Il “Partito” di Attilio Fontana: la mossa per spingere Zaia alla svolta

05 Agosto 2026 - 13:35
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E’ la storia più bella di un partito mai nato (forse): il Partito Liberale Federalista Italiano (il Plfi) la Lega dopo Salvini. La parte vera: il leghista Attilio Fontana, l’hidalgo della Lombardia, fa sul serio, la Lega lombarda fa sul serio. Stanno cercando di costruire il partito dei governatori, un’altra Lega con Zaia, Fedriga e Fugatti. La parte tenera: c’è una bozza di statuto che esce per caso e sapete dove viene inoltrata? In una vecchia chat con presenti Salvini e il suo braccio destro, Andrea Paganella. Aiuto! Sembra Pinocchio finito nel ventre della Balena, solo che Fontana è il mastro Geppetto, il generoso che si sacrifica.

Nasce tutto dal malessere della Lega. Ha come centro la Lombardia, Milano, e quel simbolo (insieme a Giorgetti) della vecchia storia: Fontana, l’Attilio. Ricordate il tentativo di Durigon, Zaia, Fedriga, lo statuto stracciato da Salvini, lo statuto che avrebbe dato più poteri a Zaia e Fedriga, per nominarli vicesegretari? Salvini lo cestina, si pente di aver detto sì, e al nord pensano: bisogna fare qualcosa. Si inizia a parlare di questa folle idea, un nuovo partito, federalista, fatto da amministratori. La base incita Fontana: intervieni. E’ il solo che non ha nulla da perdere. Ha una vita felice, non ha bisogno di far politica per vivere, è il primo che ha dichiarato: “La Lega, col cazzo che si vannaccizza”. L’ultimo sopruso a cui risposto per le rime? Il centrodestra, FdI, gli ha chiesto “dimettiti prima”, così portiamo la Lombardia al voto. Fontana resiste, Fontana... avete capito… col… Imprenditori lombardi, avvocati, notai, e non solo, spingono per immaginare un’associazione, anche qualcosa di più. Viene compulsato un assessore, l’altro astro nascente della giunta, insieme a Guido Guidesi. Si chiama Massimo Sertori, assessore regionale agli Enti locali, montagna e risorse energetiche. E’ il leghista di preferenze, della Valtellina. Come nei tempi antichi, quando si sogna sotto la luna, questi nuovi barbari sognanti gettano le basi per un nuovo partito e anche per lo statuto.

Il nome? Partito liberale federalista. La bozza finisce al Foglio. E’ composta da 22 articoli e si apre con questo preambolo: “Il federalismo è un modello istituzionale in grado di favorire l’avvicinamento dei cittadini allo Stato, e pertanto, di garantire persino ai ceti popolari una maggiore partecipazione alla vita sociale”. E’ una frase di Salvemini. Sotto, ci sono i valori, ed eccoli: liberalismo democratico, federalismo competitivo, libera concorrenza, favorire la creazione di tre grandi aree federali dotate di autonomia fiscale e legislativa. E’ un partito che non tuona contro l’Europa, anzi: riconosce la Carta dei diritti della Ue, la Cedu. All’articolo 8 si parla degli organi: assemblea nazionale, presidente, segretario nazionale. E’ un partito che a ben vedere non dispiacerebbe a Marina Berlusconi. Cosa pensano i lombardi (lo hanno detto anche durante l’ultima riunione della Lega lombarda, dove Salvini è stato criticato per la scelta di spostarsi a destra, seguire Vannacci)? Ebbene, i lombardi pensano che una rivolta vera, seria, può partire dalla Lombardia. E’ un modo per convincere Zaia a mettersi alla testa. La domanda è: Giorgetti cosa fa? A Milano sono certi che se noi partiamo e Giorgetti ci appoggia, allora … Qualcuno gira questo sogno a Fontana che se ne infischia dei camerieri, di chi applaude il segretario per scena. Fontana è uno che quando ha saputo che Federica Valenti, la giornalista di Agi che, insieme a Marco Cremonesi del Corriere, racconta la Lega da una vita, è stata spostata agli Esteri, ha dato un calcio alla sedia. La notizia del Plfi plana alla Camera. Dice Luca Toccalini, il segretario della Lega giovani: “Il nome è impronunciabile”. Igor Iezzi, il visconte di Quarto Oggiaro, che è avvelenato contro chi contesta Salvini ma tace (a eccezione di Fontana) quando lo incontra, consiglia: “Il 7 agosto Salvini sarà a Milano. C’è la riunione della Lega lombarda, un’altra, e sono curioso di vedere chi lo sfiderà a viso aperto”. Al momento è solo un partito di carta, ma è già un racconto formidabile. Il destino ci ha messo lo zampino e Fontana, l’hidalgo, ha cliccato invio. I leghisti sorridono: “Plfi? Sembra un’onomatopea”. Anche Bossi ha iniziato con il rutto, l’onomatopea del nord, ed è finita con la Lega. Il Plfi sta iniziando con il sorriso. Salvini se fosse furbo dovrebbe dire: “Fontana, presidente del Plfi e la Lega federata con Fontana”, l’Attilio. E’ lui l’hidalgo che non sa usare i social, ma il solo cavaliere dalla bella figura.

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