Criminalità organizzata nell’UE, l’Europol registra 731 reti e 400mila affiliati

26 Giugno 2026 - 15:01
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Bruxelles – La criminalità organizzata in Europa non arretra, si adatta. È questo il messaggio centrale del nuovo rapporto di Europol presentato oggi (26 giugno) a Bruxelles, ‘Decoding the EU’s Most Threatening Criminal Networks. Elaborato con i contributi di tutti e 27 gli Stati membri e dei partner internazionali di Europol, il documento fotografa 731 reti criminali attive nell’Unione europea, con oltre 400mila affiliati provenienti da 118 nazionalità, il 60 per cento di quelle mondiali. Rispetto alle 821 reti censite nel 2024, il 76 per cento non figura più nell’elenco attuale. 

“Questo non significa che la criminalità organizzata si sia ridotta – ha chiarito Jürgen Ebner, vicedirettore esecutivo di Europol -. È solo il riflesso di ciò che gli Stati membri vedono nelle loro indagini”. Al posto delle reti scomparse ne sono emerse 533 nuove. Il dato positivo, però, esiste ed è significativo: circa l’80 per cento dei gruppi identificati due anni fa è stato neutralizzato. Questo dimostra che “la cooperazione internazionale funziona e che i nostri sforzi collettivi stanno dando risultati”, ha aggiunto Ebner.

Il problema strutturale resta. “Se un obiettivo criminale di alto valore viene arrestato, la domanda non scompare – ha detto il vicedirettore -, ma l’opportunità di profitto rimane, e qualcun altro subentrerà”. Le reti non si limitano a rispondere alla domanda di beni illeciti, ma “scansionano proattivamente sistemi digitali, finanziari e geopolitici alla ricerca di vulnerabilità da sfruttare”.

Le 200 reti più persistenti, cioè quelle che hanno resistito alla pressione investigativa, “condividono caratteristiche precise – spiega il rapporto -: struttura gerarchica, spesso su base familiare, radicamento internazionale, solidità finanziaria e uso sistematico di corruzione e intimidazione”. Inoltre, “quando il loro leader viene arrestato, viene immediatamente sostituito”, ha osservato Ebner. Il 64 per cento delle reti è strutturato gerarchicamente, in aumento rispetto al 57 per cento del 2024. Quasi l’80 per cento è attivo da almeno tre anni e un terzo opera da oltre dieci.

Secondo il rapporto dell’Europol, poi, l’85 per cento delle reti utilizza strutture aziendali legali per facilitare o occultare le proprie attività. “Le nostre economie restano profondamente esposte all’infiltrazione della criminalità organizzata – ha sottolineato il commissario europeo per gli Affari interni Magnus Brunner -. Non stiamo parlando di bande di strada, ma di vere e proprie multinazionali del crimine”.

Il traffico di droga rimane il settore principale, coinvolgendo il 36 per cento delle reti. Al secondo posto le frodi, con le truffe online in rapida crescita. Una rete su cinque ha legami diretti con l’America Latina, utilizzata come hub per il traffico di cocaina. Il rapporto evidenzia anche il dato sul reclutamento di minori. Il 6 per cento delle reti arruola attivamente “ragazzi tra gli 8 e i 17 anni per compiti rischiosi, dallo spaccio fino ad atti di violenza estrema”.

La risposta europea è “già in corso – ha detto Brunner -, dalla strategia antidroga al contrasto alle frodi digitali, perché se le competenze restano nazionali, le soluzioni possono essere solo europee”. Mercoledì la Commissione ha proposto l’aggiornamento del mandato di Europol, con l’obiettivo di rendere il supporto agli Stati membri “più forte, più rapido, più efficiente e più intelligente”. Secondo la proposta della Commissione, il budget di Europol verrebbe raddoppiato a 3 miliardi di euro nel quadro finanziario 2028-2034. La Vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha parlato di un “pacchetto europeo per le forze dell’ordine” per chiudere “le scappatoie che i criminali sfruttano”. 

Per Europol, le priorità future sono rafforzare il coordinamento nei grandi hub logistici europei – a partire dall’Alleanza portuale – lavorando a stretto contatto con il settore privato, smantellare le infrastrutture digitali criminali e intensificare le indagini finanziarie per seguire il denaro e recuperare i proventi illeciti. “Finché la vulnerabilità rimane, finché il modello di business sopravvive – ha concluso Ebner -, altri si faranno avanti e li sostituiranno. Dobbiamo colpire l’ecosistema, non solo i singoli”.

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