Intervista con Gennaro Lucci, tra i protagonisti del film tv “Lapponia I love iù”: “Uscire dalla propria comfort zone permette di scoprire dei lati inediti di te stesso”
“Il mio personaggio è molto istintivo, ha la freschezza e la furbizia del ragazzo di quartiere e una comicità di situazione, e porta un po’ di Napoli in Lapponia”. Gennaro Lucci è tra i protagonisti di “Lapponia I love iù”, una produzione internazionale WhateverGroup – Viola Film – Rein Film, in collaborazione con YLE, Rai Fiction, GlassRiver, con la regia di Ken-Are Bongo, in onda domenica 17 maggio su Rai 1.
Nel film-tv il giovane e talentuoso attore interpreta Enzo, inseparabile amico di Carmine (Erasmo Genzini) e Antonio (Nicolò Galasso), nonché l’immagine del piccolo criminale di periferia, più spaccone che realmente pericoloso. Il suo mondo ruota attorno ai piaceri della vita: il buon cibo, l’alcool, le feste e la ricerca costante di distrazioni. Sopra ogni altra cosa, però, Enzo ama profondamente la sua città, Napoli. Durante la permanenza per due mesi in Finlandia, insieme agli amici, troverà inaspettatamente anche l’amore nell’algida notaia finlandese Aleksandra.

Gennaro Lucci, Erasmo Genzini e Nicolò Galasso in “Lapponia I love iù” – credit foto ufficio stampa
Gennaro, nel film “Lapponia I love iù” interpreta Enzo, com’è entrato nel personaggio?
“Enzo è molto istintivo, ha la freschezza e la furbizia del ragazzo di quartiere e una comicità di situazione, si butta di pancia nelle cose e le capisce man mano, e porta un po’ di Napoli in Lapponia senza chiedere il permesso. Io vengo da San Giovanni a Teduccio, quindi queste sfumature le ho ben presenti. Sono distante da Enzo per quanto riguarda le sue scelte di vita, perché comunque nel film è un criminale di quartiere, però allo stesso tempo mi accomuna a lui la parte giocosa, il fatto di trovare sempre un lato positivo nelle situazioni, l’appartenenza al gruppo”.
Enzo parte per la Lapponia convinto di potersi facilmente adattare, invece scopre un posto completamente diverso da quello che pensava …
“Parte da Napoli con l’idea di aver capito tutto della Lapponia e una volta giunto a destinazione è pronto per farsi una vacanza, per andare in cerca di ragazze, ma si rende conto che è un posto completamente differente da ciò che pensava. Pertanto si deve adattare, e questo fa sì che si possa rivelare il personaggio e la sua personalità”.
Questo viaggio consente a tutti i protagonisti di cambiare la loro vita, Enzo in particolare si innamora di Alexandra …
“Enzo, Antonio e Carmine si avventurano in una situazione che è molto distante da loro, escono dalla propria zona di comfort e si trovano di fronte a delle barriere da superare. In questo caso nel film si vede il contrasto culturale e linguistico, e quindi devono arrangiarsi in qualche modo. Questo è il pane quotidiano per un napoletano, ma mettersi in gioco permette anche di svelare se stessi, di conoscere delle dinamiche che magari davi per scontato e non approfondivi. Penso che questo aspetto costituisca il motivo della scelta di Enzo e Antonio di restare a vivere in Lapponia. Mentre per Carmine il finale è aperto, non si sa se continuerà la sua storia d’amore con Maren Ellen (Sissi Jomppanen)”.
Le è mai capitato di uscire dalla sua comfort zone e di scoprire qualcosa di sé che non sapeva?
“E’ capitato paradossalmente grazie ad alcuni viaggi che ho fatto con amici. Nei momenti di studio della sceneggiatura, ho pensato tanto a quei momenti, ad esempio a quando a 18 anni sono andato in Grecia. Proprio come nel film, anche nella realtà non conosco benissimo l’inglese e all’epoca mi sono ritrovato a contatto con persone che parlavano un’altra lingua e quindi usavo il traduttore sul cellulare e il linguaggio del corpo per farmi capire. Enzo trova un lato tenero nel suo cambiamento, mentre a me è capitato di sentirmi inizialmente fuori posto, e quindi di dovermi adattare ancora di più, facendo molta attenzione a quello che accadeva attorno per comprendere la situazione e restituire all’interlocutore la parola giusta o la domanda corretta nel momento in cui dovevo chiedere un’informazione per raggiungere un posto”.

credit foto ufficio stampa
Cosa ha più amato della Lapponia e quali sono state le difficolà che avete incontrato girando in quei meravigliosi luoghi?
“Mai avrei pensavo di poter visitare la Lapponia e la Finlandia e il senso di spaesamento era vero. Siamo partiti da Roma con 28 gradi e quando siamo arrivati a destinazione c’erano 4 gradi. Inoltre devi essere preparato psicologicamente ad andare a letto e a svegliarti sempre con il sole. La settimana prima della partenza cercavo di dormire a casa con la luce accesa per abituare un po’ il cervello, ma non è servito a niente. In Lapponia soggiornavamo in un albergo vetrato dove la trama delle tende non era molto spessa, quindi il sole comunque entrava da sotto, dai lati, ed era molto complicato riuscire ad addormentarsi. Così ci raggruppavamo nella stanza di Erasmo, ripetevamo le scene, studiavamo, scrivevamo proposte, è stato un viaggio full immersion e abbiamo attraversato realmente nella vita gli stati d’animo dei nostri personaggi. Mi ha affascinato tanto la natura, eravamo totalmente immersi nella foresta. Ho visto per la prima volta uno scoiattolo, e poi c’erano tantissime renne, aprivo la tenda della camera dell’hotel e le vedevo passeggiare. Era bellissimo. E poi ci sono dei parchetti con campi da calcio, tavoli da ping pong, con le racchette e le palline disponibili per tutti, abbiamo visto bambini giocare a pallone alle quattro di mattina essendoci sempre il sole, e questo era totalmente straniante da un lato ma affascinante dall’altro. Sembrava di essere veramente in un altro mondo”.
Una delle tematiche del film è l’amicizia che lega Antonio, Enzo e Carmine. Per lei che valore ha?
“Nella mia vita l’amicizia è molto importante anche se devo dire che è un valore che è cambiato piano piano nel corso del tempo, perché crescendo si definisce sempre di più la propria identità, e quindi si fanno delle scelte più mirate, anche sulle persone che ti circondano. Da ragazzo frequentavo tanta gente, facevo parte di diversi gruppi e l’amicizia era anche una distrazione dagli studi, dagli impegni, perché c’era sempre qualcuno che mi chiamava il pomeriggio per uscire a giocare a calcio, per andare a fare un giro, per prendere un gelato, una granità, ma al contempo era anche un mezzo di confronto. Quando ho iniziato ad avvicinarmi alla recitazione, tanti di questi amici non alimentavano più quella curiosità iniziale, forse perché ero io che avevo cambiato interessi. Oggi frequento poche persone scelte da me, che hanno la mia stessa linea di pensiero, la mia stessa visione della vita e del lavoro. Non riesco a capire bene se l’amicizia è per me qualcosa di fondamentale nella vita o è solo un contorno che può dare un po’ di colore alla mia quotidianità, perché certe volte si prendono anche delle delusioni e a me è capitato. Leggendo la sceneggiatura del film, ho avuto tanti flashback che mi hanno portato ad aggiungere delle piccole sfumature al personaggio e al nostro gruppo”.
Al cinema, in tv, a teatro, ha ricoperto ruoli differenti, da Attilio in “Mare Fuori 2” a Felice in “Il Commissario Ricciardi 3”. C’è un ruolo che le ha dato qualcosa in più a livello interpretativo?
“I personaggi che ho attraversato finora sono tutti abbastanza diversi, alcuni erano più cupi, altri nascondevano un colpo di scena, come Felice ne Il Commissario Ricciardi, che si presentava come un ragazzo solare, disponibile, ma alla fine tramava alle spalle di Ricciardi e creava questa frattura in caserma. Ogni ruolo ti lascia sempre qualcosa e ti fa crescere, anche a livello recitativo. Un personaggio non va giudicato, ma ascoltato, altrimenti si perde l’umanità e poi devi mettere in lui qualcosa di te per renderlo vivo, ad esempio un modo di guardare, di camminare. E’ sempre interessante lo scambio tra personaggio e attore. Enzo in “Lapponia I love iù” è il mio primo ruolo da protagonista, quindi è quello che ho attraversato e vissuto di più e sono particolarmente affezionato a lui”.

credit foto ufficio stampa
Per quanto riguarda i prossimi progetti c’è già qualcosa che ci può anticipare?
“Per ora no, c’è qualcosa che bolle in pentola, ma aspettiamo che il piatto sia pronto per farlo assaggiare al pubblico (sorride)”.
Sul suo profilo Instagram c’è una frase di Samuel Beckett “hai provato e fallito, non importa, riprova, fallisci di nuovo, fallisci meglio”. È il suo mantra?
“Io studio al Napoli Est Teatro di San Giovanni a Teduccio diretto da Francesco Di Leva, faccio parte della loro compagnia da dieci anni e ricordo che una volta il maestro Andrea Vellotti ci disse quella frase di Beckett per far capire che non bisogna abbattersi nei fallimenti ma guardare il lato positivo delle cose, nel senso che ad un certo punto per qualcuno tu sarai sbagliato ma l’importante è sbagliare con la consapevolezza di farlo a modo tuo. Quella frase è diventata una sorta di mantra che ripeto quando attraverso periodi cupi, quando magari qualche provino va male, e mi dà la forza per andare avanti. Alla fine vince la perseveranza”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Giuseppe Zaccaria
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