Ictus, tre novità dalla ricerca che potrebbero ridurre il rischio

02 Luglio 2026 - 15:55
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Ictus, tre novità dalla ricerca che potrebbero ridurre il rischio

L’ictus continua a rappresentare una delle principali cause di morte e disabilità nel mondo, ma una buona parte dei casi potrebbe essere evitata intervenendo sui fattori di rischio modificabili. Pressione alta, colesterolo elevato, diabete, sedentarietà e alimentazione poco equilibrata sono infatti tra gli elementi che più contribuiscono allo sviluppo di questa grave patologia.

Negli ultimi mesi la ricerca scientifica ha acceso i riflettori su tre strategie che potrebbero offrire un ulteriore aiuto nella prevenzione. Alcune riguardano semplici abitudini quotidiane, come seguire una dieta mediterranea, mentre altre arrivano direttamente dai progressi della medicina, con risultati promettenti legati al vaccino contro l’herpes zoster e a un nuovo farmaco anticoagulante.

Si tratta di studi differenti, ciascuno con limiti e punti di forza, ma accomunati da un messaggio importante: ridurre il rischio di ictus è possibile e la prevenzione continua a evolversi grazie alle nuove evidenze scientifiche.

La dieta mediterranea si conferma un’alleata del cervello

dieta mediterranea
La dieta mediterranea si conferma un’alleata del cervello (blitzquotidiano.it)

Tra le strategie che ricevono il maggior sostegno dalla letteratura scientifica c’è ancora una volta la dieta mediterranea.

Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Neurology Open Access ha analizzato le abitudini alimentari di oltre 105.000 persone, valutando quanto fossero vicine al modello alimentare mediterraneo. I ricercatori hanno osservato che chi seguiva con maggiore costanza questo stile alimentare presentava un rischio inferiore di sviluppare sia ictus ischemico, causato dall’ostruzione di un vaso sanguigno cerebrale, sia ictus emorragico, dovuto invece alla rottura di un’arteria.

Secondo gli autori, il beneficio deriva dalla combinazione di diversi alimenti tipici della dieta mediterranea, piuttosto che da un singolo ingrediente.

Frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce, frutta secca e olio extravergine d’oliva contribuiscono infatti a migliorare il controllo della pressione arteriosa, ridurre l’infiammazione cronica e mantenere più sano il sistema cardiovascolare.

Non è la prima volta che questo modello alimentare viene associato a una riduzione del rischio cardiovascolare. Anche il celebre studio PREDIMED, pubblicato sul New England Journal of Medicine, aveva dimostrato che seguire una dieta mediterranea ricca di olio extravergine d’oliva o frutta secca riduce in modo significativo il rischio di eventi cardiovascolari maggiori, compresi ictus e infarti.

Perché la dieta influenza anche il rischio di ictus

Molte persone associano l’alimentazione soprattutto al peso corporeo, ma gli effetti vanno molto oltre.

Un’alimentazione ricca di fibre e povera di alimenti ultra-processati aiuta a mantenere sotto controllo diversi fattori di rischio contemporaneamente. La dieta mediterranea contribuisce infatti a:

  • migliorare il profilo del colesterolo;
  • controllare la pressione arteriosa;
  • favorire una glicemia più stabile;
  • ridurre lo stato infiammatorio dell’organismo.

Tutti questi elementi giocano un ruolo fondamentale nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e cerebrovascolari.

Per questo motivo le principali linee guida europee e internazionali continuano a raccomandare questo modello alimentare come uno dei più efficaci per proteggere cuore e cervello.

Il vaccino contro il fuoco di Sant’Antonio potrebbe offrire un beneficio inatteso

Tra le ricerche che hanno attirato maggiore attenzione figura anche uno studio presentato al congresso annuale dell’American College of Cardiology (ACC 2026).

Gli studiosi hanno confrontato oltre 550.000 persone, metà delle quali vaccinate contro l’herpes zoster (il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio) e metà non vaccinate.

I risultati hanno mostrato che chi aveva ricevuto il vaccino presentava una probabilità inferiore di sviluppare eventi cardiovascolari maggiori, tra cui anche l’ictus. Gli esperti invitano comunque alla prudenza.

Lo studio è infatti di tipo osservazionale e, al momento della presentazione dei risultati, non era ancora stato pubblicato su una rivista scientifica sottoposta a revisione tra pari. Ciò significa che non è possibile affermare con certezza che sia stato il vaccino a determinare direttamente la riduzione del rischio.

Tuttavia, l’ipotesi biologica appare plausibile. L’infezione da virus varicella-zoster provoca infatti una marcata risposta infiammatoria che potrebbe aumentare temporaneamente il rischio di trombosi e complicanze cardiovascolari. Prevenire l’infezione potrebbe quindi avere effetti indiretti anche sulla salute delle arterie.

Per gli specialisti, questi risultati rappresentano un ulteriore elemento a favore della vaccinazione negli adulti sopra i 50 anni, già raccomandata per prevenire le complicanze dell’herpes zoster.

Un nuovo farmaco potrebbe ridurre il rischio di un secondo ictus

La terza novità arriva dal campo della farmacologia.

Uno studio pubblicato nel New England Journal of Medicine ha valutato l’efficacia di asundexian, un nuovo anticoagulante orale sviluppato per prevenire la formazione dei coaguli.

La ricerca ha coinvolto pazienti che avevano già avuto un ictus ischemico oppure un attacco ischemico transitorio (TIA), una condizione spesso definita “mini ictus”.

Chi ha già subito un ictus presenta infatti un rischio significativamente più elevato di svilupparne un secondo nei mesi e negli anni successivi.

Secondo i risultati dello studio, l’aggiunta di asundexian alla terapia standard potrebbe ridurre ulteriormente il rischio di recidiva senza aumentare in modo importante il rischio di sanguinamento, uno dei principali limiti delle tradizionali terapie anticoagulanti.

Il farmaco agisce bloccando il fattore XIa, una proteina coinvolta nel processo di coagulazione del sangue.

Intervenendo su questo meccanismo, gli studiosi sperano di ottenere una protezione efficace contro la formazione dei trombi limitando contemporaneamente gli effetti collaterali emorragici.

Anche in questo caso saranno necessari ulteriori studi prima che il trattamento possa entrare stabilmente nella pratica clinica, ma i risultati sono stati accolti con interesse dalla comunità scientifica.

La prevenzione resta l’arma più efficace

Nonostante le nuove prospettive terapeutiche, gli specialisti ricordano che la maggior parte degli ictus può essere prevenuta intervenendo sui fattori di rischio già noti.

Secondo l’American Stroke Association, fino all’80% degli ictus sarebbe evitabile adottando uno stile di vita sano.

Questo significa controllare regolarmente la pressione arteriosa, mantenere il colesterolo entro i valori raccomandati, gestire il diabete, smettere di fumare, limitare il consumo di alcol e praticare attività fisica con costanza.

Anche piccoli cambiamenti possono produrre benefici importanti nel lungo periodo.

Una camminata quotidiana, una dieta ricca di vegetali, il controllo del peso corporeo e un sonno adeguato contribuiscono infatti a proteggere sia il cuore sia il cervello.

I sintomi da non sottovalutare

Accanto alla prevenzione è fondamentale riconoscere rapidamente i segnali dell’ictus. La comparsa improvvisa di difficoltà nel parlare, debolezza o perdita di forza a un braccio o a una gamba, asimmetria del volto, problemi di equilibrio o alterazioni della vista richiede un intervento medico immediato.

Ogni minuto è prezioso, perché intervenire nelle prime ore aumenta significativamente le possibilità di recupero e riduce il rischio di danni permanenti.

La ricerca continua a cambiare la prevenzione

Le tre ricerche pubblicate negli ultimi mesi mostrano come la prevenzione dell’ictus stia diventando sempre più articolata e personalizzata.

Da una parte vengono confermate strategie ormai consolidate, come seguire la dieta mediterranea, il cui beneficio cardiovascolare è sostenuto da decenni di evidenze scientifiche. Dall’altra emergono nuove possibilità offerte dalla medicina, come il potenziale effetto protettivo del vaccino contro l’herpes zoster e l’arrivo di farmaci innovativi come asundexian.

Sebbene siano necessari ulteriori studi per confermare alcuni risultati, il messaggio che arriva dalla comunità scientifica è chiaro: proteggere il cervello passa soprattutto dalla prevenzione quotidiana. Alimentazione equilibrata, controllo dei principali fattori di rischio e innovazione terapeutica rappresentano oggi le tre colonne portanti di una strategia che potrebbe contribuire a ridurre in modo significativo il numero di ictus nei prossimi anni.

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