Tre pilastri per un’edilizia davvero sostenibile, spiegati da Patty L’Abbate

Proteggere il suolo, recuperare i materiali e accompagnare l’innovazione delle imprese: i tre punti indicati da Patty L’Abbate per ripensare l’edilizia e il rapporto fra costruzioni, ambiente e territorio.

14 Ottobre 2026 - 19:02
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Tre pilastri per un’edilizia davvero sostenibile, spiegati da Patty L’Abbate

Un edificio comincia a incidere sull’ambiente molto prima che qualcuno ne apra la porta. Occupa uno spazio, richiede materiali, mobilita energia e trasporti. Poi viene abitato, mantenuto, trasformato. Anche quando termina la sua vita, lascia qualcosa: componenti da recuperare, materiali da gestire, un luogo da ripensare.

Guardare questa storia nella sua interezza aiuta a comprendere cosa significhi costruire in modo sostenibile.

Nel contributo pubblicato il 15 ottobre 2025, dopo l’intervento alla presentazione del Green Building Forum Italia alla Camera dei deputati, Patty L’Abbate ha individuato tre priorità: tutelare il suolo, rendere possibile il recupero dei materiali edilizi e sostenere l’innovazione delle imprese.

Tre temi che riguardano anche il modo in cui immaginiamo le nostre città e gli spazi che abitiamo.

Primo pilastro: proteggere il suolo e recuperare gli spazi esistenti

Il terreno sul quale costruiamo svolge funzioni che spesso passano inosservate. Contribuisce alla regolazione dell’acqua, ospita biodiversità e sostiene attività agricole ed ecosistemi.

La sua copertura con superfici artificiali può compromettere queste funzioni. Per questo, la scelta di dove intervenire conta quanto quella di come costruire.

Nel suo contributo, L’Abbate ha richiamato la necessità di regole condivise sul consumo di suolo e di una maggiore attenzione alla rigenerazione urbana.

Un’area già edificata o un immobile inutilizzato possono diventare il punto di partenza di un progetto di recupero. Ogni intervento richiede valutazioni specifiche, ma la domanda iniziale cambia: quali possibilità offre ciò che esiste già?

Secondo pilastro: dare ai materiali una nuova possibilità

Un cantiere produce materiali che, attraverso processi di recupero appropriati, possono trovare un nuovo impiego. È qui che entra in gioco l’End of Waste, cioè la cessazione della qualifica di rifiuto.

Il passaggio richiede il rispetto di criteri precisi. La possibilità di utilizzare un materiale recuperato dipende dalle sue caratteristiche, dai trattamenti effettuati e dall’idoneità all’impiego previsto.

Per i rifiuti inerti da costruzione e demolizione, il decreto ministeriale 127/2024 ha definito criteri specifici. Nel suo intervento, L’Abbate ha chiesto maggiore chiarezza e tempestività nelle regole necessarie a sostenere la circolarità del settore.

La sfida è rendere affidabile questo percorso: conoscere i materiali, verificarne la qualità e creare le condizioni perché possano rientrare nel ciclo produttivo.

Terzo pilastro: innovare pensando all’intera vita degli edifici

Il terzo punto riguarda le imprese e il modo di progettare. Le decisioni prese all’inizio influenzano la manutenzione, l’adattabilità degli spazi e il recupero futuro dei componenti.

L’Abbate ha indicato l’analisi del ciclo di vita e dell’impronta di carbonio fra gli strumenti utili a orientare il cambiamento. Questa prospettiva considera anche gli impatti legati ai materiali e alla costruzione, insieme a quelli dell’utilizzo dell’edificio.

Un progetto può interrogarsi sulla possibilità di sostituire un componente, modificare una funzione o separare i materiali al termine dell’uso. Sono domande che collegano la progettazione di oggi alle esigenze di domani.

Il ruolo delle istituzioni e la credibilità delle scelte

Nel ragionamento di L’Abbate, il cambiamento richiede anche un sostegno pubblico capace di accompagnare le imprese: ricerca, competenze e strumenti per affrontare la trasformazione dei processi.

La discussione promossa da GBC Italia ha messo in relazione istituzioni, professionisti e operatori del settore, richiamando l’importanza di tradurre gli obiettivi ambientali in scelte operative.

La sostenibilità acquista così un significato verificabile. Si riconosce nella cura del territorio, nella qualità dei materiali recuperati e nelle decisioni che permettono a un edificio di restare utile nel tempo. Prima ancora delle parole con cui viene presentato.

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