Inceneritore, scatta la mobilitazione dei comitati: “Ipoteca sul futuro economico e ambientale dei territori”

26 Giugno 2026 - 18:15
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Inceneritore, scatta la mobilitazione dei comitati: “Ipoteca sul futuro economico e ambientale dei territori”
Protesta Bragno inceneritore

Genova. Un fronte compatto formato da ben 50 tra comitati, associazioni e circoli territoriali torna ad alzare la voce contro l’ipotesi di costruzione del nuovo inceneritore ligure, voluto da Regione Liguria per chiudere il ciclo dei rifiuti. Con il claim “Genova non si brucia”, la Rete Genovese dei comitati e delle associazioni, in coordinamento con la Rete Liguria Bene Comune, ha lanciato un nuovo appello alla politica, promuovendo una nuova mobilitazione in vista del prossimo Consiglio Comunale dove si tornerà a parlare della possibilità da parte di Amiu di partecipare al bando regionale.

L’obiettivo è chiarito nel comunicato stampa diffuso in queste ore: fare pressione sulla giunta ligure e sui vertici dell’azienda affinché palazzo Tursi decida di non partecipare alla gara regionale per l’impianto. Secondo il documento diffuso dalla Rete Genovese, l’inceneritore — oltre a richiedere dai 5 ai 6 anni per la costruzione — rappresenta una vera e propria “ipoteca sul futuro economico e ambientale dei territori”. “Chi aderisce al progetto inceneritore sarà vincolato per un pari periodo a fornire quote costanti di rifiuti per garantirne l’ammortamento – si legge nel materiale diffuso dai comitati – Se tali rifiuti non saranno disponibili, sarà il Comune a pagare comunque. Quello che pagheremo noi, per 30 anni, nelle nostre bollette”.

Tra i nodi più critici messi in luce ci sono i costi legati alla tassa europea sulle emissioni che scatterà dal 2029 facendo lievitare la Tari, e il rischio concreto di perdere i finanziamenti europei, rimanendo ancorati a un modello di gestione “che l’Europa sta progressivamente superando”.

Presidio rete liguria comitati

I comitati rilanciano anche le alternative, già sperimentate in altre aree e regioni europee: viene chiesto un cambio di rotta radicale verso gli impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) per il recupero dei materiali, biodigestori per l’umido e sistemi di compostaggio. Si tratta di strutture che, secondo i comitati, richiederebbero appena due anni per la costruzione, risultando finanziabili dalla BEI (Banca Europea degli Investimenti) e capaci di abbattere realmente i costi delle bollette.

Martedì 30 giugno: l’appello alla mobilitazione online

La partita politica si giocherà martedì 30 giugno alle ore 15, quando il Consiglio Comunale si parlerà anche di rifiuti. Non potendo occupare fisicamente l’aula, la rete dei comitati ha organizzato una vera e propria pressione politica digitale.

L’appello alla cittadinanza è quello di connettersi in massa alla diretta streaming sulla pagina Facebook del Comune di Genova o sul canale YouTube “Genoa Municipality” per “inondare la trasmissione di commenti contrari all’opera“. “Ogni commento è una voce. Ogni voce è una pressione politica”, ricordano gli attivisti, invitando a usare slogan come “Bruci i rifiuti? Bruci la Liguria” o “La salute dei liguri vale più di un contratto”.

I comitati, però, non si limitano al “no”, ma presentano una piattaforma precisa divisa in 5 punti: Rigetto totale di qualunque proposta di termovalorizzatore in Liguria; un nuovo Piano Rifiuti regionale allineato alla Direttiva UE 2018/851 e al Green Deal europeo; investimenti pubblici su porta a porta e filiere del riciclo locale; trasparenza assoluta su tutti gli atti e gli studi di impatto ambientale e l’apertura immediata di un tavolo partecipativo con la cittadinanza e le associazioni prima di ogni decisione.

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