Schlein rivendica i voti, Conte detta le condizioni, ai centristi va bene tutto

05 Ottobre 2026 - 10:00
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Schlein rivendica i voti, Conte detta le condizioni, ai centristi va bene tutto

Nel centrosinistra si discute di primarie per scegliere chi guiderà la coalizione contro Giorgia Meloni. Ma c’è un problema che la discussione sulle regole lascia in ombra: Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha già deciso dove la coalizione dovrà andare. La sua direzione è chiara. Allearsi con Conte alle sue condizioni significa schierarsi contro i “volenterosi”, i paesi europei che sostengono l’Ucraina, contro gli aiuti militari a Kyjiv e contro il riarmo europeo, che peraltro non piace nemmeno a Elly Schlein. Se questa diventerà la linea della coalizione, votare a sinistra vorrà dire votare contro un’Unione Europea capace di difendersi, e quindi a favore di Putin. Qualunque sia il nome stampato sulla scheda.

Le primarie permettono di non guardare questo punto. Si contendono il diritto di guidare un viaggio di cui Conte pretende di aver già fissato la meta, e gli aspiranti passeggeri discutono soprattutto di dove sedersi. La risposta di Conte a Goffredo Bettini, storico dirigente del Pd, ha tolto l’ultimo alibi. Bettini aveva proposto una mediazione sulle «armi difensive». Conte l’ha respinta, accusando i volenterosi di portare avanti «vigliaccamente» una «guerra per procura». Così chi aiuta un paese aggredito diventa il colpevole della guerra. Bettini offre un ponte ma Conte vuole che tutti attraversino il fiume a nuoto.

Non resta molto da interpretare. Resta da scegliere. Il Pd e i suoi alleati sono disposti a contrastare questa politica anche a costo di perdere l’alleanza? Oppure, pur di garantirsi qualche seggio, sono pronti a mettere sul tavolo il posto dell’Italia in Europa?

Schlein ha mostrato i denti, sì. Ricordando che il Pd ha il doppio dei voti, avvertendo che «uno non vale uno» e proclamando «generosi sì, ingenui no». Ma non ha morso: sull’Ucraina, ha solo promesso una «sintesi alta». Alta? Ma via: lei cerca una formula, lui ha una condizione. E ribadisce che un progetto annacquato non avrà il suo consenso. Schlein conta i suoi voti, Conte conta sul fatto che lei ha paura di perdere le elezioni.

C’è poi un episodio rivelatore. Il Corriere della Sera racconta che nel Pd si teme un’interferenza di Mosca nelle primarie online, a favore di Conte. È un allarme, non un’interferenza accertata. Ma la domanda politica resta pesante: come si costruisce un’alternativa di governo se si teme che la vittoria di uno dei due candidati alle primarie sia un investimento del Cremlino? Prima di proteggere le password, bisognerebbe chiarire la politica estera.

I centristi, che dovrebbero correggere lo squilibrio, rischiano invece di decorarlo. Matteo Renzi dice che è secondario se a guidare sia Conte o qualcun altro, purché ci si accordi sulle idee. Le idee di chi? Il possibile ritorno di Conte a Palazzo Chigi è diventato un dettaglio.

Per +Europa la questione è ancora più seria. Riccardo Magi ha detto che se si fermano le armi a Kyjiv +Europa non ci sarà. Quella frase è un confine o la posizione di partenza di una trattativa? Benedetto Della Vedova deve ancora chiarire che ruolo pensa di avere. La storia radicale non è un cimelio da portare in dote a una politica opposta. E +Europa non può diventare il nome della lista mentre il risultato dell’alleanza è meno Europa se non l’inizio della sua fine.

Poi ci sono quelli che potremmo chiamare i cinici-civici. Alessandro Onorato, sostenuto da Bettini, elogia Conte come un ottimo presidente del Consiglio e prepara la sua offerta autonoma. Autonoma quanto? Un centro costruito per piacere ai Cinquestelle rischia di essere il reparto commerciale del loro progetto: cerca clienti diversi, ma vende la stessa merce.

Infine Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, con la solennità di due curriculum chiamati a riempire il vuoto della politica. Gabrielli annuncia l’ingresso in Più Uno, assicura che viene prima il progetto e rinvia i dettagli a più avanti. Prima il progetto, dunque. Ma intanto i nomi.

Se l’unità diventa un obbligo per tutti e il compromesso lo è solo per alcuni, il risultato è già scritto. Insomma, Conte scrive il programma sulla politica europea e internazionale, Schlein può aggiudicarsi la candidatura a premier purché si impegni ad eseguirlo, gli altri sono ospiti graditi purché non creino disturbo.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Marco Taradash per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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