Il Consiglio pastorale diocesano ha concluso il suo mandato

Maggio 15, 2026 - 13:20
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Il Consiglio pastorale diocesano ha concluso il suo mandato
Consiglieri a confronto nella Sessione congiunta dei Consigli diocesani del 28 febbraio a Rho (foto Andrea Cherchi)Consiglieri a confronto nella Sessione congiunta dei Consigli diocesani del 28 febbraio a Rho (foto Andrea Cherchi)

Nel fine settimana del 9-10 maggio a Seveso il Consiglio pastorale diocesano ha portato a conclusione il suo mandato, il decimo, con un’intensa sessione dedicata alla verifica dell’impegno profuso dai consiglieri e dei frutti di questo impegno. La sessione è stata preceduta dal lavoro articolato della Commissione preparatoria e delle Zone pastorali della Diocesi, che hanno contribuito ad approfondire che cos’è la verifica per una comunità cristiana.

Il valore pastorale della verifica

Non si è trattato solo di predisporre una sorta di bilancio di fine mandato con analisi e indicatori, ma si è condivisa una “rilettura” del cammino fatto, dei temi affrontati, delle mozioni approvate, dei documenti elaborati alla luce del Vangelo. Soffermandoci sugli aspetti essenziali del cammino e “distillando” insegnamenti e indicazioni da consegnare al prossimo Consiglio.

Si è cercato cioè di approfondire il significato ecclesiale e il valore pastorale della verifica nella vita di una comunità cristiana come atto spirituale e comunitario, in cui discernere ciò che lo Spirito ha suscitato, individuare ciò che va trattenuto e ciò che va purificato, scorgere i segni dello Spirito che possono aiutare la Chiesa ambrosiana ad adeguare il suo stile, il suo modo di essere Chiesa per continuare a restare fedele a Gesù.

Lo svolgimento della sessione è stato un cammino di consapevolezza e di responsabilità, accompagnato dalla paternità sapienziale dell’Arcivescovo, per rendere conto – e rendersi conto – del proprio servizio e prepararsi a nuove scelte. Un percorso in cui si è lavorato sul chiarire cosa è una verifica, si è individuato un metodo con i relativi strumenti, di cui poi si è fatta esperienza diretta, anche per poter “consegnare” il tutto alle nostre comunità come modalità possibile per la verifica. In termini di criteri evangelici, passaggi per renderla realmente ecclesiale, modalità di “integrazione” della dimensione spirituale con la valutazione pastorale e la responsabilità.

Gli strumenti di lavoro

Al fine di favorire questa verifica, la Commissione preparatoria – con il contributo delle zone – ha predisposto due “strumenti” di lavoro.

Il primo, una serie di analisi quantitative anche di dettaglio, che hanno fornito una rappresentazione dell’entità del lavoro svolto, dei risultati offerti all’Arcivescovo rispetto alle tematiche affrontate, della partecipazione e del coinvolgimento attivo dei consiglieri nelle sessioni. Nelle analisi si sono utilizzate delle “categorie” aggregate, sia per il rispetto della privacy, sia per la natura costruttiva e propositiva delle analisi stesse. Le categorie utilizzate per aggregare i consiglieri ai fini delle analisi (Asd, nomina arcivescovile, associazioni/movimenti, religiose/i, giovani, clero) hanno consentito di avere utili evidenze sulla composizione del Consiglio rispetto al genere e sulla partecipazione attiva di ciascuna categoria. Tra gli aspetti emersi è utile segnalare la presenza ancora limitata delle donne, solo un terzo dei consiglieri, e soprattutto dei giovani, meno del 10% dei consiglieri. Riguardo alla partecipazione, la media nel corso del mandato si è attestata intorno al 60%, mentre in termini di contributi ai lavori durante le plenarie e nelle commissioni si è evidenziato un apporto minore del clero e, in parte, dei giovani.

Il secondo strumento è una vera e propria scheda usata come traccia per impostare la verifica del mandato, che delinea le tre dimensioni chiave della verifica (missionaria, ecclesiale e partecipativa), corredandole di alcune domande per supportare il lavoro personale e comunitario.

Le evidenze dei consiglieri

Difficile trasferire la ricchezza di quanto emerso in una sessione così intensa. Insieme alla Commissione preparatoria abbiamo però tentato di riportare di seguito alcuni degli aspetti più sottolineati dai consiglieri:
– esperienza di una sinodalità vissuta, con particolare apprezzamento per il lavoro di gruppo e per il metodo utilizzato della conversazione spirituale;
– occasione di crescita personale, per l’opportunità di conoscere complessità e ricchezza della nostra Chiesa diocesana;
– possibilità di fare esperienza nell’esercizio della corresponsabilità, per sviluppare uno sguardo più ampio sulla Diocesi e la Chiesa universale.

Il lavoro nelle Zone

Una particolare rilevanza è stata attribuita al lavoro preparatorio nelle Zone, considerato utile per la crescita della fraternità e della conoscenza del proprio territorio con la possibilità di valorizzare esperienze diverse. In questo senso, accrescendo anche la consapevolezza del potenziale di questo lavoro per il “raccordo” tra la dimensione diocesana e quella territoriale.

Nel confronto sul metodo della verifica, oltre all’apprezzamento unanime della modalità sperimentate dal Cpd, si sono elaborate tre indicazioni di metodo per la verifica nelle comunità cristiane: il riferimento a dati oggettivi, l’utilizzo delle dimensioni riportate nella scheda per la verifica, la distribuzione con buon anticipo del materiale necessario.

Con riferimento proprio al confronto sul tema della verifica, nella seduta plenaria è emerso il suggerimento al nostro Arcivescovo di valutare se inserire nella prossima Proposta pastorale qualche raccomandazione riguardo all’importanza della verifica nella vita delle comunità cristiane.

Le conclusioni dell’Arcivescovo

Nel concludere i lavori della sessione, monsignor Delpini ha esordito con un affettuoso ringraziamento ai consiglieri per la serietà e la passione nello svolgimento del proprio servizio, a documentazione di un «amore per la Chiesa e la nostra Diocesi». Ha poi consegnato al Consiglio alcune sue autorevoli riflessioni partendo dalla domanda «Che Chiesa ha visto chi ha partecipato al Cpd?», qualificandola poi con alcune dimensioni pregnanti:
«Viva», che ha dentro vivacità, desiderio, grazie alla presenza dello Spirito.
«Plurale», nella condivisione, nella stima vicendevole, anche se ancora incompleta, non solo per i passi ancora da compiere per l’accoglienza e l’integrazione, ma anche per trasformare chi accoglie, per una conversione più profonda.
– «Generosa» nei suoi impegni nelle nostre comunità.
«Preoccupata» della trasmissione della fede e alla ricerca di forme nuove di annuncio, come attraverso le Assemblee sinodali.
– «Abitata» da persone sante e intelligenti che sentono con naturalezza il compito di costruire il nuovo volto di Chiesa.

L’Arcivescovo ha poi ripreso i numerosi interventi che hanno mostrato quale grazia sia stata la partecipazione al Consiglio, come cristiani, ma anche come apertura di orizzonti e di cambiamento nello sguardo alla realtà: «Il Cpd è stato un laboratorio di sinodalità vissuta».

Infine, mons. Delpini si è soffermato sulla rilevanza dei contributi arrivati da tutte sessioni, prima di tutto a lui e – a seguire – al Consiglio episcopale e alla Curia. Confermando che questi contribuiti incidono sulla vita della Diocesi e che la strada tracciata continuerà nel prossimo mandato, sia riguardo alle modalità con lo sviluppo del lavoro in gruppi (per esempio formando i facilitatori), sia riguardo all’estensione del coinvolgimento del territorio, nella raccolta di conoscenza e proposte dal territorio e nel “ritorno” degli esiti verso il territorio.

Nella chiosa finale, l’Arcivescovo ha sottolineato ancora una volta la necessità di interrogarsi sul senso di una verifica in una comunità cristiana: «Nella comunità cristiana c’è una sorta di inadempienza, mentre la verifica è parte ragionevole della vita».

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