I post del pm Varone contro Conte prima di aprire l'indagine sulle mascherine

11 Luglio 2026 - 10:40
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Il decreto sulla fase due è incostituzionale, va detto e ribadito con fermezza. Occorre fare sentire il proprio dissenso quando i provvedimenti violano i diritti delle persone umane. Il divieto ha come obiettivo dichiarato la tutela della salute, ma ha come obiettivo reale attendere che il virus passi senza fare nulla: il divieto rischia di essere per sempre”. Con queste parole, in un video pubblicato su YouTube (e poi rimosso), il 29 aprile 2020 il pubblico ministero Gennaro Varone, all’epoca in servizio alla procura di Roma, lanciò un durissimo attacco contro il governo Conte, che aveva appena varato il decreto sulla cosiddetta fase due per la gestione della pandemia di Covid-19. Poco tempo dopo, nell’agosto 2020, proprio il pm Varone, insieme al collega Fabrizio Tucci, aprì un’indagine nei confronti dei vertici della struttura commissariale per l’emergenza Coronavirus istituita da Conte e affidata a Domenico Arcuri, per l’acquisto di milioni di mascherine dalla Cina. Si tratta dell’acquisto finito al centro delle polemiche del centrodestra nelle ultime settimane proprio contro Conte e Arcuri. E’ normale, e opportuno, che un pm attacchi pubblicamente il governo in carica per la gestione di una pandemia e pochi mesi dopo avvii un’indagine contro il commissario straordinario per la gestione della pandemia, ritenuto un “fedelissimo” del presidente del Consiglio? A quanto pare sì, questo è accaduto nel silenzio generale. Capita così che la maggioranza di centrodestra, fino a pochi mesi fa sensibilissima ai temi del giusto processo e alle questioni relative all’imparzialità dei magistrati (visto che c’era da vincere un referendum costituzionale), abbia di colpo perso ogni interesse per questi aspetti e ogni senso critico nei confronti delle toghe. L’unica cosa che importa, ora, è attaccare Conte.

La sorpresa, se così si può definire, è ancora più evidente se si considerano le anomalie che caratterizzarono l’inchiesta giudiziaria avviata da Varoneraccontate ieri su queste pagine. Nel febbraio 2021, infatti, i pm romani sequestrarono ben 338 milioni di mascherine importate dalla Cina, ritenendole irregolari e ipotizzando un accordo sottobanco tra Arcuri e i mediatori con le aziende cinesi. Ritenendo le mascherine non in regola, i pm Varone e Tucci avrebbero dovuto immediatamente accertare con una perizia se lo fossero realmente. Invece aspettarono quasi due anni per poi chiedere, soltanto nel dicembre 2022, una perizia sulle mascherine mediante incidente probatorio, cioè dopo aver esercitato l’azione penale e dopo aver chiesto il rinvio a giudizio di tutti gli imputati. Questo nonostante nel frattempo l’Agenzia delle dogane avesse svolto un’analisi di conformità dalla quale emergeva che l’80 per cento dei dispositivi sequestrati, circa 270 milioni di mascherine, erano in regola. Niente da fare: le mascherine rimasero sequestrate fino a quando il perito nominato dal tribunale nel 2023 non poté che constatare che le mascherine erano ormai scadute, dunque inutilizzabili. Per colpa della lentezza dei pm romani 270 milioni di mascherine regolari (pagate 132 milioni di euro) finirono al macero.

Odorando il fallimento dell’inchiesta, nell’estate 2024 il pm Varone ottenne il trasferimento alla procura di Pescara: nel gennaio 2025 Arcuri venne assolto dall’accusa di abuso d’ufficio (inizialmente i pm avevano ipotizzato la corruzione), mentre nel marzo 2026 sono stati assolti i mediatori dell’acquisto delle mascherine, incluso un cittadino cinese che aveva chiesto il patteggiamento.

In tutti questi anni il pm Varone ha continuato a diffondere sui social le proprie idee sovraniste, antieuro e di critica contro l’occidente, alternando i post a video delle sue strimpellate alla chitarra. Ma, soprattutto, è anche tornato a esprimersi sulla pandemia, scrivendo che in quel periodo “sono state soppresse le libertà fondamentali” e l’Italia ha “sperimentato un governo di sinistra dittatoriale, sul modello cinese”. In un post pubblicato lo scorso 5 maggio ha parlato di “orrore”, di “efferatezze che solo la misericordia di Dio, per chi crede, potrà forse perdonare”, sminuendo la gravità del virus (“Vi erano malattie mille volte più pericolose e letali”), e arrivando a invocare addirittura una sorta di tribunale di Norimberga: “Io mi chiedo se un giorno, così come è accaduto dopo la seconda guerra mondiale, quando i Tribunali hanno svelato le atrocità del nazismo, non dovremo chiederci come abbiamo potuto permettere tutto questo”.

La domanda resta la stessa: è opportuno che un magistrato si esprima pubblicamente in modo così poco equilibrato? Nordio, Csm e “libberali” di centrodestra: toc toc, c’è qualcuno?

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