Il ‘Clean Industrial Deal’ varato senza valutazioni sulla delocalizzazione d’impresa

05 Agosto 2026 - 14:05
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Bruxelles – Sostenibilità e competitività, l’UE legifera senza produrre valutazioni di impatto. Un modo di fare ‘alla leggera’ che rischia di avere ripercussioni, come evidenziato da Ioan-Rareş Bogdan, europarlamentare del PPE che ravvede rischio di delocalizzazione a fronte di eccesso normativo UE, quando gli Stati Uniti offrono invece incentivi a fare impresa. Nell’interrogazione che l’esponente dei popolari presenta alla Commissione non ci vi è alcuna denuncia di concorrenza sleale da parte USA. Al contrario, vi sono dubbi sul modo di procedere dell’esecutivo comunitario.

“Come farà la Commissione a garantire che il Clean Industrial Deal non acceleri la delocalizzazione negli Stati Uniti, visto che introduce nuovi costi amministrativi anziché fornire riduzioni dirette dei costi o compensazioni per il divario di prezzo dell’energia?“, domanda Bogdan, preoccupato di ‘effetti boomerang’ legati alla strategia per un’industria a basse emissioni di CO2. Ancora, “la Commissione dispone di uno studio di impatto quantitativo che valuti quante imprese dei settori ad alta intensità energetica potrebbero scegliere i sussidi negli Stati Uniti rispetto ai nuovi regimi di conformità proposti dall’UE?”

Le domande fanno emergere il modo di fare poco ragionato del team von der Leyen. “La Commissione non ha effettuato uno studio quantitativo per prevedere le potenziali scelte aziendali in merito all’opzione di sovvenzioni negli Stati Uniti rispetto ai regimi di conformità dell’UE”, ammette l vicepresidente esecutivo responsabile per l’Industria, Stéphane Séjourné. La strategia varata a Bruxelles si basa sull’assunto che le imprese resteranno, così lascia intendere lo stesso Séjourné quando precisa che il Clean Industrial Deal “è concepito per rafforzare la convenienza economica della decarbonizzazione e la competitività in Europa, consolidando la base industriale europea e, di conseguenza, riducendo il rischio di delocalizzazione”

Analisi e valutazioni, però, non sono stati prodotte e questo ripropone la questione del metodo di lavoro della Commissione europea, e che non riguarda solo il team von der Leyen. Perché è vero che l’attuale esecutivo comunitario ha dimostrato di aver varato nuove regole per il comparto auto senza averne discusso con le imprese, costringendo a dover avviare un tavolo sull’automotive in seconda battuta, così com’è vero che la precedente Commissione von der Leyen ha varato norme sull’immigrazione senza alcuna valutazione di impatto. Ma la legislazione ‘facile’ ha contraddistinto anche la Commissione Juncker, durante il cui mandato un provvedimento su due è stato adottato valutare le conseguenze della portata delle nuove norme.

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