Il Milan ha perso il senso della prospettiva: dagli errori di gestione di Cardinale e Furlani alla proposta di gioco misera di Allegri
In caso di fallimento dell'obiettivo Champions League si prospetta un nuovo ridimensionamento: le responsabilità di società e tecnico
E' tutta una questione di prospettiva. Da qualunque parte tu lo guardi, questo Milan non funziona e non da oggi. I problemi del presente nascono in un passato nemmeno troppo lontano, da quando la direzione intrapresa nel modo di gestire il club rossonero ha percorso strade che non hanno prodotto risultati. Mai il Diavolo è stato competitivo per la conquista dello Scudetto nelle tre stagioni nelle quali la direzione sportiva non è stata più nelle mani di Paolo Maldini, accumulando ben 38 punti dalla prima classificata nei campionati 2023/2024 e 2024/2025 e trovandosi in questo momento – a tre turni dalla conclusione della Serie A 2025/2026 – già a -15 dall'Inter campione d'Italia.
ALTRO RIDIMENSIONAMENTO?
Il Milan ha smesso di essere grande e di pensare da tale da tempo, come dimostrano anche le ultime indiscrezioni di stampa secondo le quali, in caso di completamento dell'opera autodistruttiva che è stata il girone di ritorno disputato in questo torneo – appena 25 punti raccolti in 16 partite, nono rendimento assoluto, ben 5 sconfitte e la miseria di 16 goal realizzati – e mancata qualificazione alla Champions League per il secondo anno consecutivo, si andrebbe incontro ad un nuovo ridimensionamento dal punto di vista sportivo. In bilico la posizione dell'allenatore e di molti dei giocatori di punta, oltre alla necessità di cedere un big già entro il 30 giugno prossimo per evitare di chiudere col bilancio in passivo.
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QUANTE DOMANDE
Ma come? La gestione statunitense del Milan e dei suoi attuali dirigenti apicali non era stata spesso elogiata proprio per la sua capacità di invertire le “cattive abitudini” delle epoche precedenti, quando si chiudeva puntualmente in perdita – che si vincesse o si perdesse – e con l'azionista di riferimento costretto a ripianare? Non si era sempre sostenuto che, almeno sotto l'aspetto della valorizzazione del marchio, dell'aumento dei ricavi e degli equilibri finanziari, questa fosse una società al passo coi tempi e da guardare come esempio? Di domande ce ne sarebbero molte, ma una più di tutte sorge spontanea: un club che - per rimanere costantemente in un circolo virtuoso a livello di flusso di cassa e che non si avvale degli interventi diretti della proprietà - ha sempre bisogno di movimentare calciatori in entrata ed in uscita, sbagliando peraltro parecchie valutazioni tecniche nelle ultime tre stagioni, che prospettiva può avere per il futuro prossimo?
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DOV'E' L'AMBIZIONE
Se ogni anno il parco giocatori non solo non risulta strutturalmente migliorato rispetto a quello precedente, se addirittura è stato sufficiente fallire una volta l'accesso alla Champions League per privarsi di elementi importanti come Theo Hernandez, Thiaw e Reijnders – e aggiungiamo pure un paio di cessioni di secondo piano come Okafor e Kalulu – per sostituirli con calciatori non rivelatisi utili alla causa (l'elenco in questa stagione è lungo) e sborsando pure parecchi denari, utilizzando semplicemente un pizzico di logica e razionalità in cosa possono sperare i tifosi del Milan in vista dei prossimi mesi? Ma più in generale sulle reali intenzioni e ambizioni di questa società?
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LE COLPE DI ALLEGRI
Esaurita l'analisi sulle responsabilità da parte di chi gestisce ed amministra una squadra di calcio di questa grandezza e blasone, è giusto spendere due parole anche in relazione all'area tecnica. Se il Milan visto a Reggio Emilia contro il Sassuolo – e in tante altre partite da gennaio ad oggi – è quell'insieme di giocatori che nelle ultime 5 giornate ha prodotto la miseria di un goal, di un numero bassissimo di conclusioni nello specchio di porta e dati irrilevanti in termini di expected goals, è giusto rivolgere altro tipo di domande a chi questo gruppo lo allena. Non che nel girone d'andata (chiuso a quota 42 punti) la proposta di gioco di Massimiliano Allegri fosse stata particolarmente avvincente e produttiva, ma nei mesi a seguire si è perso ogni residuo di compattezza, di senso del collettivo in entrambe le fasi di gioco. Invece che migliorare, che crescere nelle sue consapevolezze e provare ad evolversi dopo aver raggiunto un sottile e delicato equilibrio, il Milan è invece imploso su se stesso, gettando al vento – come ha evocato Allegri dopo il tracollo del Mapei Stadium – parecchi mesi di lavoro.
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NON SI E' COSTRUITO NULLA
Se una squadra partita in un certo modo finisce in uno diametralmente opposto, dando la sensazione che, gradualmente, pure le individualità stiano andando a perdersi l'una dopo l'altra e che pure sull'aspetto della mentalità e del carattere ci sia poco da salvare, allora la situazione è molto più grave di quella dipinta dai 90 minuti di passione di Reggio Emilia. Significa che della presunta semina della primissima parte di stagione non è rimasto niente e che su certi presupposti tecnico-tattici – al netto di una qualità complessiva dell'organico disarmante – non si può immaginare di costruire qualcosa di incoraggiante verso la prossima stagione e in generale di duraturo. Sia che ci si qualifichi in Champions League o meno. Il Milan ha smarrito molto, ha smarrito tutto e ha smarrito se stesso e, soprattutto, ha smarrito il senso della prospettiva.
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