Sconto accise in scadenza, il Governo valuta lo stop: gli scenari

2 Giugnoe 2026 - 08:26
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Sconto accise in scadenza, il Governo valuta lo stop: gli scenari

Il 6 giugno 2026 potrebbe cambiare le abitudini di spesa di milioni di italiani al distributore. Allora giungerà a termine l’attuale taglio delle accise, nato al fine di tamponare l’onda d’urto del rincaro energetico innescato dalle tensioni in Medio Oriente. A questo punto, si staglia un bivio: confermare il sostegno o lasciare che i prezzi riprendano a correre. E, per la prima volta da quando l’emergenza è scoppiata, l’ipotesi di uno stop definitivo appare concreta.

I dubbi di Fratin

Sul futuro dello sgravio è intervenuto il ministro dell’Ambiente, Gilberto Picchetto Fratin, alimentando ancor più il timore tra i conducenti. Il titolare del dicastero ha voluto sottolineare come la copertura finanziaria – finora resa possibile dall’extragettito Iva e dai proventi delle sanzioni Antitrust – inizi a gravare sulle casse statali. Andare avanti di questo passo rischia di sottrarre risorse preziose a capitoli di spesa altrettanto vitali. In un clima di rigore finanziario, la proroga non è più, dunque, un atto dovuto, ma una scelta politica che si scontra con il bilancio pubblico.

Da un lato il ministero dell’Ambiente cova dubbi sulla chiusura, dall’altro via XX Settembre adotta maggiore prudenza. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha sottolineato che il monitoraggio dei mercati rimane costante, e di conseguenza l’esecutivo osserverà sia l’andamento del barile sia le fluttuazioni dei prezzi raffinati prima di sciogliere le riserve. La risoluzione della disputa vedrà la sua risoluzione solo nelle ore immediatamente precedenti la scadenza. Allora avranno tutte le informazioni indispensabili per prendere la giusta decisione.

I possibili effetti

Ma quali sarebbero gli effetti se dal 7 giugno le accise tornassero ai livelli ordinari? Il quadro appare preoccupante per le tasche dei cittadini. Attualmente, la benzina beneficia di una riduzione di circa 5 centesimi al litro, mentre il diesel ne sconta 10 (un valore già dimezzato rispetto ai picchi di venti centesimi delle scorse settimane). In assenza di intervento statale, il rincaro sarebbe immediato: dal 7 giugno, fare il pieno da 50 litri costerebbe circa 2,50 euro in più per la benzina e 5 euro per il gasolio. Su un singolo rifornimento la cifra può sembrare trascurabile, ma il discorso cambia nel caso di chi usa quotidianamente l’auto, pendolari e trasportatori in primis.

Nonostante il clima di generale preoccupazione, occorre sottolineare come sul prezzo finale alla pompa incidano diverse variabili oltre alle tasse. Dal costo del greggio al valore dell’euro sul dollaro, le dinamiche internazionali spostano di molto gli equilibri e proprio per questo, se il mercato globale subisse delle ulteriori impennate, l’assenza di uno scudo fiscale potrebbe essere un fardello pesante.

Il conto alla rovescia è arrivato agli sgoccioli. Nell’arco delle prossime ore il Governo dovrà comunicare la sua decisione definitiva: farà quadrare i conti e confermerà lo sconto oppure il taglio sulle accise volgerà al termine? La risposta arriverà con il prossimo decreto, ma per il momento la strada verso un “ritorno alla normalità” fiscale sembra segnata. L’unica certezza, in questo scenario volatile, è che gli italiani dovranno prepararsi a vedere, con ogni probabilità, numeri più alti sui cartelloni dei distributori a partire dalla prossima settimana.

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