Inter, lo scudetto è già il passato: il futuro si chiama Chivu. Mercato giovane e il sogno Nico Paz per restare al top. Tutte le mosse dei nerazzurri

Maggio 04, 2026 - 13:53
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Inter, lo scudetto è già il passato: il futuro si chiama Chivu. Mercato giovane e il sogno Nico Paz per restare al top. Tutte le mosse dei nerazzurri

Marotta e Ausilio tracciano la strada: esperienza, italiani e nuovi talenti per la seconda Inter di Chivu

Lo scudetto numero 21 è già in archivio. L’Inter di Cristian Chivu ha vinto, ma adesso testa già al prossimo anno (al netto della parentesi, non indifferente della finale di Coppa Italia) per capire come restare in alto senza rimanere ferma. La squadra campione d’Italia ha una struttura forte, un gruppo abituato a vincere e una rosa con tanta esperienza. Forse troppa, se l’obiettivo è aprire un nuovo ciclo.

L’Inter ha chiuso la stagione con un’età media in campo di 27,8 anni, tra le più alte della Serie A. Esperienza e personalità hanno pesato nello scudetto. Ma nella prossima estate qualcosa dovrà succedere. Se vuole restare competitiva in Italia e tornare a correre davvero in Europa, la società dovrà abbassare l’età media senza perdere spessore.

La prima mossa riguarda Chivu. La scelta dell’estate scorsa era stata considerata coraggiosa, quasi azzardata. L’Inter veniva dall’addio di Simone Inzaghi, l’allenatore delle due finali di Champions in tre anni, e si affidava a un tecnico con appena tredici partite di Serie A alle spalle. Il campo ha rovesciato i dubbi della vigilia Ora il rinnovo è la base del progetto.

Piero Ausilio lo ha spiegato così: “Di Cristian conoscevo le qualità che ha dimostrato di avere durante l’anno. In pochi pensavano che un allenatore con sole 13 partite in Serie A potesse essere adatto a una rosa di campioni come l’Inter e dopo un finale di stagione complicato come quello che avevamo avuto. Ma ha dimostrato intelligenza, sensibilità, grande capacità di gestione, ha avuto un approccio moderato, di conoscenza, e credo che il Mondiale per Club lo abbia aiutato. È entrato in sintonia con questo gruppo e piano piano abbiamo costruito questa squadra fantastica”.

La linea tecnica è chiara. Chivu ha vinto senza stravolgere l’Inter di Inzaghi, ma la prossima squadra dovrà necessariamente avere più varianti. Il passaggio alla difesa a quattro resta una possibilità, almeno come soluzione da alternare al 3-5-2. Per farlo servono giocatori diversi, più gamba, più uno contro uno, più qualità tra le linee. Da qui nasce il sogno Nico Paz, il nome che più accende la fantasia dei tifosi. Operazione complicata, costosa, legata anche alle mosse del Real Madrid. Ma il profilo è quello che manca: tecnica, imprevedibilità, prospettiva futura.

Il secondo nome italiano da seguire è Marco Palestra, esterno dell’Atalanta in prestito al Cagliari. Giovane, fisico, veloce. Un profilo che avrebbe senso soprattutto se dovesse muoversi Dumfries, anche perché l’olandese resta uno dei giocatori con più mercato. A destra si ragiona anche sul futuro di Luis Henrique, mentre Darmian è vicino ai saluti.

In porta il rebus è aperto. Sommer è in scadenza e l’Inter valuta il rinnovamento tra i pali. Il nome di Guglielmo Vicario resta spendibile, così come è circolato quello del Dibu Martinez, molto più difficile per costi ed età. Ma non va esclusa la soluzione interna: Josep Martinez può ancora giocarsi una chance, soprattutto se la società deciderà di spostare risorse su difesa e centrocampo.

La difesa sarà il reparto più toccato. Con lo scudetto è scattato l’obbligo di riscatto di Manuel Akanji, arrivato dal Manchester City. Sono sei giocatori con contratto in scadenza a giugno 2026: Sommer, Di Gennaro, Acerbi, De Vrij, Darmian e Mkhitaryan. Per Acerbi e Darmian il futuro sembra essere lontano da Milano, mentre De Vrij e Mkhitaryan potrebbero restare anche per garantire continuità allo spogliatoio.

Il caso più aceso resta Bastoni. Marotta ha commentato così “È un talento. È stato sfortunato negli episodi, si è reso protagonista di quella ingenuità della simulazione in Inter-Juve. Il primo ad accorgersene è stato lui. Noi lo abbiamo aiutato, perché quando un giovane sbaglia è giusto che venga corretto ma poi messo nella condizione di presentarsi ai nastri di partenza come se ciò non fosse avvenuto. Ritengo sia un grande campione, su di lui ci sono gli occhi puntati da parte di grandi club prestigiosi in Europa, anche del Barcellona, ma ancora non concreto. In questo momento Bastoni è un nostro giocatore, vuole rimanere e noi siamo contenti di trattenerlo con noi”.

Se Bastoni resta, l’Inter potrà limitarsi a ringiovanire il reparto. Se invece arriverà un’offerta vera, il mercato cambierà faccia. I nomi per la difesa sono quelli di Muharemovic del Sassuolo e Solet dell’Udinese, con Mario Gila come possibile occasione a parametro zero. Akanji sarà una base, Bisseck un patrimonio, ma il reparto va svecchiato.

A centrocampo la situazione è meno lineare. Calhanoglu e Barella restano centrali, Zielinski ha recuperato peso, Sucic e Diouf rappresentano il futuro ma vanno misurati in una stagione più lunga e con più minuti. Frattesi resta un uomo mercato, l’Inter cercherà di fare cassa con l’italiano mai al centro del progetto nè con Inzaghi, nè con mister Chivu. Il nome che piace è Manu Koné, profilo fisico e di rottura che Chivu avrebbe voluto già l’estate scorsa. In più c’è Aleksandar Stankovic, che può tornare dal Bruges con la recompera.

Davanti, invece, l’Inter ha meno urgenza. Lautaro, Thuram, Pio Esposito e Bonny danno gol, fisicità, futuro e alternative. Se non parte nessuno, l’attacco è l’unico reparto da non toccare davvero. Thuram resta il nome da tenere d’occhio, ma potrebbe partire solo davanti a un’offerta enorme, perché una plusvalenza su un giocatore arrivato a zero avrebbe un peso diverso sui conti.

Ausilio, intervistato da Sky Sport ha già dato la cornice del lavoro: “Sapevamo che dovevamo portare qualcosa di fresco, delle novità, e tutti hanno dato il loro contributo. Bonny ed Esposito li abbiamo inseriti, poteva sembrare un rischio ma sapevamo che le qualità c’erano, bisogna avere solo pazienza e aspettare”. E sulle prossime mosse: “Negli ultimi anni abbiamo avuto sempre un occhio di riguardo verso i calciatori italiani. I talenti ci sono, bisogna solo avere pazienza e farli crescere. Alla fine la cosa migliore è cercare qualità, fare un mix di giovani con ragazzi di esperienza, siamo partiti quest’anno e continueremo in questa direzione”.

Marotta ai microfoni di Sky Sport, difende il modello, non solo lo scudetto: “Da Inzaghi e Chivu, tutto sommato è cambiato poco. Abbiamo dato spazio alla continuità di un progetto, di un modello che portiamo avanti da qualche anno. Questo management ha vinto tre scudetti negli ultimi cinque anni con tre allenatori diversi: Conte, Inzaghi e adesso Chivu. Le proprietà erano diverse, ma entrambe hanno dato delega ampia al management. Abbiamo costruito un modello, che contiene dei valori importanti e che ha dato la possibilità a questi tre grandi professionisti di arrivare meritatamente a vincere lo scudetto”.

La prossima Inter dovrà nascere per forza oggi. Non da una rivoluzione totale, ma da una correzione profonda. Chivu ha passato il primo esame, quello più difficile. Ora arriva il secondo: garantire continuità e ricominciare un ciclo.
Trasformare una squadra campione in una squadra più giovane, più elastica, più europea. Senza perdere l’anima che l’ha portata fino al 21esimo scudetto.

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