Il Salvini Toninelli. Si difende sui ritardi dei treni e si paragona all’ex ministro grillino
E’ sotto assedio e si difende paragonandosi, anche se non vorrebbe, a Danilo Toninelli, il ministro dei Trasporti in quota M5s dell’epoca gialloverde. Matteo Salvini in Parlamento, rispondendo alla sfilza di interrogazioni sui ritardi dei treni, è riuscito ieri a fare quel che più gli viene naturale: elencare. I disservizi? La linea a scorrimento lento? I lavori a singhiozzo? Follow the data. “Si può fare polemica su tutto, ma i numeri dicono che nonostante il massimo storico dei cantieri, il massimo storico dei treni circolanti e il massimo storico dei passeggeri trasportati, i ferrovieri italiani offrono un servizio eccezionale”, ha rivendicato il vicepremier rispondendo praticamente in replica alle richieste fatte da Futuro nazionale (con l’ex leghista Laura Ravetto), Italia viva, Pd e M5s. Aggiungendo che “i cantieri attivi sono arrivati a 1.300 dai meno di mille del 2020”, mentre per quanto riguarda la puntualità “nell’ultimo triennio si è passati da 74 a 77,7 per cento per l’alta velocità e dall’82 all’86 per cento per gli intercity e dall’88,9 al 96 per cento per i regionali”. E ancora: “In una giornata feriale circolano più di 2 milioni di passeggeri a riprova del gradimento del servizio. Se facciamo un confronto con gli anni precedenti, con il ministro Giovannini erano 750 mila, con la De Micheli 900 mila e con Toninelli 1,3 milioni”. Nondimeno: “Il 24 per cento dei ritardi è per cause esterne, cause che negli ultimi anni hanno avuto un incremento significativo. Oggi la puntualità viene misurata con metodi più rigorosi che in passato, un sistema molto più trasparente e severo”. Non è una questione di puntualità del servizio, insomma, ma di come viene computato. E infatti nel calcolo medio operato sull’alta velocità, nei dati di Salvini il ritardo diventa di “9,57 minuti quest’anno”. Altro che oltre tre ore in un convoglio fermo in mezzo alla Pianura padana e senza aria condizionata. Mentre per quel che riguarda i lavori per il Ponte al Pino a Firenze Salvini ha rimarcato fossero concordati con il Comune. E poco importa se sia stato un disservizio per gli stessi esponenti del Carroccio, visto che come abbiamo raccontato sul Foglio c’è stata una lotta tra parlamentari per accaparrarsi i pochi biglietti aerei rimasti (è successo, per esempio, tra i deputati Iezzi e Toccalini): “Scusate se abbiamo preferito creare disagi ai parlamentari che agli operai”, s’è difeso ancora il ministro. Risposte che hanno permesso a Ravetto e ai vannacciani di controreplicare che “con Salvini la puntualità dei treni è un terno a lotto”.
Ma l’intervento del leader leghista alla Camera era atteso anche per capire il futuro di Ferrovie dello stato dopo le dimissioni indotte dell’ad Stefano Donnarumma. A tal proposito Salvini ha detto che la decisione “è stata assunta insieme al ministero e non dipende dai ritardi. Il Cda di Fs, in corso in questi minuti, ha avviato le procedure per garantire la continuità con risorse interne”. E sfuggendo ai cronisti in Transatlantico Salvini ha aggiunto solo che la decisione è in capo unicamente al cda di Fs. Con diabolico tempismo, a ogni modo, ieri Confindustria ha tirato un’altra stoccata al Mit perché “l’arrivo dell’alta velocità a Padova tra dieci anni è inaccettabile”, ha fatto sapere il vicepresidente di Confindustria Veneto Est Francesco Nalini.
Sempre su questioni che interessano la Lega, poi, ieri in Via della Scrofa si è tenuto un nuovo vertice degli “sherpa” di maggioranza sulla legge elettorale, durato oltre tre ore. Con il ministro Calderoli che si è presentato in bermuda, come ai tempi delle riforme scritte a Lorenzago, all’epoca della Casa delle Libertà. Si cerca ancora una quadra sulle preferenze, prima che il testo ritorni in Aula la prossima settimana. Fratelli d’Italia intende presentare l’emendamento a lungo promesso. E una delle ipotesi emerse negli ultimi giorni sarebbe il cosiddetto “modello belga”, che prevede l’indicazione delle preferenze e un riparto sostanzioso in base all’ordine di lista qualora la preferenza non venga espressa. “Ma sarebbe un modello poco applicabile al sistema italiano”, dicono fonti interne alla maggioranza. E infatti c’è chi già inizia a mettere le mani avanti, ché “quello sì che la trasformerebbe in una legge truffa”. Al termine del vertice i partecipanti si sono limitati a dire: “Ci rivedremo”.
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