Il cantautore che portò i busker di Dublino fino a Hollywood

Il cantautore irlandese Glen Hansard è morto mercoledì all’alba, in un incidente stradale alle porte di Dublino: viaggiava in moto, da solo, lungo un tratto di strada nella zona delle Strawberry Beds, a ovest della città. L’incidente, segnalato ai soccorsi alle quattro e mezza del mattino, ha coinvolto un solo veicolo. La polizia ha aperto un’indagine di routine e ha lanciato un appello alla ricerca di testimoni.
Hansard aveva 56 anni, nato a Ballymun, quartiere popolare a nord di Dublino. Aveva lasciato la scuola a tredici anni per suonare per strada — e questo non è un aneddoto romantico lanciato a posteriori, ma il primo concretizzarsi della scelta d’un ragazzo che già preferiva il marciapiede di Grafton Street a un’aula scolastica. Su quella via pedonale dello shopping dublinese dove ancor’oggi si esibiscono i buskers col fodero della chitarra aperto per raccogliere gli spiccioli, Hansard ha imparato i rudimenti del mestiere, prima ancora di disporre di un pubblico che pagasse per ascoltarlo.
Nel 1990 fonda The Frames — presto notati da Steve Albini e con sette album pubblicati fino al 2006, amati da un numero crescente di fan prevalentemente connazionali, per un successo che restava caparbiamente locale.
Nel frattempo Glen si misura anche col cinema: nel ’91 interpreta Outspan Foster, il chitarrista dell’immaginaria band soul nel film “The Commitments” di Alan Parker, ma la vera chance sul grande schermo gli arriva nel 2007, quando il regista John Carney — che dei Frames era stato il bassista — ne fa il protagonista di “Once”, una pellicola low budget girata con videocamere a mano, che racconta di due musicisti di strada, lo stesso Glen e una ragazza ceca, Markéta Irglova, destinata a diventare la partner artistica e sentimentale di Hansard nella vita vera.
Glen e Markéta formano il duo Swell Season e Hansard per la colonna sonora di “Once” scrive “Falling Slowly”, la canzone che verrà addirittura premiata con l’Oscar l’anno successivo.
Dopo lo scioglimento degli Swell Season e la separazione dalla Irglova, Hansard s’imbarca in un lungo tour mondiale come spalla di Eddie Vedder, che diverrà uno dei suoi migliori amici e collaboratori, e poi inaugura finalmente la carriera solista con due album (“Rhythm and Repose” del 2012 e “Didn’t He Ramble” del 2015) che ne fanno in breve tempo in una figura rilevante del folk songwriting del terzo millennio.
Eppure la sostanza musicale di Hansard nel frattempo non si è modificata: chitarra acustica, vocalità roca, contraddistinta da ricorrenti crescendo, canzoni costruite come rampe di lancio verso climax catartici. È la lezione che Glen ha appreso dall’immanenza di Van Morrison sulla musica d’Irlanda, contaminata dall’urgenza fisica del punk dublinese respirato da ragazzo: per lui, come per Shane McGowan, è sempre la tensione emotiva a guidare la musica, prima della tecnica vocale, e altrettanto l’istantanea comunicazione da palco continua per lui a contare più delle raffinate produzioni di studio.
Il bello è che anche da titolare d’una statuetta degli Academy Awards, Glen non smette di suonare per strada, senza tanti annunci o cerimonie, per non dimenticare l’emozione d’essere un cantastorie da marciapiede, pronto a mettersi al servizio delle battaglie dei concittadini per il diritto alla casa, o contro gli sfratti. Una generosità pratica, artigianale: spesso Hansard chiama (e paga) dei busker sconosciuti ad aprire le sue serate, tratta il successo come un incidente di percorso e per tutta la carriera solista resta fedele a un’etichetta indipendente americana, la Anti, rifiutando i contratti delle major, facili da ottenere dopo l’Oscar, difendendo piuttosto il controllo sulla propria musica. Uno stile coerente che ha trasformato silenziosamente Glen in un eroe per un pubblico di puristi di un suono che si va via via circoscrivendo.
Ma che per chi lo ama e lo consuma, continua a rappresentare un fattore culturale imprescindibile, nonché un irrinunciabile piacere personale.
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Qui un articolo di Christian Rocca sulla canzone di Glen Hansard dedicata nel 2022 alla resistenza ucraina. Take Heart è stata la colonna sonora di Linkiesta Festival 2022.
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