Inter, che figuraccia! Chivu paga anche il fatto di aver preferito Curtis Jones a un difensore sul mercato

14 Ottobre 2026 - 12:30
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Campioni d'Italia sempre più lontani dai campioni di Francia, Germania, Inghilterra e Spagna.

Tanto tuonò che piovve. Dopo i campanelli d'allarme risuonati con Napoli, Real Madrid, Udinese e Roma, l'Inter rimedia la prima figuraccia della stagione perdendo 4-3 in casa contro il Bruges.


Con due storiche prime volte: una squadra belga segna 4 goal e un'italiana e i nerazzurri perdono 4 partite di fila in Champions League. La serie negativa in Europa si allarga a 7 sconfitte nelle ultime 8 gare, con 4 ko consecutivi a San Siro. Dove alla fine il tifoso milanista Nicolò Tresoldi, autore di una tripletta, festeggia sotto alla Curva Sud.


Un altro dato preoccupante è quello dei goal presi: 14 nelle prime 8 partite. Lo stesso numero di reti subite l'anno scorso arrivò dopo il doppio delle gare (16), nelle stagioni ancora precedenti dopo 20 e 26 partite giocate.


Ora l'Inter è chiamata a trasformare questa brutta figura in una bella lezione, utile per il futuro: per farlo le parole d'ordine sono umiltà ed equilibrio. In campo (dove va ancora registrata la fase di non possesso) e nei giudizi: come non bisognava esaltarsi troppo prima, adesso non si deve esagerare col disfattismo.


Sarebbe sbagliato far partire la solita caccia al colpevole. L'errore del portiere Josep Martinez in uscita sull'1-2 è grave e cambia l'inerzia dell'incontro, ma arriva subito dopo quello dell'attaccante Lautaro Martinez che non riesce a superare Sommer dopo averlo messo a sedere. Ovviamente non si può criticare il capitano, visto che segna una doppietta. Però non è giusto puntare il dito soltanto contro il portiere, anche perché individuare un capro espiatorio sarebbe come nascondere la polvere sotto al tappeto.


Più che un sogno, vincere la Champions è utopia. L'Inter sarà pure la più forte in Italia, ma il suo livello non è paragonabile a quello degli altri campioni nazionali dei principali Paesi europei: Arsenal (Inghilterra), Barcellona (Spagna), Bayern Monaco (Germania) e Paris Saint-Germain (Francia).


In prospettiva futura fa ben sperare l'analisi nel post-partita di Chivu. Nobile che l'allenatore si prenda la colpa, ma la sua dichiarazione più importante riguarda l'assetto della squadra. Il tecnico romeno ammette che c'è qualcosa da cambiare e su cui lavorare, tatticamente e mentalmente, aggiungendo che lo sapeva già. Bene, adesso deve cercare e trovare una soluzione.

Ad esempio tutti i 3 difensori centrali (Bisseck, Akanji e Bastoni) finiscono il match sulle gambe e col fiatone, sintomo di una squadra troppo lunga e scollegata fra i reparti.


A questo punto la domanda sorge spontanea: quando si alza il livello degli avversari, questa Inter è ancora in grado di reggere tre centrocampisti più di qualità che di quantità oltre a due esterni più bravi nell'attaccare che nel difendere?


I ritmi della Champions League sono mediamente maggiori rispetto a quelli della Serie A: vedere per credere la differenza di rendimento tra Europa e Italia di due elementi come Dimarco e Zielinski. Schierarli entrambi scopre la parte sinistra del campo in fase difensiva. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di far giocare Carlos Augusto esterno in presenza del polacco insieme a Calhanoglu oppure un centrocampista con più corsa nelle gambe come Sucic o Stankovic per coprire le spalle a Dimarco.

Col senno di poi, forse nello scorso mercato estivo sarebbe stato meglio investire su un difensore invece che su Curtis Jones. L'Inter aveva pensato all'argentino Cristian Romero e all'inglese Trevoh Chalobah, poi passati rispettivamente all'Atletico Madrid del Cholo Simeone e al Como di Cesc Fabregas, due formazioni ora più solide in fase di non possesso palla.


Ormai è inutile guardarsi indietro, meglio pensare al futuro. Un altro errore da evitare è quello di circoscrivere i problemi difensivi dell'Inter soltanto all'Europa, visto che ha già rischiato la sconfitta pure in Italia con Napoli e Roma.

Il prossimo esame da superare c'è sabato a Bologna, un campo che evoca brutti ricordi. Contro una squadra (seppur priva della bestia nera Orsolini) allenata da Palladino, un tecnico che ha già dimostrato di saper creare grattacapi al 3-5-2 nerazzurro prima col Monza e poi con la Fiorentina.


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