Il mito della battaglia di Legnano

29 Maggio 2026 - 09:33
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Il mito della battaglia di Legnano
I fanti di Milano alla battaglia di Legnano del 1176

29 maggio 1176, 850 anni fa. Uno di quegli episodi che fu subito «mitizzato», almeno da parte milanese e lombarda, venendo ripreso ogni qual volta si è voluto rivendicare il desiderio di libertà del popolo italiano rispetto a forze «straniere».

Quelli che si scontrarono a Legnano, del resto, erano due mondi molto diversi, e non solo per parlata e cultura. Da una parte l’esercito dell’imperatore Federico I, composto da circa tremila cavalieri pesantemente armati, espressione dell’aristocrazia germanica, vertice della piramide sociale del XII secolo. Dall’altra quello delle città lombarde che si erano ribellate alla volontà di dominio del Barbarossa: milizie composte per lo più da fanti (attorno alle diecimila unità), costituite da quei cittadini che, dal basso, volevano difendere l’autonomia dei Comuni da loro stessi creati.

Nonostante la disparità numerica, la cavalleria imperiale, con la sua forza d’urto e l’esperienza dei suoi elementi, appariva nettamente superiore. Ma memore degli scontri passati, la fanteria della Lega lombarda si dispose in modo tale da resistere ai ripetuti assalti dei cavalieri tedeschi, stringendosi attorno al suo Carroccio e passando quindi al contrattacco, fino alla vittoria.

A Legnano ogni anno, dal 1935, nell’ultima domenica maggio si svolge la manifestazione del Palio, che rievoca la celebre battaglia del 1176. L’edizione di quest’anno, per il significativo anniversario, è particolarmente ricca di eventi. Informazioni: paliodilegnano.it.

Ma in questa vicenda c’è un aspetto che di solito è poco sottolineato. E riguarda la difesa della Chiesa di Roma e del suo legittimo pontefice, Alessandro III, da parte della Diocesi ambrosiana, contro le ingerenze del potere imperiale che aveva favorito lo scisma, appoggiando ben tre antipapi. Il tutto, come è noto, nell’ambito di quel contrasto fra papato e impero noto come «lotta per le investiture».

Anima di questo movimento spirituale fu il vescovo di Milano Galdino della Sala. Creato cardinale da papa Alessandro III, e suo legato con pieni poteri, Galdino si impegnò a unire le Chiese dell’Italia settentrionale attorno al legittimo pontefice. Nel 1170 scrisse alla Lega lombarda, che lui stesso aveva contribuito a fondare, per ricordarle che essa combatteva non solo «per il nostro progresso, ma per quello dell’intera Chiesa».

Ma il vescovo Galdino non poté vedere la vittoria di Legnano. Era morto infatti quaranta giorni prima, sull’altare, stremato dalla predicazione, instancabile nella carità e nell’assistenza ai più poveri: motivo per cui, ancora oggi, è considerato compatrono della Diocesi di Milano insieme ad Ambrogio e a Carlo Borromeo.

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