Oltre agli inquinanti perenni, ora l’UE potrebbe consentire anche pesticidi con licenza perenne
La proposta europea sulle approvazioni dei pesticidi ha acceso il confronto tra semplificazione e tutela ambientale. Cosa significa “licenza perenne”, quali sono le critiche e cosa prevede la posizione del Consiglio UE.
Quanto dovrebbe durare il via libera a una sostanza utilizzata per proteggere le colture? E come si può garantire che una valutazione resti adeguata quando la ricerca scientifica porta nuove conoscenze?
Sono queste le domande al centro del dibattito europeo sulle cosiddette “licenze perenni” dei pesticidi. Un’espressione che richiama l’attenzione, ma che richiede una spiegazione: riguarda la durata delle approvazioni, mentre la parola “perenni”, associata ai PFAS, descrive la persistenza delle sostanze nell’ambiente.
Il confronto nasce dal pacchetto europeo di semplificazione sulla sicurezza di alimenti e mangimi, conosciuto come Omnibus X, presentato dalla Commissione il 16 dicembre 2025. La proposta interviene anche sulle procedure con cui vengono approvate e riesaminate le sostanze attive dei prodotti fitosanitari.
Che cosa significa “licenza perenne”
Nell’Unione Europea esistono due passaggi distinti. Le sostanze attive vengono approvate a livello europeo dopo una valutazione scientifica; i prodotti che le contengono devono poi essere autorizzati dalle autorità nazionali.
Il sistema prevede approvazioni a tempo e procedure di rinnovo. La proposta della Commissione intende sostituire il riesame periodico sistematico di molte sostanze con un modello maggiormente basato su rivalutazioni mirate, consentendo in diversi casi approvazioni senza una scadenza prestabilita.
Questo non equivale, però, a rendere una sostanza intoccabile. La Commissione sostiene che resterebbero strumenti per riesaminare le approvazioni quando emergono motivi di preoccupazione e per integrare nuove conoscenze scientifiche.
È proprio sull’efficacia di questi strumenti che si concentra la discussione: come individuare le sostanze da rivalutare, con quali dati e in quanto tempo intervenire?
Perché le associazioni ambientaliste contestano la proposta
Générations Futures teme che l’abbandono dei rinnovi sistematici possa indebolire una garanzia importante: l’obbligo di tornare periodicamente sulle valutazioni già effettuate.
Secondo l’associazione, i meccanismi alternativi proposti non assicurerebbero una risposta sufficientemente chiara e tempestiva alle nuove evidenze. La preoccupazione riguarda quindi il modo in cui la ricerca futura potrà incidere sulle decisioni prese oggi.
La Commissione presenta una lettura diversa. Ritiene che procedure più mirate possano concentrare le risorse sulle sostanze che richiedono maggiore attenzione e ridurre i ritardi accumulati nelle valutazioni.
Il punto da chiarire è come rendere più efficiente il sistema mantenendo la capacità di riconoscere e affrontare i rischi che emergono nel tempo.
L’aggiornamento: cosa propone il Consiglio UE
Il dibattito è proseguito dopo le prime contestazioni. Il 30 settembre 2026 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato una posizione negoziale che distingue fra diverse categorie di sostanze.
Il mandato prevede approvazioni e autorizzazioni senza scadenza per le sostanze attive a basso rischio e i prodotti che le contengono. Per le altre, propone periodi generalmente di 15 anni per la prima approvazione e 25 anni per i rinnovi, con eccezioni.
Per accompagnare periodi più lunghi, il Consiglio propone anche garanzie aggiuntive, fra cui un riesame periodico della letteratura scientifica e dei dati di monitoraggio da parte dell’EFSA.
Si tratta di una posizione negoziale, non di una disciplina definitiva già applicabile. L’esito dipende dal percorso legislativo e dal confronto fra le istituzioni europee.
PFAS e autorizzazioni: due significati diversi di “perenne”
Il richiamo ai PFAS rende immediato il titolo, ma può creare un equivoco.
I PFAS sono una vasta famiglia di sostanze sintetiche, molte delle quali resistono a lungo alla degradazione. La loro persistenza spiega il soprannome di “inquinanti perenni”.
Nel dibattito sui pesticidi, invece, “perenne” indica la possibile assenza di una scadenza amministrativa. Non significa che tutti i pesticidi siano PFAS o che rimangano nell’ambiente per lo stesso tempo.
Tenere separate queste due questioni aiuta a comprendere meglio la notizia: una riguarda il comportamento delle sostanze, l’altra il sistema con cui vengono valutate e controllate.
La domanda che resta aperta
Dietro il linguaggio tecnico c’è una scelta che interessa agricoltori, lavoratori, consumatori e territori: come organizzare controlli capaci di seguire l’evoluzione delle conoscenze?
Una valutazione scientifica fotografa ciò che sappiamo in un determinato momento. La solidità delle regole si misura anche nella capacità di aggiornare quella fotografia.
È su questo passaggio che andrà osservato il testo finale: quali sostanze potranno ottenere approvazioni senza scadenza, quali verifiche resteranno obbligatorie e quanto rapidamente nuove evidenze potranno tradursi in una decisione.
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