Il primo missile balistico fatto al 100 per cento in Ucraina è entrato in guerra

Per la prima volta l’Ucraina ha usato in combattimento un missile balistico prodotto in casa. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo ha annunciato giovedì con poche parole e nessun dettaglio sul bersaglio né informazioni sull’operazione. Solo un’aggiunta: la prossima fase è la produzione.
È probabilmente questo il punto più importante. Non tanto il singolo missile, quanto il fatto che Kyijv stia cercando di costruirsi una capacità balistica nazionale.
L’FP-7 è prodotto da Fire Point, azienda ucraina che dichiara una gittata fino a 250 chilometri e una testata fino a 200 chili. È dunque un’arma tattica, utile soprattutto contro obiettivi nelle regioni russe vicine al confine. Gli analisti ucraini lo hanno paragonato all’Atacms americano, ma a un costo molto più basso. Non è ancora l’arma capace di cambiare da sola l’andamento della guerra. Un analista militare ucraino, Serhiy Hrabsky, citato dal New York Times, ha osservato che Kyijv non può produrne «dozzine al giorno». Il suo impiego più razionale potrebbe essere contro i lanciatori russi, prima ancora che contro grandi obiettivi industriali. Ed è proprio qui che emerge la logica economica della nuova guerra dei cieli: distruggere un lanciatore prima che spari può essere molto più conveniente che intercettare il missile in volo con un Patriot, utilizzando intercettori che costano milioni di dollari e sono disponibili in quantità limitata.
L’FP-7, inoltre, è soltanto l’inizio. Fire Point sta sviluppando l’FP-9, un missile più grande che secondo le dichiarazioni ucraine potrebbe raggiungere Mosca e altri obiettivi strategici dell’industria della difesa russa. È questo il programma che potrebbe avere conseguenze più significative sull’equilibrio della guerra, se Kyijv riuscirà davvero a portarlo in produzione entro la fine dell’anno.
Il passaggio ha anche un valore storico. L’Ucraina sovietica possedeva una delle più importanti industrie missilistiche dell’Urss: nelle sue fabbriche venivano prodotti anche missili balistici intercontinentali. Dopo il 1991 quelle filiere si sono in gran parte dissolte. Fire Point sostiene ora di avere ricominciato praticamente da zero, sfruttando tecnologie e materiali provenienti anche dall’industria civile, come un tipo di fibra di carbonio originariamente utilizzato per i telai delle biciclette.
È una delle caratteristiche della guerra ucraina: la trasformazione dell’innovazione civile in capacità militare. Prima sono arrivati i droni, prodotti in quantità sempre maggiori e utilizzati per colpire raffinerie, depositi, porti e infrastrutture russe. Ora arrivano i missili balistici.
Il risultato è una guerra sempre più combattuta sulla distanza e sulla capacità industriale. La Russia mantiene ancora un vantaggio quantitativo enorme nella produzione e nell’impiego di missili e droni a lungo raggio. Mosca li usa per colpire città, infrastrutture energetiche e industria ucraina, con l’obiettivo anche di aumentare il costo economico e politico del sostegno occidentale a Kyijv.
L’Ucraina sta rispondendo cercando di rendere quel costo reciproco. Gli attacchi alle raffinerie russe hanno già ridotto, secondo le stime ucraine, oltre il 45 per cento della capacità di raffinazione del Paese. Kyijv continua a colpire infrastrutture energetiche e militari russe nonostante le pressioni di Donald Trump, preoccupato per gli effetti sul mercato globale del diesel.
Nel frattempo Fire Point sta sviluppando l’FP-7 anche come intercettore balistico nell’ambito di Freyja, il programma europeo di difesa antimissile. Il missile è quindi pensato contemporaneamente come strumento per colpire e, in prospettiva, per difendersi dai missili con cui la Russia martella l’Ucraina.
È questa la novità strategica più interessante. Kyijv non sta semplicemente cercando un’altra arma da aggiungere all’arsenale. Sta tentando di costruire una propria filiera missilistica, capace di ridurre la dipendenza dagli alleati e di rendere più costoso per Mosca continuare la guerra.
L’FP-7 non cambia ancora gli equilibri. Ma segnala che la guerra sta entrando in una fase nella quale a contare non saranno soltanto i chilometri conquistati sul terreno. Conteranno sempre di più le fabbriche, i lanciatori, le raffinerie, le catene di approvvigionamento e la capacità di produrre abbastanza armi per sostenere una guerra lunga.
E se l’FP-7 è il primo passo, la vera domanda sarà cosa succederà quando arriveranno i missili successivi.
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