I Sindaci & la Pace: la parola a Dario Tunesi, sindaco di Santo Stefano Ticino
Da tempo si rincorrono notizie che possono fare pensare che la guerra arrivi a toccare direttamente anche il cuore dell’Europa e l’Italia. In questo momento storico, lei è preoccupato?
Direi di sì. La situazione che registriamo non è sicuramente delle più tranquillizzanti: dobbiamo essere tutti preoccupati; e questo dovrebbe indurre in tutti comportamenti che tendano a sfavorire la violenza, anche all’interno del paese, in maniera tale da essere esempio virtuoso e fare eco anche nei confronti degli altri.
Lei è sindaco di un Comune, l’ente pubblico più vicino ai cittadini. Ha avuto modo di capire se c’è preoccupazione anche tra la gente?
Sì, noi in qualità di sindaci abbiamo la fortuna di essere in stretto contatto con la cittadinanza, con le associazioni e quant’altro, per cui abbiamo il polso della situazione; infatti, il mio commento deriva proprio dal fatto di aver sentito molta gente allarmata, preoccupata per questo.
L’articolo 11 della nostra Costituzione rifiuta lo strumento “guerra” come modo per risolvere i conflitti internazionali. Lei che crede che stia facendo abbastanza in Italia per mettere in pratica questo articolo?
Io penso che non si stia facendo abbastanza. E a livello generale: l’Italia non sta facendo abbastanza, l’Europa non sta facendo abbastanza, gli altri paesi NATO non stanno facendo abbastanza.
Penso che sia un problema culturale della fase storica che stiamo vivendo: c’è poca attenzione al discorso della pace … Del resto, arriviamo da 80 anni di pace, ed è come se ci fosse una sorta di assuefazione: pensiamo che la guerra non arriverà più, che è una cosa che non ci tocca. Invece non è così: è successo e potrebbe succedere ancora.
Ultimamente si ha un po’ l’impressione che gli organismi internazionali, quelli nati dopo la Seconda guerra mondiale, come l’ONU e la Corte Penale Internazionale, vengano sempre più delegittimati. Che ne pensa?
Questo è un tema chiave.Il fatto è che all’interno di queste organizzazioni ci sono dei paesi belligeranti, che tendono a fare in modo che queste organizzazioni perdano di efficacia perché il loro obiettivo è quello di conquistare altri paesi piuttosto che mantenere la pace.
Come risolvere il problema? Non esiste una formula magica.
Io credo comunque che il dialogo, la responsabilità, la collaborazione, alla lunga prenderanno il sopravvento e porteranno tutti a più miti ragionamenti. Per altro, io ho avuto l’opportunità nella vita di partecipare a una seduta dell’ONU: è stato veramente molto, molto emozionante vedere tutti i paesi riuniti in una sala a discutere. Io credo che l’Onu sia fondamentale e che svolga un ruolo chiave.
In Europa e in Italia è partita un’operazione di riarmo. Lei cosa ne pensa?
Abbiamo parlato sinora dell’importanza della pace. Quindi non vorrei essere male interpretato in quello che sto per dire … Però la pace la si mantiene in due modi: o con il dialogo, se questo c’è, o con la forza. Non esistono altri metodi: se c’è un atto terroristico, se c’è un atto vandalico, è legittimo l’uso della forza.
In questo momento, come Europa, siamo in una posizione di debolezza perché non abbiamo mantenuto aggiornati gli armamenti; di conseguenza potremmo trovarci a dover contrastare un attacco esterno con armi che non sono ad oggi adeguate a difenderci.
Quindi Io credo che il riarmo, con finalità difensive, abbia un senso; al contrario dico che non ha senso armarci per attaccare, per conquistare, per distruggere. Ecco, quello sarebbe sbagliatissimo.
Poi sappiamo bene che qualche volta si gioca un po’ su cosa sia difendersi, cosa sia attaccare … Beh, vediamo da un lato che l’Ucraina oltre a difendersi lancia anche dei droni in Russia: quella non è più difesa. Io sarei favorevole nell’aiutare l’Ucraina a difendersi, non sono favorevole se però le armi vengono utilizzate per azioni di attacco, soprattutto se nei confronti di civili.
E anche la reazione di Israele all’attacco del 7 ottobre 2023 è stata a mio avviso esagerata, ha superato le esigenze della difesa. Ecco, io trovo che Netanyahu sia una delle persone belligeranti a cui mi riferivo prima, che ha preso spunto dalla strage per fare quello che aveva in mente di fare.
Torniamo al suo ruolo di Sindaco. C’è qualcosa che l’Amministrazione ha fatto o progetta di fare per andare nella direzione che lei indica?
No, non abbiamo pensato a iniziative particolari. Dal punto di vista istituzionale abbiamo già momenti importanti di confronto con la cittadinanza: il 25 Aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Io sfrutto queste occasioni, l’ho sempre fatto, per mandare messaggi molto orientati verso la pace e la sensibilizzazione della cittadinanza al corretto comportamento, perché tutto parte da lì.
A cura di Sergio Colombo
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