Il GNL è diventato il tallone d'Achille della strategia europea e italiana di sicurezza energetica

Maggio 14, 2026 - 09:51
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Il GNL è diventato il tallone d'Achille della strategia europea e italiana di sicurezza energetica

Secondo una nuova ricerca dell'Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA), frutto degli aggiornamenti dell’European LNG Tracker e dell’EU Gas Flows Tracker, «L'Europa sta aumentando la sua dipendenza dal gas naturale liquefatto (GNL) proveniente dagli Stati Uniti, che nel 2026 copriranno i due terzi delle importazioni continentali di questo combustibile».
Secondo lo studio IEEFA, la riduzione della dipendenza dal gas russi da parte di molti Paesi europei ha fatto sì che le importazioni europee di GNL statunitense sono più che triplicate e, considerate le continue interruzioni alle esportazioni di GNL dal Qatar cauisate dalla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, l'IEEFA prevede che «Gli Stati Uniti supereranno la Norvegia diventando il principale fornitore di gas per l'Europa e l'Ue nel 2026 e potrebbero rappresentare l'80% delle importazioni di GNL nell'Ue entro il 2028. In media, il GNL statunitense è il più costoso per gli acquirenti europei».
Ana Maria Jaller-Makarewicz, analista energetica senior dell’ IEEFA per l'Europa, spiega che «Il passaggio dell'Europa dal gasdotto al GNL avrebbe dovuto garantire sicurezza e diversificazione degli approvvigionamenti. Tuttavia, le interruzioni causate dalla guerra in Medio Oriente e l'eccessiva dipendenza dal GNL statunitense dimostrano che il piano europeo ha fallito su entrambi i fronti. Il GNL è diventato il tallone d'Achille della strategia europea di sicurezza energetica, lasciando il continente esposto a prezzi del gas elevati e a nuove forme di interruzione delle forniture».
Un fallimento ancora più clamoroso per il governo italiano che aveva puntato tutto su gas e rigassificatori e sul contrasto all’European Green Deal e che ora si trova ad essere l’hub di una fonte energetica costosa, instabile e sempre meno richiesta.
Infatti, la crisi energetica in corso sta costringendi l’Unione europea a ridurre la dipendenza dal gas importato, anche attraverso la nuova strategia AccelerateEU dell'Ue.
L'IEEFA prevede che «il consumo di gas in Europa potrebbe continuare a diminuire quest'anno e calare del 14% tra il 2025 e il 2030, il che significa che la domanda di GNL potrebbe diminuire di circa il 23% nello stesso periodo». E fa notare una contraddizione che evidenzia il calcolo politico/ideologico sbagliato di governi come quello di Giorgia Meloni, che prevedono ancora di costruire altri terminali GNL, che potrebbero risultare sottoutilizzati. Secondo la Jaller-Makarewicz, «La capacità di importazione di GNL dell'Europa nel 2030 potrebbe superare la domanda totale di gas e arrivare a essere tre volte superiore al fabbisogno di GNL. L'Europa potrebbe non avere alcun controllo sulle interruzioni delle forniture di GNL, ma può incrementare l'efficienza energetica e accelerare l'installazione di energie rinnovabili e pompe di calore per ridurre la sua dipendenza dalle importazioni».
L’altro paradosso è che la corsa al GNL è stata giustificata dal fatto che l’Europa non doveva più importare gas russo (anche se l’Italia lo importa da Paesi come l’Algeria alleati di ferro della Russia e che probabilmente ci vendono anche gas russo “rietichettato”). Il risultato è che, come si legge nel rapporto IEEFA, «La Russia rimane il secondo fornitore di GNL dell'Ue, nonostante l'obiettivo del blocco di eliminare gradualmente le importazioni di gas russo. Nel primo trimestre del 2026, le importazioni di GNL russo nell'Ue sono aumentate del 16% su base annua. Nei primi tre mesi del 2026, le importazioni europee di GNL russo hanno raggiunto un record trimestrale, trainate dalle consegne a Francia, Spagna e Belgio. Nel 2025 i Paesi dell'Ue hanno speso 5,9 miliardi di euro per il gasdotto russo e 6,7 miliardi di euro per il GNL russo».
Così, mentre esponenti della destra sovranista come Matteo Salvini chiedono di ricomprare gas russo smentendo la politica energetica anto-russa e filo-ucraina del governo ex sovranista di Giorgia Meloni del quale fanno parte, il commissario europeo per l'energia, Dan Jorgensen, ha insistito sul fatto che l’Ue continuerà a eliminare gradualmente le importazioni di GNL dalla Russia e ad ampliare gli acquisti da fornitori alternativi, compresi gli Stati Uniti.
Intanto Putin gongola e lancia messaggi di apertura e avvertimenti a un’Europa in piena crisi e confusione energetica e a un governo italiano che per uscire dall’angolo in cui si è messo non ha trovato meglio che rilanciare sulla sovranità energetica nazionale da raggiungere col nucleare, come se l’Italia avesse miniere di uranio e la tecnologia nucleare non fosse totalmente in mano a Paesi stranieri. Di fronte a questo fallimento mascherato da rinascimento nucleare, il governo russo aspetta e come scrive la putiniana Russian Television – RT «Ha sostenuto che i paesi europei saranno prima o poi costretti a ripristinare i legami energetici con la Russia». kirill Dmitriev, inviato del Cremlino e amministratore del potente Fondi russo per gli investimenti statale, cerca di far sanguinare ferite già aperte: «La politica dell'Ue, guidata da politici russofobi, rischia di deindustrializzare il blocco». Che poi è quello che pensa Salvini, ma anche la Meloni e il suo governo fossile quando si oppongono ad ogni politica energetica rinnovabile e climatica dell’Ue.
Ma quale sia la realtà lo spiega bene la Jaller-Makarewicz, che conclude: «La guerra in Medio Oriente ha reso l'Europa più dipendente dai suoi due maggiori fornitori di GNL, Stati Uniti e Russia. La crisi energetica del 2026 dimostra che, finché i Paesi europei sceglieranno di dipendere dal gas, dovranno accettare i rischi geopolitici che ne derivano».

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