«Il denaro e il machismo stanno minando l’America»: parola del Nobel per l’economia Krugman

10 Giugno 2026 - 14:04
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«Il denaro e il machismo stanno minando l’America»: parola del Nobel per l’economia Krugman

«Il denaro e il machismo stanno minando l’America». Questo è il titolo che l’economista Paul Krugman ha scelto per la sua ultima analisi pubblicata su Substack. La sintesi del testo è presto detta: l’amministrazione guidata da Donald Trump, e in senso più ampio l’intero movimento Maga della destra americana, stanno sistematicamente danneggiando gli interessi strategici e il futuro degli Stati Uniti. Nel dettaglio, il premio Nobel cita come spiegazione della sua tesi poco elementi che però stanno fortemente caratterizzando questo secondo mandato del tycoon alla Casa Bianca, a cominciare dall’ostilità verso la stipula di accordi tecnologici con l’Ucraina ora che è impegnata nella guerra contro la Russia, dal conflitto armato contro l’Iran e da tutte le misure messe in campo per ostacolare lo sviluppo delle rinnovabili negli Usa dando invece al contempo pieno sostegno al settore dei combustibili fossili.

«C’è stato un tempo in cui lo slogan “drill, baby, drill” poteva essere considerato una posizione realistica e pragmatica», scrive l’economista aggiungendo che «tuttavia, negli ultimi anni, il drastico calo dei costi dell’energia solare, eolica e delle batterie – che risolvono il problema del fatto che il sole non splende sempre e il vento non soffia sempre – ha reso le energie rinnovabili il modo più conveniente per generare elettricità. Al contrario, il carbone è del tutto insostenibile». Eppure, prosegue Krugman, «Trump sta cercando in ogni modo di ostacolare i progetti nel campo delle energie rinnovabili e ha appena invocato i poteri straordinari previsti in tempo di guerra per stanziare 700 milioni di dollari a sostegno di nuove centrali elettriche che utilizzano carbone “pulito e bello”».

Perché? Perché, è la domanda che pone Krugman. In parte, la risposta sta nei grandi capitali, dice Gli interessi legati ai combustibili fossili sono stati tra i principali sostenitori di Trump nel 2024. «La politica anti-rinnovabile e pro-combustibili fossili è la loro ricompensa». Ma c’è dell’altro. E cioè che l’energia pulita è diventata «uno spauracchio nelle guerre culturali»: «L’estrazione e la combustione del carbone sono considerate attività “virili”, mentre l’energia rinnovabile è dipinta come progressista ed effeminata. I veri uomini non si preoccupano della silicosi e delle particelle sospese nell’aria, figuriamoci del cambiamento climatico».

Secondo il premio Nobel per l’economia, l’America si trova oggi ostaggio di una combinazione profondamente distruttiva tra la fragilità dell’ego dei suoi leader, un’ideologia di genere esasperata e i potentissimi interessi finanziari delle vecchie corporazioni. Questa miscela tossica sta spingendo la leadership politica a rifiutare deliberatamente l’innovazione tecnologica in due dei settori più cruciali per la sicurezza e la prosperità di una superpotenza: l’energia e la difesa militare. Il primo fronte di questo scontro culturale ed economico riguarda la transizione ecologica. Krugman sottolinea come le energie rinnovabili, in particolare il solare e l’eolico abbinati alle moderne tecnologie di stoccaggio energetico, rappresentino ormai l’opzione più economica ed efficiente per la produzione di elettricità sul mercato globale, mentre fonti tradizionali come il carbone risultino del tutto obsolete e fuori mercato dal punto di vista economico. Ciononostante, la destra americana continua a osteggiare i progressi dell’energia pulita, promuovendo massicci sussidi a favore dei combustibili fossili. L’estrazione mineraria e le industrie pesanti vengono infatti romanticizzate dalla retorica conservatrice come simboli di una virilità rude e autentica, mentre l’energia solare e la sensibilità ambientale vengono ridicolizzate e liquidate come espressioni della cultura “woke” ed effeminata.

Questo stesso rifiuto della modernità si riflette in modo altrettanto pericoloso sulla dottrina militare e sulla sicurezza nazionale. I recenti conflitti globali, a partire dalla guerra in Ucraina, hanno ampiamente dimostrato come i droni a basso costo abbiano rivoluzionato per sempre i paradigmi della difesa. Le forze ucraine, pur partendo da una condizione di svantaggio, sono riuscite a infliggere perdite devastanti alla flotta russa nel Mar Nero grazie all’impiego strategico di droni marini ed aerei economici. Ciononostante, l’amministrazione Trump manifesta una profonda ostilità verso la stipula di accordi tecnologici con l’Ucraina, rifiutando di acquisire un know-how tattico che sarebbe preziosissimo per il Pentagono.

I motivi di questa cecità strategica, scrive Krugman, risiedono ancora una volta nell’influenza del denaro e del machismo. L’apparato industriale della difesa statunitense preferisce infatti concentrarsi sulla produzione di enormi e costosissimi sistemi d’arma convenzionali, che garantiscono profitti miliardari alle aziende del settore ma risultano vulnerabili di fronte alle nuove minacce asimmetriche. Al contempo, i leader politici rimangono affascinati da una retorica marziale d’altri tempi, fatta di dimostrazioni di forza muscolari e obsolete. «Lo stesso Trump va matto per le armi grandi e costose, che considera simboli di virilità e potere. Continua a spingere per la costruzione di gigantesche corazzate della “classe Trump”, anche se in una guerra moderna sarebbero un bersaglio facile. Basta chiedere agli ucraini, che hanno usato missili e droni navali per costringere la Flotta del Mar Nero, un tempo tanto decantata dalla Russia, a rintanarsi in un rifugio fortificato. Ma Trump non vuole rinunciare alle sue fantasie. Ed è particolarmente riluttante a imparare dall’Ucraina. Dopotutto, ha tagliato gli aiuti all’Ucraina in un accesso d’ira per la meritata reputazione di eroismo di Zelenskyy, solo per essere umiliato dal rifiuto dell’Ucraina di perdere la sua guerra. Ammettere di aver bisogno dell’aiuto ucraino sarebbe un’ulteriore umiliazione». Per Krugman non c'è alcun mistero sul perché Trump si rifiuti di concludere un accordo sui droni con l’Ucraina. «Non importa l’interesse nazionale. Nella strategia militare come nella politica energetica, Trump sta tradendo l’America al servizio del denaro e del machismo».

Come è suo solito, Krugman chiude la sua riflessione pubblicando un video musicale. Questa volta ha scelto una canzone dei Village People: “Macho Man”.

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