I prezzi di benzina e diesel salgono vertiginosamente: le cause

10 Luglio 2026 - 10:38
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I prezzi di benzina e diesel salgono vertiginosamente: le cause

Dopo una fase di relativa calma, i prezzi della benzina e del gasolio hanno ripreso a salire con una certa decisione. Il tutto mentre siamo a luglio, le vacanze estive sono alle porte e le auto stanno per affollare autostrade e strade statali come accade ogni anno in questo periodo. Un cocktail aggravato da due fattori che agiscono in contemporanea: la scadenza dello sconto sulle accise e un quadro geopolitico in Medio Oriente che si è deteriorato con rapidità sorprendente.

Si torna a salire

I dati che arrivano dal Ministero delle Imprese e del Made in Italia fotografano una situazione in rapido peggioramento. Il 9 luglio, il prezzo medio della benzina in modalità self-service sulla rete stradale nazionale si attesta a 1,858 euro al litro, mentre il gasolio ha toccato quota 1,946 euro. Spostandosi sull’autostrada, dove i prezzi sono strutturalmente più alti, la situazione si fa ancora più pesante: la benzina al self è a 1,951 euro, mentre il diesel supera ampiamente i due euro, attestandosi mediamente a 2,033 euro al litro.

Quello che preoccupa non è solo il livello assoluto dei prezzi, ma la velocità con cui sono saliti. Le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati hanno registrato un’impennata brusca e gli esperti avvertono che l’effetto pieno di questi aumenti si vedrà sulla rete distributiva italiana solo a partire dal 10 luglio. In altri termini, il peggio potrebbe non essere ancora arrivato.

Niente più sconto accise

Il primo elemento da mettere sul tavolo è la fine del taglio delle accise, scaduto a inizio luglio e non rinnovato dal Governo. Una misura che aveva funzionato da cuscinetto nei mesi precedenti, tenendo i prezzi su livelli più sostenibili, e la cui assenza si fa ora sentire in modo diretto nelle tasche degli automobilisti.

Va ricordato che la struttura fiscale sul carburante in Italia è tra le più gravose d’Europa: le accise sono storicamente elevate, e sull’importo complessivo si applica anche l’IVA, con l’effetto di generare quella che viene comunemente definita “la tassa sulla tassa”. Con lo sconto fiscale attivo, parte di quel peso veniva alleggerito. Ora non più, e la differenza si vede chiaramente sul cartellone di ogni distributore.

La guerra è sempre presente

Il secondo fattore è quello geopolitico, e stavolta la crisi arriva dal Golfo Persico. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran si sono acuite notevolmente, con Washington che ha revocato la cosiddetta “General License X”, una deroga che permetteva scambi limitati con il settore petrolifero iraniano, fissando al 17 luglio il termine ultimo per le operazioni in corso. Dopodiché il regime sanzionatorio tornerà pienamente in vigore.

Il risultato è che il petrolio è tornato a sfiorare gli 80 dollari al barile, con scorte globali ai minimi storici, danni a infrastrutture di raffinazione in aree chiave e una domanda cinese che ha modificato rapidamente i flussi di acquisto internazionali. Tutti elementi che, sommati, spingono nella stessa direzione: i prezzi alla pompa salgono, e farlo scendere in tempi brevi non sarà semplice. Per chi deve fare il pieno in questo periodo, il consiglio pratico resta quello di privilegiare la rete stradale ordinaria rispetto alle autostrade e di usare le app di monitoraggio dei prezzi per individuare il distributore più conveniente lungo il proprio percorso. 

 

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