“In montagna si è ospiti”: le regole salvavita di Francesco Grienti

Maggio 12, 2026 - 18:47
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“In montagna si è ospiti”: le regole salvavita di Francesco Grienti
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L’appuntamento è per mercoledì 13 maggio a Materia (Via Confalonieri 5 sant’Alessandro Castronno): una serata per smontare le illusioni dei “turisti della domenica” e capire come si interviene davvero quando l’alta quota presenta il conto. Al VI° Caimanight, i volontari del Soccorso Alpino (CNSAS) e i ragazzi del CAI Carnago Giovani spiegheranno perché la natura non perdona l’arroganza.

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Che si tratti di un impegnativo 4.000 o della vetta “dietro casa”, la montagna richiede infatti una dote fondamentale ancor prima del fiato: il rispetto. “Spesso partiamo con troppa superficialità, ma in quota siamo solo ospiti”, avverte Francesco Grienti, socio del CAI Carnago. In un’epoca in cui i social media spingono verso l’escursionismo improvvisato e lo smartphone illude di poter risolvere ogni emergenza, Grienti traccia le regole d’oro per non trasformare una gita in un incubo per i soccorritori.

L’errore più letale: la presunzione di facilità

Lo sbaglio più comune di chi approccia un sentiero per la prima volta? La risposta di Francesco è netta: sottovalutare i rischi.

Spesso si parte con superficialità, convinti che un percorso sia “fattibile” a prescindere. Questa presunzione è pericolosa ovunque, ma diventa una trappola subdola proprio sulle montagne che consideriamo “innocue”. “L’errore più grande è la sottovalutazione di quello che non si conosce – spiega Grienti –. Prendiamo le nostre Prealpi Varesine o il Campo dei Fiori: vengono spesso visti come luoghi pacifici. In realtà, se non ti informi prima di partire, se sbagli abbigliamento o calzature, è un attimo finire su un sentiero insidioso, scivolare o farsi male”

I social media, in questo, giocano un ruolo ambiguo: mostrano panorami mozzafiato, ma raramente raccontano la fatica, le insidie del terreno o il rapido mutare del meteo. L’informazione preventiva – studiata su siti affidabili, vecchi articoli o video dettagliati – resta l’unica vera arma di difesa.

Smartphone e GPS: ancore di salvezza o trappole digitali?

Oggi ci affidiamo ciecamente ad app di navigazione come Komoot o a Google Maps. Ma in quota, la tecnologia ha un limite fisiologico: il freddo e la ricerca del segnale prosciugano rapidamente le batterie al litio. Cosa succede se la tecnologia ci abbandona nel bel mezzo del nulla?

Grienti suggerisce tre regole d’oro per la gestione dell’emergenza:

  1. Mantenere la calma: è il passo più difficile ma fondamentale, soprattutto se si guida un gruppo.
  2. Cercare tracce fisiche: abbandonare lo schermo e tornare a guardare l’ambiente. Cercare cartelli CAI, indicazioni o tracce di sentiero evidenti.
  3. Mettersi in sicurezza e bivaccare: se cala la notte o le energie finiscono, l’ostinazione è nemica. La cosa migliore da fare – continua Grienti – è trovare un posto per bivaccare, rassicurarsi dal punto di vista delle scorte di acqua e cibo, riposare e ripartire la mattina dopo con la luce e la calma del mondo”.

Inoltre, Francesco ricorda due abitudini salvavita: avvisare sempre qualcuno a casa sui tempi previsti di rientro (così che possano far scattare l’allarme in caso di mancato ritorno) e, per le spedizioni più complesse, dotarsi di un telefono satellitare.

La testa prima delle gambe: l’importanza della leadership

La montagna è un ambiente severo che testa il corpo, ma soprattutto la mente. “Puoi avere le gambe fortissime e polmoni che tirano dentro ossigeno all’infinito – sottolinea Grienti – ma se la testa si ferma, si rischia di perdere il controllo e andare incontro a situazioni pericolose”.

Saper gestire la fatica significa anche avere il coraggio di rinunciare. Grienti racconta di un’escursione a 3.300 metri in cui, non sentendosi bene fisicamente, ha preferito fermarsi a quota 3.000 per non rallentare il compagno e non mettere a rischio l’incolumità di entrambi rientrando col buio. Un atto di umiltà e di grande intelligenza escursionistica.

E quando subentra il panico in un compagno di cordata o di sentiero? Lì entra in gioco la figura del leader, una persona capace di mantenere razionalità e freddezza. “Se una persona va in panico, la cosa migliore è trasmetterle sicurezza – aggiunge -. Prenderla in senso figurato per mano e dirle: ‘Stai tranquilla, adesso con calma ne usciamo’”.

Il consiglio d’oro: siamo solo ospiti

A chi si approccia alla montagna per la prima volta, l’escursionista del CAI Carnago riserva due consigli opposti, a seconda del carattere:

  • Al timoroso: “Non avere paura, ma sii cauto e prudente. Buttati, sii conscio del pericolo, ma affrontalo con lucidità”.
  • Allo spavaldo: “Stai tranquillo. Essere spavaldi in montagna è la cosa peggiore. Noi lì siamo solo ospiti, e non è detto che chi ci ospita ci accolga sempre nel migliore dei modi. Bisogna comportarsi in maniera educata e consona all’ambiente”.

Un’occasione per imparare dai professionisti

Le parole di Francesco Grienti ci ricordano che l’escursionismo è una passione meravigliosa, ma richiede studio, umiltà e preparazione continua. Quando la prevenzione fallisce o la natura ha il sopravvento, entrano in gioco professionisti addestrati a operare in condizioni estreme.

Ma come funziona esattamente la macchina del soccorso quando parte una chiamata al 112? Come si muovono le squadre via terra e gli elicotteri?

Per rispondere a queste domande e approfondire i temi legati alla sicurezza, il CAI Carnago Giovani invita tutti gli appassionati a un appuntamento imperdibile. Mercoledì 13 maggio, alle ore 21:00, si terrà il VI° Caimanight – Il Soccorso Alpino e Speleologico Lombardo. Una serata speciale, aperta a tutti, dedicata a conoscere da vicino il prezioso lavoro dei soccorritori in montagna, tra testimonianze dirette, sfide tecnologiche future e l’insostituibile valore del fattore umano. Un’occasione per imparare, fare rete e ricordarsi che in montagna, la vera vetta da raggiungere, è sempre il ritorno a casa in sicurezza.

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Materia Spazio Libero si trova in via confalonieri 5 sant’Alessandro Castronno. 

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