuro che vogliamo, vera questione posta dall’AI, possa essere svolta solo insieme.
La via di Neemia indicata chiaramente da Papa Leone.
Al paragrafo 143, l’enciclica ricorda che i genitori hanno il diritto primario di scegliere la formazione dei propri figli, anche davanti alle sfide dell’AI. In un momento in cui molte famiglie si sentono sopraffatte dalla velocità del cambiamento tecnologico, cosa può offrire loro la Chiesa?
Uno spazio di riflessione comune, di ascolto delle difficoltà, di presa di coscienza di quello che sta accadendo, di condivisione di buone pratiche e di sperimentazione saggia.
Un luogo di Magnifica Umanità, dove non si cede alle tentazioni della lamentosità e della chiusura su sé stessi, magari condita con una retorica che maledice questo tempo, idealizzando il passato.
I cristiani, come Gesù, abitano ogni tempo e ogni luogo, amando tutti e offrendo quella speranza che nasce dalla Pasqua.
Sogno una Chiesa che parli del futuro.
The post Don Andrea Ciucci e la prima enciclica sull’intelligenza artificiale first appeared on Allora! Italian Australian News.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)