Parla Urbano Cairo: "Meloni ha diritto di ambire al Colle. Vannacci può arrivare al 10%. Ranucci a La7? Per carità"
Chioma folta, cervello largo e gessato blu. E’ l’ora dell’editore. Parla al Foglio Urbano Cairo, la C. del Corriere della Sera, di La7. Pier Silvio Berlusconi in politica? “Mi ricorda quel libro di Ted Turner: Lead, Follow or get out of the way. O guidi, o segui o ti togli dai coglioni”. Meloni al Colle? “Non è uno scandalo. Se ha i voti, ha diritto di andare al Quirinale”. Vannacci? “Può arrivare al dieci per cento. Più lo attaccano e più fanno il suo gioco. In coalizione con Meloni è pericoloso”. Salvini? “Ha usato Vannacci come gadget per aumentare le vendite ma una volta tolto le ha fatte crollare. Da sprovveduti”. Trump? “Ingestibile, ma fa il più bel regalo a Meloni”. Schlein? “L’ho incontrata a Roma. Studia. Mi piace. Può fare la premier”. Leonardino Maria Del Vecchio? “Compra, compra, ma quanto valgono poi le aziende che compra?”. Ranucci a La7? “Per carità!”.
Presidente Cairo, Ranucci è il Vannacci della tv? “Tu lo dici, io lo penso, ma non lo dico. Ci siamo visti con Ranucci per ragionare su un libro, ma lui voleva parlare di La7. Si informava sulla nostra rete”. Silvia Salis? Sa come prendere voti”. Draghi che incontra Schlein? “Draghi è sopravvalutato. Mattarella lo ha stracciato 5-0”.
Vi venderebbe anche l’acqua del rubinetto, con il sorriso, perché nella lingua di Cairo, Aldo Cazzullo “è strepitoso e può fare tutto”, come Ulisse, giornalista dal multiforme rigo. Gli ascolti di La7? “Sono sistematicamente davanti a Italia 1”, così come i consensi di Cairo, il gradimento sulla sua persona, “che è altissimo”. Faraone Cairo, ma alto quanto? “Ve lo dico dopo, quando siamo soli”. Per un un’ora e mezza risponde alle domande su Enrico Mentana, che racconta La7 come una televisione anti Meloni, e Cairo: “Non mi sembra che ci siano pericolosi bolscevichi. Quando Mentana è arrivato, La7 non era diversa”. E se Mentana lascia la guida del Tg7? Avete rinnovato? “Non esistono rinnovi sulla parola. I contratti vanno fatti”. Entriamo all’Hotel Principe di Savoia, a Milano, con la carovana del Faraone e scherziamo con uno di loro: ma è vero che volete Ranucci a La7? E la risposta, geniale, è la seguente: “Sì, ma solo se viene con Lavitola e facciamo ‘Attenti a quei due’. Vi piace?”. Finiamo inondati da successi, palinsesti, cifre e anteprime perché il prossimo anno, sulla televisione del Faraone, ci sarà “M” di Scurati, la serie, e anche Ezio Mauro, che fa ben due speciali: uno sull’assalto di Capitol Hill e un altro su Trump. Gli chiedono al Faraone del suo Torino e il Faraone assicura che venderebbe la squadra, ma solo se “trovo un imprenditore di Torino, tifoso, ricco e generoso”. Ma che fa? Il Faraone apre il suo telefonino, piccola pausa (“i call center mi tempestano di telefonate, sono una fascia alta, altissima, medio spendente”), e inizia a declamare nientemeno che un paragrafo dello scrittore Giuliano da Empoli: “Vi leggo una pagina de ‘L’ora dei predatori’. E’ la parte dove si parla degli imprenditori che vogliono fare politica”. La morale di da Empoli e di Cairo: “La politica è un gioco dove non si conosce il perimetro e il terreno è nebuloso”. E’ il modo per sfuggire alla domanda annuale: presidente Cairo, ma si candida? E Cairo, come ogni anno: “Mai dire mai”. Siamo ancora nella fase istituzionale, nella prima conferenza stampa. Presidente, la sua La7 sembra La3, e Cairo: “Ma noi abbiamo Mentana, mentre quella Rai 3 aveva Curzi. Direi che c’è differenza”. Cairo ha anche Andrea Salerno, il direttore di La7, mezzo Salerno e mezzo Angelo Guglielmi, l’inventore della vecchia Rai 3, perché il Salerno è mobile come l’aria, la lirica. Cairo ogni mattina ha un’idea diversa e Salerno la realizza. Quest’anno il Faraone è preso dal cinema, dalla sua La7 Cinema e Salerno, come l’annunciatrice simbolo di Rete 4, Emanuela Folliero, gli porta i film, le cassette western, i Bellissimi di Cairo. Arriva la domanda su Berlusconi, maestro, amico, e Cairo: “Berlusconi era un visionario, ma in politica ha realizzato solo il trenta per cento di quello che ha realizzato con le sue imprese”. Finito. Ce lo prendiamo sotto braccio con il risotto alla milanese, per fargliela dirla tutta, in altre parole, come il programma di Gramellini. Presidente Cairo, Pier Silvio in politica? Cosa ne pensa? “Mi dicono che legge la scaletta, che studia tutto a tavolino. Ma non basta. Io ho appena finito una conferenza stampa, ne ho fatto un’altra a margine, e adesso parlo con il Foglio. Si deve abbracciare la gente, improvvisare. Non credo che sia nello spirito di Pier Silvio”. E Tajani, che è stato delegittimato dalla famiglia Berlusconi? “In effetti con il cambio dei capigruppo lo hanno delegittimato”. Il padre, il grande Cav.? “Nella gestione delegava ai manager e faceva bene. Era fatto per pensare mondi nuovi, ma io sono un uomo che ama anche la gestione”. Con lo zafferano nei denti e la scaglia di parmigiano passiamo ai mutandoni di Vannacci. Faraone, Vannacci supererà il dieci per cento? “Avete visto l’Afd? Vannacci intercetta un vento che soffia in Europa. Ma lo sapete che Vannacci era andato da FdI e voleva candidarsi? Meloni, che è astuta, lo ha rifiutato”. Lo sappiamo, presidente, e poi Salvini, lo sventurato gli rispose… “Adesso vi regalo questa frase. Salvini pensava di usare Vannacci come gadget. Conoscete i gadget, i vhs che si allegavano con i giornali? Fanno aumentare le vendite, ma quando li togli, le vendite crollano. Ecco cosa ha fatto Salvini”. Passiamo a Meloni. Al Colle? E Cairo: “Bisogna vincere le elezioni, ma se le vince ha tutto il diritto di ambire”. E come la mettiamo con il suo antifascismo? “Contano i voti, solo i voti. Come con la pubblicità”. Vannacci lo deve prendere in coalizione? “Ma vi immaginate? Meloni dovrebbe andare dietro alle sue sparate, inseguirlo ogni giorno come sul femminicidio; una frase, quella di Vannacci, che neppure si può commentare. Le renderebbe la vita impossibile. Prenderlo in coalizione è un pericolo. Io consiglierei di no”. Presidente, Schlein incontra Draghi, le piace Schlein? “Devo dire che studia. E’ preparata. Ci ho parlato, l’ho vista”. Quando? “Due volte, l’ultima a Roma”. Ah. Un Faraone vale più di Draghi. Cairo si avvicina all’orecchio: “Posso dirlo?”. Certo presidente, lo dica: “Draghi è stato sopravvalutato”. Anche dal suo Corriere? “Eh”. Spiega il Faraone: “Il Pnrr è stato gestito male, il Superbonus ha sfasciato i conti e c’era Draghi…”. Che non è andato Colle. “Posso dirlo, ancora?”. Ma le pare! “Mattarella lo ha stracciato cinque a zero, bravissimo”. Chi sono i bravi? Silvia Salis, la sindaca di Genova? “Non c’è dubbio che sa prendere i voti, e poi c’è il marito regista che la aiuta, funziona”. Torniamo a Trump, svelato nelle telefonate da Viviana Mazza del Corriere e da Daniele Compatangelo su La7. Dice Cairo: “Sento che siamo contro Meloni, ma la verità è che le abbiamo fatto un favore. Trump è detestato in Italia. Grazie a quelle telefonate Meloni è ancora più popolare”. Faraone, a Milano, chi vede bene come sindaco, eccetto lei, sia chiaro… Lo sa che si parla di Ferruccio de Bortoli? “Io amo de Bortoli, ma non so se ha voglia di questo impegno”. Anticipiamo che si prevedono spataffiate per Pier Silvio Berlusconi che presenta i palinsesti, in contemporanea, e che Pier Silvio Berlingueroni compra tutto, si espande. Il Faraone avverte: “Sento che compra, ma io farei attenzione ai debiti delle aziende che si acquistano”. Cosa pensa di Leonardino Maria Del Vecchio, il nuovo editore sulla scena? “Anche lui compra l’acqua Fiuggi, i giornali, i locali, ma mi chiedo: a quanto è arrivato il valore delle società che compra? Poi magari mi sbaglio”. Raccontano che vuole sfidare il Corriere, fare un Qn nazionale. E Cairo: “L’editoria è pericolosa”. Presidente, ma se va via Mentana, chi mette al posto suo? “Non vedo giganti”. Mario Orfeo? “Non è la figura che cerco”. E’ vero che lo cerca Mediaset, Pier Silvio? “Penso che un editore greco come Kyriakou non abbia acquistato Repubblica per lasciare alla sua guida Orfeo. Immagino che vorrà cambiare presto”. Faraone, ma Ranucci potrebbe un giorno venire a La7? Cairo si fa il segno della croce e ci beviamo su un vino benedetto. Racconti… “Premesso che la sua trasmissione mi piace e gli esprimo tutta la solidarietà. E però, questa storia di Lavitola è strana”. Vi siete visti? “Una volta. Per un libro con Solferino, la casa editrice. Io volevo parlare del libro, ma Ranucci chiedeva informazioni per venire a La7. Ma noi abbiamo la bellissima squadra di Formigli. Il programma come Report me lo faccio in casa”. E poi c’è il Corriere. Ci sarà un giorno una donna direttrice, dopo Luciano Fontana? “Che significa una donna? Meloni è presidente perché è Meloni e non perché è donna”. Un direttore donna, direttore come Fiorenza Sarzanini, la condirettrice? “E’ brava. Ma i direttori del Corriere sono una categoria speciale. Ci sono i bravi e poi ci sono i direttori del Corriere”. E di Cairo quanti ce ne sono? “Ecco, un altro Cairo. Questo è mio figlio!”. Il suo gradimento personale, quello misurato con i sondaggi? “Ah, giusto”. Alto? Quanto alto? “Alto. E se lo diciamo al prossimo palinsesto?”.
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