Tutta la destra, mezza Rai e mezza Roma all’ambasciata americana

03 Luglio 2026 - 06:26
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Make paisa great again. Caro Trump, mangnate la carbonara di Ignazio La Russa, inginocchiati di fronte alla mamma di Rocco Casalino: ce ne vuole per rompere questo amore! Panna sui pantaloni, spalle strascicate, maionese e ketchup a fiumi. È il 2 luglio americano, a Villa Taverna, all’ambasciata, ma sembra il matrimonio a Fuorigrotta: una trumpata delle cerimonie. Meloni è assente ma c’è Arianna, e ‘Gnazio, presidente del Senato, che dice: “Il ponte con l’America non è mai crollato, ma ora bisogna costruire il ponte con la Sicilia”. Arriva Simona Agnes, la (non) presidente Rai designata, la donna che alla fine ha fatto dimettere una Commissione di Vigilanza e come Catone spiega: “La Rai si ama sempre”. Come l’America, Dylan, De Niro e Faulkner. E’ un red carpet delle sue ministrità: Salvini, Lollobrigida, Pichetto, Mantovano, Biancofiore, e poi Giorgetti che ha il passo del boy varessotto. Sono tutti brilli già al primo gin tonic. Great!

Schlein: non sei mai dove sei, non sei mai dove sai. Perché non viene? La delegazione Pd è composta da Ciccio Boccia, capitano, Andrea Casu, e senza dubbio c’è Lorenzo Guerini, ma gli occhi, e le orecchie sono per Rocco Casalino e mamma. I comunisti veri non disertano. Arriva all’ambasciata Marco Minniti, ex ministro dell’Interno, del Pd, vestito di nero Minniti che ci regala la frase: “Il legame Italia-America è inscindibile. E lo ripeto. Inscindibile. Avere diversità è un valore”. Sì, Minniti, ma se Trumpaccio lascia le basi americane, noi che ci facciamo? I campi di golf. Ma Minniti, che tutto sa (passa vicino il capo dell’Aise, Caravelli) ci garantisce che “le basi servono all’America. Fanno parte della potenza americana”. Scriviamo senza il favore dell’hamburger e con le rotative che si fermano prima delle 21 (in pratica al terzo Tonic) e senza la complicità dei poteri forti. Anche perché i forti sono semplici. Incontriamo Gianni De Gennaro. Lei è De Gennaro, il vero potere forte italiano, Polizia, Servizi? E De Gennarro da babbo: “Non sono il grande sono solo il vecchio De Gennaro e il vecchio De Gennaro legge ogni mattina il Foglio”. Dentro, in sala, c’è Tilmann Fertitta, l’ambasciatore, che è un tipo tosto (ama andare all’hotel Minerva di Roma) e che di Trumpaccio se ne impipa. Lancia baci a mezzo governo e ci confidano che non ami tanto le interviste che rilascia Zampolli, anche detto, sul pratone di Villa Taverna, “Zampollo, mo ti mollo”. E per fortuna che i rapporti Italia-America dovevano cambiare… C’è Roma intera, Tronchetti Provera, Scaroni, Malagò. Si viene paparazzati come alla mostra del Cinema di Venezia. Salvini stringe la mano della bella Francesca Verdini e ha un sogno, lo ha raccontato ai giovani di Milano Marittima: “Quando finirà tutto, un giorno, io voglio tornare al Papeete”. Sigarette a mucchi, riporti e gessati inverecondi, droni nel cielo…Facciamo quel che possiamo. Giorgio Mulè parla ancora del ponte con l’America: “È come con l’Apollo 13. Si perde il contatto con la base, ma poi, magicamente, si riprendano i contatti e l’insuccesso diventa successo”. L’ambasciatore Fertitta, ancora, ganzo, altro che Trump, dichiara che “il rapporto Italia-America è al livello più alto di sempre”.

Trump ha detto che “Meloni gli ha fatto pena”, ma cosa volete che sia l’offesa di Trumpaccio? Qui ci sono problemi più importanti: la Rai e Vannacci. A La Russa gli viene chiesto come pensa di risolvere il caso delle dimissioni dei membri della Vigilanza e lui: “Si potrebbe dimettere un membro della sinistra in cda e indicare un presidente di garanzia”. Vedrete: rischia di finire con Mario Orfeo presidente della Rai. Laura Ravetto, la rosa del ventennio, si fa fotografare mezz’ora e poi spiega che “Vannacci è a Bruxelles”. Il barbecue fuma che è una meraviglia, Casalino fa la fila per il gelato. E’ un’orda di ex grillini, forse c’è anche D’Inca (lo ricordate?). Forza Italia si sdoppia: Tajani e Occhiuto, specialista in baciamano. Il dilemma Meloni (“viene o non viene”) lo risolve per fortuna il solito La Russa: “Ho sentito che non viene che ha un appuntamento”. Il geniale Daniele Alberti, lo Shakespeare dei The Journalai, fa la domanda che separa il mondo: “La Russa, meglio la carbonara o l’hamburger?”. E la Russa: “La Carbonara tutta la vita”.

Sul palco parte la musica e non si capisce bene se è Stevie Wonder o Pino Daniele. Che differenza fa? Preti, vescovi, Melania Rizzoli che viene da Milano, ufficiali gentiluomini con la panza; altro che Richard Gere… Trump ci chiede le armi ma La Russa al massimo gli offre un’alabarda perché: “La spesa va aumentata ma in autonomia”. Chi glielo dice a Trump che il suo ambasciatore ama l’Italia più di Lollo, di Angelo Mellone, direttore Rai, e di Linea Verde? Fertitta anticipa che “celebrerà il 4 luglio in Sicilia, la terra dei miei bisnonni che emigrarono più di 130 anni fa. L’Italia? E’un partner affidabile”. Tilmann, fa venire i lucciconi: “Il rapporto con gli alleati costituisce una delle pietre angolari”. Chiama Crosetto “vero amico” e Tajani, se potesse, lo porterebbe sul suo yacht. Non è finita. Come diceva Berlusconi: l’amore vince sempre sull’odio e Trump. Tajani, l’angioletto che ci ha lasciato il Cav., loda Fertitta e agli americani: “Gli Stati uniti sono un alleato storico. Il mio personale rapporto con Rubio è improntato sull’amicizia”. Noi ci fermi amo qui: danno tutti pacche a Tilmann, gli abiti puzzano come se avessimo cucinato un allevamento di buoi. Make paisà great again. L’amore America e Italia non si leva. Come il ketchup.

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