In Italia solo il 9% dei proventi Ets è destinato alla transizione energetica, la media Ue è 75%

Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2, l’Eu Ets, resta uno degli strumenti più rilevanti costruiti dall’Unione europea per sostenere la transizione industriale ed energetica. Dal 2005 ha contribuito a tagliare le emissioni nei settori regolati, ha generato un segnale economico di lungo periodo per imprese e governi e ha prodotto circa 260 miliardi di euro di entrate attraverso le aste delle quote. Ma in Italia questo potenziale continua a essere utilizzato solo in minima parte.
È il tema al centro dell’evento “L’Ets per l’Italia: competitività, sicurezza, prospettive”, organizzato da Ecco – il think tank italiano per il clima – e ospitato a Palazzo Montecitorio dal vicepresidente della Camera Sergio Costa, in vista della revisione del sistema attesa dalla Commissione europea il 15 luglio 2026.
«Dal 2005 ad oggi l’Ets europeo ha fornito a imprese e governi un quadro normativo e un segnale economico di lungo periodo, incentivando investimenti in elettrificazione, efficienza energetica e innovazione. Sospendere o indebolire questo meccanismo rischia di generare incertezza normativa, scoraggiando gli investimenti, in una fase più che mai cruciale per garantire competitività al sistema paese», spiega Matteo Leonardi, co-fondatore e direttore esecutivo di Ecco.
Il Governo Meloni ha chiesto più volte il congelamento dello strumento, suggerendone l’eliminazione per gli operatori termoelettrici anche nell’ambito del decreto Bollette, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il prezzo dell’elettricità. Ma la sospensione dell’Ets non avrebbe effetti significativi sulla bolletta finale: per un consumatore domestico, il costo della CO2 pesa circa il 3% sulla bolletta, mentre la causa principale del caro energia resta la volatilità dei combustibili fossili, in particolare del gas, da cui l’Italia dipende ancora in larga misura.
«Chi indica nell'Ets il responsabile delle bollette sta colpendo il bersaglio sbagliato. Il vero fattore che determina il costo dell'energia in Europa, oggi, non è il prezzo della CO₂: è il prezzo del gas. È la nostra dipendenza dai combustibili fossili. L'Ets è esattamente lo strumento pensato per ridurre quella dipendenza e quindi le bollette. Sospendere o indebolire l'Ets sarebbe un errore per il nostro Paese», afferma Sergio Costa. Significherebbe rallentare gli investimenti nelle rinnovabili e nell’efficienza, proprio mentre la sicurezza energetica europea passa dalla riduzione delle importazioni fossili. Non a caso, nel tempo il sistema ha accompagnato l’aumento della quota di energie rinnovabili nel mix elettrico europeo, arrivata al 47,5% nel 2024; al contempo, dalla sua introduzione nel 2005, le emissioni sono diminuite del 39%, mentre l'economia nei settori coperti dall'Ets è cresciuta del 71%.
La criticità più evidente per l’Italia riguarda però l’uso dei proventi. Dalla sua istituzione, come già accennato, l’Ets ha generato circa 260 miliardi di euro di entrate attraverso le aste delle quote di emissione a livello Ue. Tra il 2012 e il 2024 le aste Ets hanno generato circa 18 miliardi di euro per il nostro Paese, ma solo 1,6 miliardi – il 9% del totale – sono stati destinati a misure riconducibili alla transizione, come richiesto dalle norme europee. Negli altri Stati membri la media è molto più alta: circa il 75% dei proventi viene destinato ad azioni per il clima e la transizione energetica, pur con margini ancora limitati di trasparenza sulle voci di spesa.
Fino alla revisione del 2023, la direttiva Eu Ets stabiliva che il 50% dei proventi fosse vincolato nell’utilizzo per le finalità climatiche; oggi tutti i proventi derivanti dalla vendita all’asta dovrebbero essere spesi sulla transizione ecologica (dagli investimenti sulle rinnovabili alla mobilità pubblica all’adattamento dei territori), sull’innovazione tecnologica (che possa anche ridurre le emissioni), sul sostegno finanziario per le famiglie a reddito medio-basso. Un vincolo di spesa, quello del 100%, peraltro non ancora trasposto nell'ordinamento nazionale.
«L’Ets rappresenta una fonte preziosa di introiti pubblici che, tuttavia, non vengono impiegati in modo efficace e coerente con gli obiettivi di sicurezza energetica e competitività. All’interno di una maggiore flessibilità di bilancio, occorrerebbe utilizzare al meglio le risorse già disponibili e, in questo senso, l’Ets rappresenta uno strumento particolarmente importante per Paesi con spazi fiscali ridotti come l’Italia», conclude Leonardi.

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