La battaglia per l’acqua del Brugneto: Piacenza in pressing per raddoppiare i rilasci, ma il lago è già sotto la media stagionale

Genova. La “tregua” sull’acqua è finita. Con la concessione trentennale del Brugneto scaduta nel 2024 e i tavoli tecnici entrati nel vivo, in questo giorni si è riaperto lo storico braccio di ferro “idrico” tra Genova e Piacenza. Al centro della contesa c’è il Brugneto, il più importante “serbatoio” d’acqua potabile di Genova e degli Appennini: un gigante da 25 milioni di metri cubi di capienza complessiva che ogni anno, dal 16 maggio al 15 settembre, per accordi storici (risalenti al 1987) “restituisce” 2,5 milioni di metri cubi al Piacentino per l’irrigazione dei campi, con la possibilità di chiedere alla bisogna un ulteriore rilascio.
Un meccanismo di compensazione pensato per aver intercettato, dal 1960 – anno della messa in funzione della diga – le acque copiose dell’omonimo torrente, che alimenta il Trebbia che con le sue acque disseta la campagna piacentina. Oggi però tutto torna in discussione, dopo decenni di polemiche, anche aspre, soprattutto portate avanti da comitati locali. E così Piacenza oggi va in pressing e chiede quasi il doppio: 4 milioni di metri cubi garantiti più altri 4 condizionati a “condizioni favorevoli”. Una richiesta che ha acceso il dibattito politico e si scontra con la realtà dei dati reali sul riempimento dei bacini genovesi.
I dati Iren: rilascio in corso, ma il Brugneto è sotto la media
Se a parole la situazione attuale non è ancora da allarme rosso, i numeri forniti da Iren – il gestore della rete tramite Ireti – fotografano uno scenario che invita alla prudenza. Il rilascio estivo dei 2,5 milioni di metri cubi verso Piacenza è regolarmente in corso, ma il Brugneto sta pagando il conto, complice anche un deficit di piogge strutturate che dura da aprile.
Di fatto oggi il Brugneto contiene poco più di 18 milioni di metri cubi, un dato che, come conferma a Genova24 Iren, è sotto la media stagionale. Un dato, dicevamo, al momento non allarmante ma che descrive perfettamente la dinamicità della situazione, legata al clima sempre meno prevedibile e con acuti sempre più severi, e ad un consumo idrico in crescita.
La fotografia attuale degli invasi genovesi mostra una riserva complessiva di poco superiore ai 28 milioni di metri cubi, con il Brugneto che da solo rappresenta la fetta più grossa. Oltre al grande invaso della val Trebbia, oggi gli invasi genovesi contano 28 milioni di metri cubi su un capienza totale di circa 40 milioni. Una situazione assolutamente non drammatica (nel 2022 i dati erano peggiori a iniziao luglio) ma che impone una riflessione sulla revisione degli accordi.
Le cautele del Comune di Genova
Un quadro che giustifica i timori del Comune di Genova: aumentare i rilasci automatici a fondo perduto in un’epoca di fiammate di siccità e piogge scarse rischia di prosciugare la cassaforte potabile della città. “Nessun no ideologico, ma no agli automatismi“, ha commentato il vicesindaco Alessandro Terrile, che, intercettato a Tursi, smentisce una chiusura totale, ma fissa paletti rigidissimi basati proprio sui dati di riempimento: “Non è vero che Genova è contraria a un accordo. Semplicemente, dobbiamo evitare meccanismi automatici sul calcolo delle quantità di rilascio. I volumi concessi devono sempre essere calibrati sul grado puntuale di riempimento dell’invaso nel momento della richiesta”.
Il pressing della politica e il fattore Mit
Se le Regioni sembrano più morbide – con l’assessore ligure Giampedrone che aspetta le valutazioni dell’Autorità di bacino del Po per capire il livello minimo di sicurezza per Genova – da Roma arriva una netta spinta a chiudere l’accordo. Il ministro Tommaso Foti è intervenuto direttamente sulla questione, pungolando proprio Tursi: “Tra le Regioni non ci sono problemi di sorta nel trovare un accordo. Forse sarebbe bene che anche altri soggetti, a partire dal Comune di Genova, si rendessero conto che è un intervento che tradizionalmente ha sempre portato bene alle due province e anche alle due città”.
Sullo sfondo resta il tema drammatico della gestione della risorsa idrica nel bacino del Po, definito proprio ieri dal Mit in stato di “severità idrica” durante la Cabina di regia convocata dal ministro Matteo Salvini. Per fronteggiare la crisi a lungo termine, il Mit ha annunciato lo stanziamento di 88 milioni di euro per 14 interventi infrastrutturali in Liguria, all’interno di un piano nazionale da oltre 6 miliardi. Soldi freschi che serviranno per il futuro, ma che oggi non risolvono l’enigma dell’estate 2026: con un Brugneto sotto la media e il clima sempre più imprevedibile, Genova forse non può permettersi di firmare cambiali in bianco sul proprio tesoro blu.
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