«Non fermiamo la riforma della caccia per la lettera di un burocrate»: il Lollobrigida pensiero circa il valore della Commissione Ue

«Quando si tratta di questioni da burocrati se la discutono i burocrati». Eccolo il Lollobrigida pensiero circa il valore della Commissione europea, il rispetto delle direttive comunitarie, le relazioni tra Bruxelles e Roma. «Non intendiamo interrompere i lavori legislativi né quelli del governo per una lettera di un burocrate». La lettera in questione è quella ricevuta dal governo italiano a dicembre e tenuta nascosta tanto da Palazzo Chigi quanto dai ministeri competenti, almeno fino a quando, pochi giorni fa, alcune associazioni ambientaliste ne sono venute a conoscenza da altre fonti e ne hanno resi pubblici i contenuti.
Che il governo abbia non solo nascosto quell’atto formale deciso da Bruxelles ma che abbia anche fatto andare avanti l’iter legislativo come se nulla fosse in tutti questi mesi viene giudicato grave dalle opposizioni. I parlamentari del Pd delle commissioni Ambiente e Agricoltura di Camera e Senato hanno scritto una dura nota nei confronti di Palazzo Chigi e della destra, quelli di AVS hanno chiesto di ritirare il ddl e il Movimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Lollobrigida. Che ha risposto, appunto, come riportato in apertura di quest’articolo.
Se a qualcuno suonasse strano, poco istituzionale, fuori luogo o poco credibile che un ministro liquidi come «questioni da burocrati» i rilevi mossi dalla Commissione europea - per quanto trattasi dello stesso ministro che ha detto che «spesso i poveri mangiano meglio dei ricchi» oppure (per difendere il consumo di vino) che «l’abuso di acqua può portare alla morte» - basta collegarsi per una verifica al canale televisivo del Senato e rivedere i pochi minuti in cui si svolge l’interrogazione parlamentare 2605. Nel filmato, a 4 ore, 2 minuti e 1 secondo, la senatrice M5S Gisella Naturale pone la questione. Al punto 4 ore, 8 minuti e 42 secondi Lollobrigida, leggendo un testo e mostrando a favore di telecamera una folta chioma pettinata all’indietro, dice con parole studiate e non dal sen fuggite: «Quando si tratta di questioni da burocrati se la discutono i burocrati». Pochi secondi dopo (53”) ribadisce: «Non intendiamo interrompere i lavori legislativi né quelli del governo per una lettera di un burocrate». Poi immediatamente dopo aggiunge anche un’altra frase rivolta ai banchi dell’opposizione che probabilmente non era stata inserita nel testo dai suoi uffici e di cui non si capisce bene il senso: «Non so se voi siete dello stesso parere ma non sarebbe opportuno». Cioè? Non sarebbe opportuno se i parlamentari di opposizione fossero d’accordo con lui? O non sarebbe opportuno se pensassero che una lettera di «un burocrate» non può interrompere i lavori legislativi e del governo? Cioè non è opportuno quello che pensa lui? Boh, così ci si ingarbuglia, meglio lasciar stare e attenersi solo al testo principale: la lettera arrivata da Bruxelles è roba da burocrati.
Il problema è che in quella lettera la Commissione europea ha segnalato gravi violazioni delle direttive Uccelli e Habitat, che riguardano l’ossatura stessa del disegno di legge che la destra vuole approvare a tutti i costi, tra cui: estensione della caccia fuori stagione, indebolimento del parere scientifico di Ispra, uso di visori ottici, liberalizzazione dei richiami vivi con rischi concreti di bracconaggio e traffici illegali. Per non parlare del fatto, verificatosi dopo l’invio di quella lettera, cioè nelle ultime sedute delle commissioni Ambiente e Agricoltura del Senato, che tra le specie cacciabili ora è stata inserita anche quella protetta degli stambecchi o il ritorno della possibilità di caccia sul demanio marittimo, con la riapertura di fatto, come denunciano le associazioni, della cosiddetta «caccia in spiaggia» e anche l’introduzione di un divieto molto ampio di «ostacolare o rallentare» l’attività venatoria, che rischia di colpire anche forme di dissenso e protesta pacifica con evidenti profili di incostituzionalità.
Tutte robe da burocrati.
Che poi però, sfortunatamente, sono gli stessi che a Bruxelles stilano le lettere di costituzione in mora, avviano le pratiche di infrazione, calcolano le sanzioni a carico dei governi che si muovono in contrasto con le direttive europee.
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