I favolosi 90 anni di Lino Banfi: “Punto ai 110 (e lode). I dirigenti Rai non mi volevano, ma il pubblico mi applaudì”

09 Luglio 2026 - 13:51
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I favolosi 90 anni di Lino Banfi: “Punto ai 110 (e lode). I dirigenti Rai non mi volevano, ma il pubblico mi applaudì”

I favolosi 90 anni di Lino Banfi: “Punto ai 110 (e lode). I dirigenti Rai non mi volevano, ma il pubblico mi applaudì”

«Da ora in poi punto direttamente ai 110 (e lode). Almeno ai 100 di sicuro». Queste le parole di Lino Banfi, che intervistato dal Corriere della sera festeggia i suoi 90 anni ironizzando al massimo sul tango della vita. Icona del cinema comico italiano, attore assai più raffinato di quanto si racconti, Banfi sfugge alle definizioni per quel suo modo personale di stare sulla scena: un mix di garbo e coraggio della verità che non teme e non ha mai temuto i conformismi. Come quando nel 2019, in tempi in cui poteva essere difficile farlo, spiegò di essere un sostenitore del centrodestra e di essere stato un elettore del Msi e un estimatore di Giorgio Almirante.

I 90 anni di Lino Banfi

Al quotidiano di Via Solferino ha raccontato la sua esperienza al nord, dove lavorava poco e niente, ma anche della sua esperienza da militare: «Il servizio militare mi salvò dalla malavita. Certa brutta gente mi aveva proposto di fare il palo. “Quando vedi la pula tu fischia O sole mio”. Però non mi usciva. Mi mandarono ad Arma di Taggia, 89° fanteria. Finalmente mangiavo due volte al giorno. Diventai pure caporalmaggiore. Il maresciallo di smistamento vide che sulla carta di identità, alla voce professione, c’era scritto: artista di varietà. Mi incaricò di organizzare spettacoli per le truppe, 18 mesi di pacchia». Un segno che la vita può sempre sorridere, anche nelle avversità.

Il rapporto con lo spettacolo e con il calcio

Arrivato a 30 anni era già riuscito a consolidare il nome di Lino Banfi: «Facevo qualche piccola apparizione con Franchi e Ingrassia. Franco e Ciccio mi hanno tanto aiutato, gli devo molto, mi volevano bene». Ha raccontato della sua esperienza in Rai, dei dirigenti che non lo volevano e del fatto che non avesse quei requisiti che cercavano. Ma nonostante ciò, se la cavò benissimo sul palco di «Per noi giovani» condotto da Renzo Arbore. Come? attraverso l’arte della battuta, mai banale e mai scontata nel suo caso: «Raghezzi, io sono un povero disgrazieto, non sono folk, sono un bi-folk». Riuscì ad incantare e far ridere il pubblico laddove era stato fischiato un grande cantante come Lucio Battisti.

La sua vita, però, è stata costellata anche da brutti momenti, tra cui un incidente che lo portò a perdere tutti i capelli per le complicazioni e a ingrassare di 16 chili quando faceva il militare. Ma non solo: «Ho vissuto due momenti bruttissimi. Uno, quando a scuola la maestra ci mandò a chiamare dicendo che Rosanna (la figlia, ndr) era deperita. L’aveva sentita dire che a casa la carne si mangiava una volta al mese. Mi volevo suicidare. L’altro, quando papà stava morendo di tumore ai polmoni. Io andavo avanti e indietro, lavoravo tanto. “La prossima volta prometto che ti porto a Roma con me”. Lui, dal letto, mi fece cenno di avvicinarmi. “Pasquà, lu comico fallo alla televisione”».

I suoi rapporti con il mondo dello spettacolo

Per Banfi, Alberto Sordi è stato un maestro, mentre Nino Manfredi era un grande amico che lo considerava un fratello. Inoltre, anche il suo rapporto con Totti, rimane buono: «Con Francesco ogni tanto ci vediamo. Resta sempre il mio Capitèno». Quando gli è stato chiesto cosa c’è dopo la morte, lui ha risposto senza esitazione: «Dall’altra parte c’è Lucia (la moglie scomparsa nel 2023, ndr) che mi sta aspettando e mi preparerà un’accoglienza incredibile». Ma per i Mondiali e il campionato europeo ha deciso di tenersi libero, perché «non si sa mai». Alla fine si è congedato con un brindisi ironico: «Caro Lino, brindo a te, perché finalmente andiamo d’accordo, visto che dobbiamo vivere e morire insieme e in due facciamo 180 chili abbondanti. Tanti auguri».

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