Al Cocoricò il futuro dei club passa dalla qualità, non dalla quantità

30 Luglio 2026 - 12:10
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Al Cocoricò il futuro dei club passa dalla qualità, non dalla quantità

Entrando al Cocoricò si ha la sensazione che alcune cose non siano cambiate mai. La Piramide continua a dominare tutto il resto, le persone arrivano molto prima dell’inizio dei set. Altre cose, invece, sono profondamente diverse. Basta guardarsi intorno per capire che il locale non è più pensato come una pista unica, ma come un insieme di spazi che convivono e parlano a pubblici diversi. La line-up della serata è costruita come un festival diffuso, con identità musicali differenti che convivono nello stesso luogo: sotto la Piramide arriva Eastenderz, uno dei marchi simbolo dell’underground britannico, mentre il Titilla e la T-Room seguono percorsi completamente diversi. È la fotografia di come è cambiato il mercato dei club negli ultimi anni.

Abbiamo avuto l’occasione di parlarne con Enrico Galli, Ceo del Cocoricò. Prima di arrivare a Riccione ha attraversato per anni il mondo dei locali, prima come gestore e poi come imprenditore, osservando da vicino l’evoluzione di un settore che oggi vive logiche completamente diverse rispetto al passato.

La prima decisione, racconta, è stata quasi controintuitiva: cambiare il meno possibile. «Ho cercato di mantenere la storia di questo locale e di non trasformarlo troppo. Se guardate il Cocoricò è rimasto più o meno simile. Sarebbe stato un errore snaturare un posto che ha già un’identità così forte», dice.

Una filosofia che, sul piano artistico, condivide con il direttore artistico Antonio Mazzotta. «La Piramide è il cuore del Cocoricò. Non è soltanto una struttura architettonica: è un elemento vivo che influenza ogni scelta artistica. Il modo migliore per rispettare un’icona è continuare a farla evolvere, mantenendone intatto lo spirito ma aggiornandone continuamente il racconto».

In fondo, racconta, il lavoro più difficile non è stato rimettere mano agli spazi. È stato capire come far funzionare un luogo che tutti conoscono, ma in un mercato completamente diverso da quello in cui il Cocoricò è diventato un’icona. Più che reinventare il club, bisognava ripensare il modo di viverlo. «Abbiamo costruito una programmazione molto mirata. Non abbiamo voluto sfruttare il locale con troppe aperture perché il mercato non è più quello di una volta. Oggi ogni serata deve avere un motivo per esistere», spiega.

Parlando con lui, ci si accorge presto che il discorso non riguarda soltanto il Cocoricò. Galli usa spesso questo locale come esempio per spiegare un cambiamento che, secondo lui, ha investito tutto il settore. La pandemia ha accelerato una trasformazione che era già iniziata da tempo: il pubblico ha smesso di frequentare i club per abitudine e sceglie sempre più spesso singoli eventi. «È cambiato tutto. Prima c’era continuità, oggi non esiste più. I locali aperti ogni weekend fanno molta più fatica. Le persone cercano la qualità e fanno una scelta precisa. Per questo bisogna continuare a inventarsi qualcosa di nuovo», dice ancora.

È anche con questa logica che nasce la scelta di ospitare format internazionali come Eastenderz. «Negli ultimi anni abbiamo lavorato perché il Cocoricò non fosse più soltanto un luogo, ma un’identità riconoscibile anche fuori dall’Italia», osserva Mazzotta. «L’obiettivo non è fare più eventi, ma creare esperienze che rafforzino il valore del marchio ovunque venga presentato».

In quest’ottica si inserisce anche la collaborazione con Eastenderz, il progetto fondato dal dj e producer britannico East End Dubs, nato nei club londinesi Fabric, Studio 338 ed E1 e diventato in pochi anni uno dei brand di riferimento della scena minimal internazionale. Dopo essere stato premiato come Best Club Event ai DJ Mag Best of British Awards 2024, il format è approdato per la prima volta sotto la Piramide con una line-up guidata da East End Dubs, affiancato da Paco Osuna e Gaskin.

Attorno alla serata principale, però, il Cocoricò costruisce un ecosistema più ampio. Il Titilla Jäger Garden ospita il back-to-back tra Arapu e Priku, due dei nomi più rappresentativi della scuola minimal romena, insieme ai Di Chiara Brothers e a Nesta. La T-Room si rivolge invece a un pubblico diverso con le sonorità di T78, Sizing b2b Kaai e Ankkh.

Per Galli è proprio questa la direzione in cui deve andare un grande club: non una sola proposta musicale, ma più identità capaci di convivere senza sovrapporsi. «Le seconde sale non devono essere un semplice prolungamento della principale. Ognuna deve avere la propria anima. Oggi funziona perché ogni spazio ha il suo pubblico e il suo linguaggio musicale», racconta.

Lo stesso principio vale anche per gli investimenti. Mantenere un luogo storico non significa congelarlo. Anno dopo anno il Cocoricò continua a intervenire su impianti audio, luci e tecnologie, cercando di restare al passo con un settore in cui l’esperienza conta quanto la musica. «Ogni anno c’è sempre qualcosa da migliorare. Mi piace investire nelle nuove tecnologie e cercare di rimanere sempre all’avanguardia», spiega.

Alla fine, forse, è proprio questo il paradosso del Cocoricò. Conservare uno dei luoghi più iconici della club culture italiana senza trasformarlo in un monumento. Tenere insieme la memoria della Piramide e un pubblico che cambia continuamente, alternando serate dedicate agli appassionati della minimal, della techno o di altri linguaggi elettronici. In un mercato in cui i festival hanno modificato le abitudini del pubblico e la competizione è sempre più internazionale, la sfida non sembra essere riempire il calendario, ma dare a ogni appuntamento un’identità riconoscibile.

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