Oltre agli inquinanti perenni ora l’Ue potrebbe consentire anche pesticidi con licenza perenne

Febbraio 10, 2026 - 11:00
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Oltre agli inquinanti perenni ora l’Ue potrebbe consentire anche pesticidi con licenza perenne

Già abbiamo il problema degli «inquinanti perenni», quei Pfas che l’Europa non riesce a mettere al bando nonostante siano ormai evidenti i rischi connessi ad ambiente e salute umana, nonché i costi per farvi fronte. Ma ora Bruxelles potrebbe dare il via libera a un altro prodotto altrettanto (se non più) dannoso per campi coltivati e popolazione: i pesticidi con licenza perenne.

La storia è questa: negli ultimi mesi la Commissione Ue ha proposto una serie di misure volte a «semplificare» la normativa comunitaria in molti settori collegati alle tematiche della tutela ambientale, della difesa della biodiversità, del contrasto alla crisi climatica. Diversi di questi regolamenti “Omnibus” sono stati criticati dalle associazioni ambientaliste europee perché spesso, è stato denunciato nel corso dei mesi, dietro all’obiettivo dichiarato della semplificazione e della competitività delle aziende europee è stato perseguito un percorso di vera e propria deregulation. A livello europeo sono state anche messe in campo raccolte di firme, recentemente rilanciate anche in Italia per dire no all’indebolimento delle leggi ambientali dell’Ue.

Ma il processo non si è arrestato e nelle ultime settimane a Bruxelles si è iniziato a discutere anche un nuovo testo che, come denuncia l’associazione francese Générations futures, comporterebbe un regresso di 30 anni nella protezione ambientale e della salute dei cittadini europei. Il documento sotto accusa è il cosiddetto “Omnibus VII”, formalmente denominato “Food and feed safety simplification package”. Questo “Pacchetto di semplificazione in materia di sicurezza alimentare e dei mangimi”, denuncia l’associazione che da trent’anni si batte contro i rischi derivanti dall’industria chimica nel settore agroalimentare, non comporta una mera «semplificazione amministrativa», bensì nasconderebbe una massiccia deregolamentazione nel settore dei pesticidi. Le nuove misure andrebbero a modificare il regolamento europeo sui pesticidi (1107/2009), inserendo una novità estremamente pericolosa: la soppressione del riesame periodico delle autorizzazioni necessarie per utilizzare determinati insetticidi, erbicidi e altri prodotti chimici. Attualmente infatti, le sostanze attive a cui ricorre il settore agroalimentare devono essere rivalutate ogni 10 o 15 anni per confermarne la sicurezza. Il nuovo regolamento, invece, permetterebbe autorizzazioni illimitate nel tempo per circa il 90% dei pesticidi attualmente in circolazione, rendendole di fatto licenze perenni.

Secondo gli esperti di Générations futures, questo sistema impedirebbe di integrare le nuove scoperte scientifiche sulla tossicità dei prodotti utilizzati in agricoltura, contravvenendo tra l’altro a ciò che l’esperienza di tutti questi anni ha dimostrato. L’associazione sottolinea infatti che dal 2011 a oggi, ben 31 sostanze (tra cui neurotossine e perturbatori endocrini di diversi insetticidi) sono state ritirate dal mercato proprio grazie a questi controlli periodici. Se il testo ora in discussione a Bruxelles venisse effettivamente approvato così com’è e venisse a cadere l’obbligo di esame e rinnovo delle licenze, tali veleni resterebbero in uso nonostante l’emergere di prove sulla loro pericolosità per la salute umana e per l’ambiente. E non sono pochi. «Dopo aver analizzato lo status delle 421 sostanze attive approvate e registrate nella banca dati europea sui pesticidi – denuncia l’associazione francese – siamo giunti alla conclusione che 49 sostanze sintetiche beneficerebbero della revoca della limitazione temporale della loro approvazione, senza che alcuna valutazione supplementare confermi scientificamente tale decisione. Tra le sostanze interessate figurano il glifosato e l’acetamiprid, sui quali la Commissione europea spera di risparmiare almeno, rispettivamente, 605.500 euro e 176.100 euro, come afferma nel suo documento di lavoro».

Tra l’altro, sottolinea sempre Générations futures, il progetto messo sul campo dalla Commissione Ue e ora all’esame di Consiglio ed Europarlamento, ridurrebbe la possibilità per i singoli paesi di basarsi su studi scientifici indipendenti recenti per vietare un prodotto a livello nazionale, favorendo esclusivamente i pareri dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (European food safety authority, Eefsa). Non solo: al sorgere di un caso di divieto di una sostanza, il tempo concesso per smaltirne le scorte e cessarne l’impiego verrebbe raddoppiato (fino a 3 anni), prolungando l’esposizione della popolazione a molecole già dichiarate pericolose.

Per questo Génération futures ha inviato una lettera alla commissione Ue all’Ambiente, Jessika Roswall, e una al commissario Ue per la Salute e il benessere degli animali, Olivér Várhelyi, chiedendo chiarimenti e soprattutto una netta correzione di rotta. Andy Battentier, responsabile della campagna presso Générations futures, sottolinea che «la proposta di “semplificazione” è una decostruzione metodica della normativa europea sui pesticidi così come esiste oggi»: «In un progetto di questo tipo, il dovere minimo della Commissione europea è quello di fornire la massima chiarezza sulle intenzioni del testo alle diverse parti interessate: Consiglio, Parlamento, ma anche società civile e cittadini europei». Spiega Pauline Cervan, tossicologa di Générations futures: «Se questo elenco di sostanze venisse confermato, si tratterebbe di un grave attacco alla salute degli europei e all’ambiente. Con un’autorizzazione illimitata e non essendo più soggette alla procedura di rinnovo, sarà ancora più difficile far sentire la voce della scienza e vietare queste sostanze nel caso in cui presentino un rischio inaccettabile. Ci auguriamo una risposta rapida e incoraggiamo queste parti interessate a seguire il nostro esempio, chiedendo anch’esse questi chiarimenti essenziali alla Commissione europea».

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