In Italia ci sono progetti da 12 miliardi di energia pulita già approvati ma ancora in attesa di essere allacciati alla rete

2 Giugnoe 2026 - 08:28
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In Italia ci sono progetti da 12 miliardi di energia pulita già approvati ma ancora in attesa di essere allacciati alla rete

In Italia ci sono progetti di energia pulita già approvati del valore di 12 miliardi. Riguardano piani per nuove installazioni di eolico e fotovoltaico che potrebbero avere un effetto immediato sulle bollette di famiglie e imprese. Fin qui le buone notizie. La cattiva è una sola, ma derimente: sono progetti in attesa di essere allacciati alla rete di distribuzione. Il problema che ciò determina è evidente, perché le congestioni fisiche e amministrative pesano sulle tasche dei consumatori e minano la possibilità che l’Italia rispetti le scadenze riguardanti la transizione energetica previste a livello europeo: già ora i colli di bottiglia della rete locale minacciano gli obiettivi italiani in materia di energia pulita per il 2030, mentre la dipendenza dal gas diventa sempre più onerosa

Ad accendere i riflettori sulla questione è un nuovo rapporto redatto dalla società di consulenza Afry su incarico di Beyond fossil fuels. L’indagine rivela che in Italia vi sono progetti nel settore delle energie rinnovabili e dello stoccaggio per un valore appunto di 12 miliardi di euro in attesa di allacciamento alla rete di distribuzione. L’aumento delle richieste di connessione alla rete in bassa tensione da parte di impianti come fotovoltaico, pompe di calore e veicoli elettrici sta mettendo sotto forte pressione l’infrastruttura elettrica del Paese. Senza interventi mirati, questa crescente congestione della rete potrebbe ritardare la transizione energetica del Paese e consolidare la dipendenza dalle costose importazioni di gas fossile.

Le infrastrutture di rete sono state originariamente progettate per carichi di natura diversa e perlopiù unidirezionali e oggi faticano a reggere l’evoluzione. A questo si aggiungono procedure autorizzative complesse e ritardi burocratici nell’ammodernamento delle cabine e delle sottostazioni, che limitano la capacità dei gestori delle reti di distribuzione (Dso) di espandere la rete con la rapidità necessaria. 

Favorire oggi la crescita delle rinnovabili è essenziale per un Paese come l’Italia che continua a dipendere fortemente dai combustibili fossili importati. L'Italia importa oltre il 90% del proprio gas ed è una delle economie europee più esposte alla volatilità dei mercati energetici globali. Le energie rinnovabili, in particolare il solare, rivestono un ruolo centrale nella riduzione di tale dipendenza nell'ambito del Piano nazionale per l'energia (Pniec). il Pniec punta a raggiungere il 65% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030, ma le reti di distribuzione non riescono a tenere il passo. I progetti solari costituiscono l'80% dell'attuale arretrato di connessioni.

Superare questo ostacolo richiede il potenziamento e la digitalizzazione della rete di distribuzione, spiega Michele Governatori, esperto senior di energia presso Ecco, il think tank italiano per il clima. «L'Italia non solo deve potenziare le proprie reti di distribuzione dell'energia elettrica per gestire meglio le energie rinnovabili e far fronte a una maggiore domanda di energia con l'elettrificazione dei consumi, ma ha anche bisogno di una maggiore affidabilità nella trasmissione dei dati di misurazione e di monitoraggio per potenziare la risposta alla domanda e migliorare il monitoraggio delle interruzioni nella produzione da fonti rinnovabili», ha affermato Governatori.

«Le reti di distribuzione costituiscono oggi un ostacolo che separa famiglie e le imprese da bollette energetiche più convenienti. Le code per l’allacciamento dei progetti relativi alle energie rinnovabili e allo stoccaggio si stanno facendo sempre più lunghe, rallentando la transizione energetica e indebolendo la competitività dell’Europa. Mentre i combustibili fossili continuano a non soddisfare le nostre esigenze, i gestori delle reti di distribuzione devono stare al passo con la transizione verso un'energia più pulita per proteggere la sicurezza energetica dell'Europa e rendere l'energia più accessibile ai consumatori. Senza riforme a livello di governance e di gestione operativa, il potenziale delle energie rinnovabili in Europa sarà soffocato, non per mancanza di ambizione o di investimenti, ma a causa dei limiti delle reti stesse che dovrebbero fornirle», ha affermato Duygu Kutluay, campaigner di Beyond Fossil Fuels.

La forte domanda degli investitori e modalità di consumo come le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) hanno stimolato la crescita dei progetti solari prosumer, ma le reti locali responsabili della connessione di questa nuova capacità non riescono a far fronte alla domanda. Qui c'è una contraddizione problematica. L’attuale quadro regolatorio della distribuzione non prevede un meccanismo di priorità per i progetti comunitari. Il sistema privilegia infatti rapidità e livello di preparazione dei progetti rispetto a obiettivi più ampi, come il beneficio collettivo, con il rischio che le comunità energetiche debbano attendere a lungo prima di poter entrare in funzione. 

Affrontare queste criticità di governance, semplificare i processi di connessione e rimuovere gli ostacoli amministrativi e regolatori permetterebbe di accelerare la transizione energetica italiana, rafforzare la sicurezza energetica e ridurre il costo dell’elettricità per famiglie e imprese. È necessario dunque un quadro normativo adeguato alla transizione capace di mettere i gestori delle reti di distribuzione nelle condizioni di accompagnare il cambiamento, sostenendo gli obiettivi italiani per il 2030 e riducendo al contempo la dipendenza dalle costose importazioni di gas fossile.

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