Il 12 maggio 1971, Bianca Jagger segna uno dei momenti più dirompenti nella storia della moda nuziale scegliendo un bridal suit
Il 12 maggio 1971, a Saint-Tropez, Bianca Jagger segna uno dei momenti più dirompenti nella storia della moda nuziale scegliendo un bridal suit firmato Yves Saint Laurent per il suo matrimonio. Con la giacca che segnava lo scollo e lasciava intravedere il décolleté e il maxi cappello, il look di Bianca ha fatto innamorare anche Due Lipa, che lo ha replicato per le nozze con Callum Turner a Londra (e chissà cosa ci aspetta per la festa di matrimonio prevista nei prossimi giorni in Sicilia).
Il tailleur da sposa di Bianca Jagger
L’outfit di Bianca Jagger, composto da una giacca strutturata, ispirata al linguaggio maschile dell’iconico Smoking di Yves Saint Laurent, e da una gonna lunga e fluida, aveva rotto radicalmente con la tradizione del classico abito da sposa e aveva fatto scandalo: non solo perché spazzava via qualsiasi idea di romanticismo classico, tutto tulle e pizzi, ma soprattutto a causa di quel blazer indossato a pelle.
Portato senza camicia e completato da un cappello a tesa larga con velo leggero, il completo bianco di Bianca Jagger aveva introdotto un’estetica nuova, sospesa tra rigore sartoriale e libertà femminile. E trasformato il tailleur bianco in un simbolo di emancipazione, destinato a influenzare per decenni il concetto stesso di bridal fashion.

Mick e Bianca il giorno del loro matrimonio a Saint-Tropez, nel 1971. Getty Images
Il bridal suit di Bianca non è rimasto un episodio isolato, ma ha dato vita a un nuovo linguaggio della moda nuziale. Il tailleur bianco diventa negli anni un’alternativa sempre più presente all’abito tradizionale, capace di esprimere personalità e modernità. Se oggi il completo da donna è entrato nel guardaroba delle spose più casual, nei Settanta era sinonimo di stile anticonvenzionale, rock in tutti i sensi: simbolo dell’amore sfrenato della coppia più celebre dei Settanta Bianca e Mick, tra palchi infuocati, ingressi trionfali sui cavalli bianchi nello Studio 54 e party folli.
Un’estetica si è evoluta fino a diventare un riferimento costante per designer e celebrity, che continuano a reinterpretarla in chiave contemporanea.
Dua Lipa e la rilettura moderna del bridal suit
Il 31 maggio 2026, il matrimonio civile di Dua Lipa con Callum Turner a Londra riporta al centro l’eredità del bridal suit Bianca. Per l’occasione, la cantante indossa un ensemble couture Schiaparelli con blazer avorio strutturato, dettagli gioiello e una gonna asimmetrica abbinata a un bustier in pizzo.

Callum Turner e Dua Lipa a Londra, all’Old Marylebone Town Hall. (Ph:@dualipa)
Accessori come guanti bianchi e cappello a tesa larga completano un look scenografico e sofisticato. Callum Turner opta invece per un abito Ferragamo essenziale e classico. Il risultato è una reinterpretazione contemporanea del bridal suit, che unisce sartorialità rigorosa e immaginario couture.
Zendaya e il bridal suit tra moda e cultura pop
Anche il Met Gala 2025 segna un momento chiave per il ritorno del bridal suit Bianca. Zendaya sfoggia un completo bianco sartoriale firmato Louis Vuitton, disegnato da Pharrell Williams e interpretato dallo stylist Law Roach come omaggio diretto all’iconico look di Bianca Jagger.

Zendaya al Met Gala 2025 a New York (IPA Images)
Lo zoot suit bianco, con linee maschili e costruzione rigorosa, viene ripensato in chiave moderna e anticipa un immaginario quasi bridal, rafforzando il legame tra tailoring maschile e femminilità contemporanea.
Dal 1971 a oggi, il bridal suit si conferma un riferimento imprescindibile nella moda nuziale e nella cultura pop. Da Bianca Jagger a Dua Lipa, fino a Zendaya, questo linguaggio estetico continua a evolversi, mantenendo intatto il suo messaggio originario: la libertà di riscrivere le regole del bridal fashion.
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