Il futuro del Made in Italy: unire le radici nel territorio con le ali dell’innovazione

17 Settembre 2026 - 16:30
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Il futuro del Made in Italy: unire le radici nel territorio con le ali dell’innovazione

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Il futuro del Made in Italy: unire le radici nel territorio con le ali dell’innovazione


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Che cosa serve oggi per restare competitivi senza perdere l’identità del Made in Italy? Physical AI, robotica umanoide e digital twin si intrecciano con heritage e radicamento territoriale. Il racconto e l’esperienza di Philip Morris, Ferrari, Bi-Rex e Ima Automation.

Pubblicato il 17 set 2026



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Card Board Carton Boxes with Italy Flag, Manufactured in Italy Label – 3D Render

La manifattura Made in Italy deve il proprio successo a una miscela unica di ingredienti: l’heritage, la storia, l’ingegno, le competenze, i territori, le filiere, il saper fare. Ma anche la flessibilità, i distretti, la qualità. Ma oggi quello stesso made in Italy si trova a fare i conti con la velocità dell’innovazione, con l’automazione spinta, l’intelligenza artificiale, la Physical AI e la robotica umanoide: un mix esplosivo che rischia di lasciare indietro chi non saprà sfruttarne le potenzialità.

Piergiorgio Marini (Philip Morris), Santo Tornese (Ferrari), Stefano Cattorini (Bi-Rex) e Davide Azzolini (Ima Automation)

Tenere insieme le due spinte – le radici della storia e del territorio e le ali della trasformazione tecnologica – è il filo conduttore che è emerso anche dal confronto tra quattro protagonisti dell’industria con una forte matrice emiliano-romagnola: Piergiorgio Marini di Philip Morris Italia, Santo Tornese di Ferrari, Stefano Cattorini di Bi-Rex e Davide Azzolini di Ima Automation, che si sono resi disponibili a un incontro di condivisione di esperienze in occasione di Farete, l’appuntamento di Confindustria Emilia Area Centro dedicato alla cultura d’impresa.

Le ali della Physical AI: dal digital twin ai robot umanoidi

La trasformazione più concreta nelle fabbriche del territorio riguarda l’ingresso della Physical AI, l’applicazione dell’intelligenza artificiale a sistemi fisici come robot e macchine automatiche. In Ima Automation, divisione del gruppo Ima specializzata nella realizzazione di linee automatiche di assemblaggio su misura – dalle penne da insulina agli inalatori fino ai motori elettrici – il Digital Twin è utilizzato dal 2017 per simulare le macchine in anticipo, ridurre i tempi di sviluppo e semplificare le fasi di debug.

Alla scorsa edizione della fiera Interpack, come racconta Davide Azzolini, R&D Digital & Technical Manager di Ima Automation, l’azienda ha mostrato un proof of concept di quello che l’azienda definisce cognitive manufacturing: una macchina per l’assemblaggio di penne da insulina affiancata da un Cyberdog di Boston Dynamics – lo stesso produttore che ha da poco introdotto negli stabilimenti di Hyundai la nuova generazione del robot umanoide Atlas – per il controllo qualità, e da un robot umanoide per l’asservimento dei componenti, il tutto coordinato da un sistema di intelligenza artificiale sviluppato internamente.

“Questo per noi è il cognitive manufacturing: un sistema in cui la macchina stessa, dotata di Intellecta, la nostra intelligenza artificiale, suggerisce all’operatore le soluzioni ai problemi”, spiega Azzolini. Si tratta ancora di un proof of concept costruito integrando componenti già disponibili sul mercato: se il Cyberdog si è dimostrato pronto per l’uso industriale, sui robot umanoidi l’azienda sta conducendo uno scouting internazionale per individuare i produttori più maturi.

Anche le infrastrutture di calcolo del territorio si stanno attrezzando per questo salto. Bi-Rex, il competence center di Bologna specializzato in Big Data che riunisce in un partenariato pubblico-privato 72 soci – 15 tra università ed enti di ricerca, tutti gli atenei emiliano-romagnoli più l’Università di Palermo, e 57 imprese – ha costruito un supercomputer HPC chiamato Ipazia per consentire alle aziende di effettuare simulazioni e test prima di investire, secondo la logica del test before invest che guida l’attività del centro fin dalla sua nascita.

Nella Smart Factory di Bi-Rex sono poi in avanzata fase di sperimentazione dei robot umanoidi, con l’obiettivo di sviluppare casi d’uso di asservimento delle macchine replicabili dalle imprese del territorio. “Alla base delle simulazioni e dell’addestramento dei modelli di Physical AI ci sono i dati, e servono elevate capacità di calcolo”, sintetizza il Ceo Stefano Cattorini.

Stefano Cattorini

Le radici come vantaggio competitivo

Se la Physical AI rappresenta l’accelerazione tecnologica, il radicamento territoriale resta l’altra metà dell’equazione: non un freno all’innovazione, ma la base su cui costruire il futuro.

Lo dimostra il caso di Philip Morris, che tra il 2014 e il 2016 ha realizzato a Crespellano, vicino a Bologna, uno dei più grandi siti produttivi in Italia – centro di eccellenza per la produzione su larga scala dei prodotti innovativi senza combustione, la prototipazione e la formazione del personale – con un importante investimento per oltre 1,5 miliardi di euro. Come spiega Piergiorgio Marini, Senior Manager Illicit Trade & Value Chain dell’azienda, a dieci anni dalla posa della prima pietra i risultati parlano di una quota di mercato a doppia cifra, oltre 8.000 aziende dell’indotto, più di 2500 persone che lavorano oggi nei siti PMI di Crespellano e Zola Predosa e 44.000 lavoratori coinvolti lungo la filiera, per un valore di export pari a circa 2 miliardi di euro.

uno stabilimento per la produzione di stick di tabacco da riscaldamento con un importante investimento da circa 1 miliardo e 200 milioni di euro. Come spiega Piergiorgio Marini, Senior Manager Illicit Trade & Value Chain dell’azienda, a dieci anni dalla posa della prima pietra i risultati parlano di una quota di mercato a doppia cifra, oltre 8.000 aziende dell’indotto, più di 2.000 dipendenti diretti e 44.000 lavoratori coinvolti lungo la filiera, per un valore di export che supera i 2 miliardi di euro.

Nel 2021 lo stabilimento si è arricchito di un Centro di Competenza interno – la “fabbrica delle fabbriche” – che ha portato a Crespellano 500 ingegneri da tutto il mondo, al termine di un percorso di industrializzazione che parte dalla riconversione dello stabilimento di Zola Predosa. In questo Centro i prodotti passano dal livello di maturità tecnologica TRL 1 a TRL 6, per poi completarsi a Crespellano, dove completano il percorso passando da TRL 6 a TRL 9, ed essere quindi implementati negli altri 38 impianti del gruppo nel mondo.

Piergiorgio Marini

Il radicamento assume una forma diversa in Ferrari, dove il know-how nasce e resta concentrato a Maranello: progettazione, ingegnerizzazione e produzione condividono lo stesso perimetro fisico. “La miglior Ferrari che sia mai stata costruita è la prossima”, diceva il fondatore, in una frase che Santo Tornese, Head of Vehicle Assembly Technologies and Pilot Plant dell’azienda, richiama per descrivere un’eredità vissuta non come un vincolo ma come uno stimolo permanente al miglioramento. Nella pratica questo si traduce in un equilibrio tra automazione spinta nelle fasi ingegneristiche e lavorazioni in parte ancora artigianali – dalla selleria alla verniciatura a mano degli scudetti – che restano appannaggio della manualità umana. Sul fronte della formazione Ferrari ha annunciato un investimento in un nuovo polo educativo pubblico da 32.000 metri quadri a Maranello, operativo dal 2029 per attrarre e ispirare i migliori talenti in ambito automotive a livello nazionale e internazionale.

Il radicamento si misura infine nella capacità di trasferire anche competenze. Bi-Rex, nel ruolo di soggetto attuatore dei fondi PNRR, ha erogato servizi a circa 1.500 imprese, per l’80% PMI, di cui il 65% ha unito formazione e test before invest con sconto diretto in fattura.

Una missione – quella del Bi-Rex – che si intreccia con quella di Ima Automation, impegnata in un progetto di valorizzazione degli Istituti Tecnici Superiori accanto alle collaborazioni già attive con le università di Bologna, Modena e Reggio Emilia e con lo stesso Bi-Rex.

“Esistono due tipi di disoccupazione: la mancanza di lavoro, che si può risolvere con le commesse pubbliche seguendo i dettami della teoria keynesiana. E poi la disoccupazione dovuta al mismatch delle competenze, cioè quando le competenze presenti sul territorio non corrispondono a quelle ricercate dalle imprese”, osserva Marini di Philip Morris, ricordando che lo stabilimento di Crespellano ha ospitato oltre 2.500 persone in visite di benchmark e ha contribuito, insieme ad altre aziende del settore e a Bi-Rex, al lancio della prima community sull’intelligenza artificiale per condividere casi d’uso industriali.

Cosa resta del Made in Italy quando la tecnologia è alla portata di tutti

La domanda che ha chiuso la discussione è stata anche la più scomoda: se intelligenza artificiale e tecnologie avanzate diventano accessibili a basso costo per chiunque, su cosa deve puntare l’Italia per mantenere le caratteristiche del Made in Italy?

Per Marini la risposta sta nel connubio tra competenze tecnologiche, eccellenza produttiva e un’attitudine italiana al pensiero laterale: “La tecnologia e l’AI devono essere uno strumento per aumentare il valore, senza che noi ne diventiamo schiavi”, dice. Cattorini sposta l’attenzione sui dati: se la partita sugli LLM generalisti è perduta, quella sulla Physical AI nel manifatturiero è ancora aperta e l’Italia, secondo il Ceo di Bi-Rex, ha le competenze per addestrare modelli verticali sui dati proprietari delle fabbriche del territorio, sfruttando un ecosistema pubblico-privato che resta, a suo avviso, il vero vantaggio competitivo dell’Emilia-Romagna.

Più concreta la posizione di Azzolini, secondo cui l’intelligenza artificiale può diventare lo strumento per preservare e digitalizzare il know-how delle persone più esperte prima che lascino il lavoro, trasferendolo alle nuove generazioni di tecnici. A queste condizioni la disponibilità di tecnologie non renderà la Packaging Valley emiliana replicabile altrove.

Anche Ferrari insiste sulla stessa priorità: investire sulle competenze delle persone e sulla capacità di gestire l’incertezza prima ancora di scegliere gli strumenti tecnologici, perché per l’azienda di Maranello l’obiettivo resta sempre il valore per il cliente.

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