In Europa +30% auto elettriche e +17% pompe di calore, le tecnologie green proteggono dai costi della guerra

10 Giugno 2026 - 14:04
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In Europa +30% auto elettriche e +17% pompe di calore, le tecnologie green proteggono dai costi della guerra

Le crisi energetiche accelerano le trasformazioni. È accaduto con gli shock petroliferi degli anni Settanta, che aprirono una fase di rapido cambiamento nei sistemi energetici globali; è accaduto dopo la crisi del gas del 2022, che ha spinto l’Unione europea a mettersi nelle condizioni di eliminare entro il 2027 tutto il gas russo dal proprio sistema energetico. E sta accadendo di nuovo oggi, mentre la nuova instabilità geopolitica e il conflitto in Medio Oriente rendono i combustibili fossili sempre più costosi, insicuri e diseconomici.

A metterlo in evidenza è l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), mostrando che l’attuale crisi sta già migliorando la competitività delle tecnologie elettriche. Ad aprile, nell’Unione europea, i risparmi associati alla guida di un’auto elettrica sono cresciuti del 35% rispetto al 2025, mentre le vendite di auto elettriche nell’Ue sono aumentate di circa il 30% nei primi quattro mesi del 2026; al contempo, quelle delle pompe di calore residenziali in 11 mercati europei chiave, tra cui Francia, Germania e Polonia, sono cresciute del 17% nel primo trimestre.

«Sostenere l'elettrificazione della domanda rappresenta un'opportunità per proteggere i consumatori dalle conseguenze a lungo termine dell'attuale crisi energetica», sottolinea l’Iea, indicando nelle tecnologie elettriche uno strumento per rendere i sistemi energetici più resilienti agli shock futuri.

Il punto è semplice: auto elettriche e pompe di calore consumano molta meno energia rispetto alle tecnologie fossili che sostituiscono. Le auto elettriche vendute oggi usano da quattro a cinque volte meno energia per chilometro rispetto alle nuove auto con motore a combustione interna. Confrontando in ciascun Paese Ue il modello a combustione più venduto con un equivalente elettrico a batteria, e senza considerare gli incentivi pubblici, il periodo di rientro dell’investimento è inferiore a 8 anni in 11 Paesi su 27, sulla base dei prezzi 2025.

Nei mercati più grandi, come Germania e Francia, il sostegno pubblico disponibile – attorno ai 4mila euro – dimezza il tempo di rientro tipico, portandolo da 7-10 anni a 3-5 anni. La competitività delle auto elettriche è destinata inoltre a migliorare con l’arrivo di modelli più accessibili e con l’ulteriore calo dei prezzi delle batterie. Oggi, nell’Ue, il divario medio di prezzo tra auto elettriche a batteria e auto a combustione interna è di circa 10mila euro; nel 2025 erano disponibili circa 10 modelli elettrici accessibili con prezzi di partenza attorno ai 25mila euro.

Il nuovo pacchetto europeo per l’automotive dovrebbe inoltre sostenere la diffusione delle auto elettriche di piccole dimensioni, attraverso “super-crediti” per le case automobilistiche, facilitando il raggiungimento degli standard sulle emissioni di CO2. Ma in molti mercati europei restano necessari sostegni fiscali e una maggiore disponibilità di modelli economici, per ridurre il divario di prezzo all’acquisto rispetto alle auto tradizionali.

Il quadro è analogo per le pompe di calore, una tecnologia nella quale l’Italia ospita il maggior numero di produttori nell’Unione europea. Le pompe di calore sono da tre a cinque volte più efficienti delle tecnologie convenzionali, ma la loro diffusione è ancora molto disomogenea. Sono ormai la soluzione distribuita di riscaldamento preferita nei Paesi nordici e rappresentano circa la metà delle vendite di apparecchiature per il riscaldamento in Portogallo, Francia e Austria, mentre restano marginali in altri Paesi.

Considerando l’intero ciclo di vita dell’impianto, le pompe di calore residenziali sono competitive rispetto alle caldaie a gas in 16 Paesi, che rappresentano circa un terzo della domanda europea di riscaldamento domestico. Si tratta di Paesi favoriti da un rapporto più conveniente tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas: oltre ai Nordici, possedere una pompa di calore costa dal 15% al 30% in meno rispetto a una caldaia a gas nei Paesi Bassi, in Portogallo o in Bulgaria.

Negli altri 11 Paesi, compresi grandi mercati del riscaldamento come Germania, Polonia e Francia, le pompe di calore risultano in media equivalenti o più costose rispetto alle caldaie a gas, considerando i prezzi 2025 e l’intero ciclo di vita. Tuttavia, in tutti tranne cinque di questi Paesi, la differenza nei costi di possesso è inferiore al 5%: sussidi iniziali o un rapporto più favorevole tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas potrebbero quindi spostare rapidamente la convenienza a favore delle pompe di calore.

Il vantaggio operativo è già più netto. Le pompe di calore sono più economiche da utilizzare rispetto alle caldaie a gas in quasi tutti i Paesi Ue, con risparmi energetici annuali che possono arrivare fino a 800 euro. Se installate e gestite correttamente, durano più a lungo, migliorano il comfort termico, aumentano il valore degli immobili e riducono l’esposizione alla volatilità dei prezzi fossili e all’inquinamento atmosferico locale. Le unità aria-aria possono inoltre migliorare la qualità dell’aria interna e contribuire al benessere durante i mesi estivi.

Il principale ostacolo resta il costo iniziale, oltre alla disponibilità di spazio per ospitare l’impianto in casa. Installare una caldaia a gas costa diverse migliaia di euro in meno rispetto a una pompa di calore e spesso richiede meno lavori aggiuntivi. Inoltre, la sostituzione dell’impianto di riscaldamento avviene di frequente nei momenti peggiori, quando il vecchio sistema si rompe durante i mesi più freddi: in queste condizioni i consumatori tendono a scegliere la tecnologia già conosciuta, invece di impegnarsi in una pianificazione finanziaria di lungo periodo.

Per questo, secondo l’Iea, spostare il mercato del riscaldamento domestico verso investimenti più efficienti richiede certezza normativa di lungo periodo, finanziamenti a tasso basso o zero e supporto nella gestione dei progetti di ristrutturazione più complessi. In altre parole, non basta che le tecnologie siano più efficienti: devono diventare anche più semplici, accessibili e convenienti per famiglie e imprese.

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