Inchiesta curve, svolta in appello a Milano: verso una serie di patteggiamenti per i capi ultrà
Si va verso una serie di patteggiamenti in appello nel filone principale dell’inchiesta curve a Milano. I concordati riguardano in particolare l’accusa di associazione per delinquere. Tra gli imputati anche l’ex capo ultrà della Sud Luca Lucci.
Il processo d’appello inizierà il 14 luglio davanti alla Corte d’Appello di Milano
Si va verso una serie di patteggiamenti in secondo grado nel filone principale dell’inchiesta curve a Milano, così riferisce l’Ansa. Il procedimento nasce dalla maxi indagine della Dda di Milano, della Polizia e della Gdf, ribattezzata “doppia curva”, che nel settembre 2024 aveva portato a una serie di arresti di capi ultrà e sodali della Nord interista e della Sud milanista di San Siro. Il passaggio riguarda il rito abbreviato e l’istituto del cosiddetto “concordato in appello”. Al centro della tranche c’è l’accusa principale di associazione per delinquere, contestata anche con l’aggravante mafiosa per gli ultras nerazzurri.
Secondo quanto si è saputo e riferisce l’Ansa, dopo la rinuncia al ricorso in appello da parte di alcuni imputati, tra cui gli ormai pentiti ed ex capi della Nord Andrea Beretta e Marco Ferdico, altri imputati hanno raggiunto accordi attraverso i loro difensori con la Procura generale e con il pm Paolo Storari. I concordati, una sorta di patteggiamenti in appello, riguardano in particolare l’accusa di associazione per delinquere. Resta fuori, invece, il capitolo del tentato omicidio di Enzo Anghinelli del 2019, che anche in secondo grado è contestato all’ex capo della Sud Luca Lucci, condannato a 10 anni in primo grado, e al suo ex vice Daniele Cataldo.
In primo grado, nel giugno 2025, la gup Rossana Mongiardo aveva inflitto 16 condanne a pene fino a quasi 90 anni di reclusione. Nel processo si sono costituite parti civili anche Inter, Milan e Lega Serie A. Il processo d’appello inizierà il 14 luglio davanti alla terza sezione della Corte d’Appello di Milano. Gli imputati sono nove: oltre a Lucci e Cataldo, ci sono Giuseppe Caminiti, ritenuto dagli inquirenti vicino alle cosche della ’ndrangheta, e gli ultras Renato Bosetti, Alessandro Sticco, Fabiano Capuzzo, Islam Hagag, Luciano Romano e Matteo Norrito.
Per gran parte di loro sono già stati depositati i concordati con le relative pene. Sarà poi la Corte a esprimersi sugli accordi e a decidere se accoglierli nel giudizio d’appello.
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