Il Cristianesimo per arginare il potere e liberare la coscienza individuale

03 Luglio 2026 - 05:52
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In occasione del 250esimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza americana, è possibile rileggere quel documento al di fuori di una prospettiva esclusivamente individualistica e secolarizzata, valorizzandone invece la dimensione personalistica e il rapporto con la tradizione religiosa. In questa prospettiva, ispirata al pensiero del gesuita padre conciliare John Courtney Murray – definita da Michael Novak Catholic Whig –, la nascita degli Stati Uniti appare strettamente connessa a una concezione della libertà fondata sulla dignità della persona e sulla legge naturale. In tale prospettiva, assume particolare rilievo la distinzione proposta da Luigi Sturzo tra la Rivoluzione americana del 1776 e quella francese del 1789. Analizzando la Dichiarazione d’Indipendenza, Sturzo sottolineava come i padri fondatori facessero esplicito riferimento al Creatore come origine dei diritti inalienabili dell’uomo, quali la vita, la libertà e il perseguimento della felicità. Al contrario, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino francese, pur condividendo molti princìpi politici, si affida agli auspici di un “Essere Supremo”. Riteniamo che questa differenza non sia marginale, ma che anticipi due diversi regimi che disciplinano i rapporti tra l’ordine religioso e l’ordine politico. Da un lato, una libertà radicata nella coscienza e aperta alla religione, la cosiddetta religious freedom; dall’altro, una concezione che tende a subordinare la persona alle ragioni dello stato, la laïcité.

Secondo la tradizione Catholic Whig, l’esperimento statunitense si fonda sul ruolo pubblico della religione. Non sorprende, dunque, che molti padri fondatori considerassero la religione e la moralità come condizioni indispensabili per la prosperità politica. La libertà americana, dunque, non nasce come emancipazione dalla religione, ma come tutela della sua libera espressione nella vita pubblica. Negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, tuttavia, si sarebbe affermata negli Stati Uniti una cultura definita da Richard John Neuhaus “naked public square”, la “nuda piazza pubblica”, ossia uno spazio civile dal quale la religione sarebbe stata progressivamente esclusa, tanto che, nel giro di qualche decennio, il regime di libertà religiosa sarebbe scivolato verso quello di laicità. Secondo questa interpretazione, l’apparente neutralità dello spazio pubblico nasconderebbe in realtà la sostituzione dei valori fondanti della tradizione statunitense con nuovi princìpi elaborati dalle élite culturali e politiche. Murray aveva già avvertito che l’esperimento americano si basava sull’idea che l’ordine politico fosse fondato su “verità di per se stesse evidenti”, accessibili alla ragione e universali; negare tale presupposto avrebbe significato svuotarlo dall’interno.

Da qui deriva una concezione della religious freedom profondamente diversa dalla laïcité francese. I Catholic Whig hanno cercato di coniugare il liberalismo classico americano con la tradizione cattolica, integrando costituzionalismo, rule of law, limitazione del potere e federalismo con i princìpi della dignità umana, della responsabilità personale e della legge naturale. Ne emerge una filosofia politica originale, al tempo stesso liberale in senso classico e non indifferente alla religione, che interpreta la democrazia come ordine fondato sulla persona. Questa tradizione respinge l’idea che la storia costituzionale americana possa essere spiegata esclusivamente attraverso un individualismo di matrice lockiana e ateistica. Al contrario, essa sostiene che i princìpi espressi nella formula “we hold these truths” appartengano a una tradizione riconducibile al diritto naturale, linguaggio che, come osservava Murray, risulta familiare anche alla cultura cattolica. Non a caso, Tocqueville rilevò l’ampia e convinta partecipazione dei cattolici all’esperimento americano. In questa prospettiva, l’idea di persona costituisce il principio unificante dell’azione civile, irriducibile a una sola funzione, ma portatrice di una dignità trascendente che si esprime nei diritti politici, nella libertà economica e nella partecipazione culturale. Democrazia, libero mercato e pluralismo diventano così strumenti complementari per la realizzazione della persona.

In conclusione, la tradizione Catholic Whig interpreta l’esperimento americano come il frutto dell’incontro tra libertà politica e radici religiose. Il cristianesimo avrebbe contribuito in modo decisivo alla limitazione del potere e alla valorizzazione della coscienza individuale. Il principio evangelico della distinzione tra ciò che andrebbe reso a Cesare e ciò che andrebbe reso a Dio avrebbe infatti inaugurato quel processo di desacralizzazione della politica che pone la coscienza come criterio di giudizio del potere. Da questa eredità, a prescindere da chi governa pro tempore quel paese, deriva una concezione plurarchica e sussidiaria della società, fondata sull’autogoverno, sul pluralismo e sulla centralità della persona.

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