Invecchiare sani è un dono di famiglia?

22 Giugno 2026 - 09:49
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Invecchiare sani è un dono di famiglia?
Che cosa permette ad alcune persone di arrivare senza grossi acciacchi di salute fino ad un'età avanzata? La domanda è, dal punto di vista demografico, di estrema attualità. Se infatti l'aspettativa di vita media è andata crescendo dalla prima metà del Novecento, arrivando fino attorno agli 80 anni, la durata media di vita in salute non è aumentata di pari passo: un dato che, con una popolazione mondiale sempre più avanti con gli anni, ha un impatto importante sulla salute pubblica. Finora gli studi sulla longevità e sull'aspettativa di vita in salute si erano concentrati sulle singole persone. Ora però una ricerca presentata alla conferenza annuale della Società Europea di Genetica Umana a Göteborg, in Svezia, ne fa anche una questione "di famiglia", un fatto intergenerazionale.. Sempre più chiaro lo zampino dei geni. A livello individuale, molti fattori, oltre a quello genetico, possono concorrere a garantire una lunga vita in salute. Pensiamo alle condizioni economiche e lavorative, al livello di istruzione, allo stile di vita, alle scelte comportamentali e ai fattori sociali. Tutte queste variabili possono far sì che singoli individui provenienti da una famiglia con un'aspettativa di vita nella norma possano vivere comunque a lungo, e che altri possano avere una vita ben più corta della media.. Secondo i risultati di un gruppo di scienziati del Centro medico universitario dell'Università di Leida, nei Paesi Bassi, che ha firmato il nuovo studio, da precedenti ricerche era emerso che gli adulti di mezza età di famiglie con genitori longevi presentavano un'insorgenza di malattie cardio-metaboliche 13 anni più tardi rispetto ai loro partner con genitori meno longevi. Un chiaro indizio del fatto che la possibilità di vivere una lunga vita in salute viene trasmessa tra generazioni successive. Come studiare, però, questo passaggio?. Restringere il campo. Analizzando il DNA di 212 gruppi di fratelli longevi, individuati grazie a uno studio sulla longevità dell'Università di Leida, gli scienziati hanno trovato 4 regioni del genoma dove era probabile trovare geni legati alla longevità. Questo ha permesso di concentrarsi su 350 geni anziché su 20.000. Ma alla fine sono risultate 12, le varianti genetiche che più probabilmente, nelle regioni in cui si è cercato, potrebbero influenzare la durata di vita in salute. Di particolare interesse è quella che riguarda il gene CGAS (cGMP-AMP sintasi), coinvolto nello scatenare una risposta infiammatoria quando viene rilevato DNA all'interno di una cellula, in un punto dove non dovrebbe trovarsi (succede sia nel caso di infezioni da parte di un patogeno esterno, sia quando il DNA proprio della cellula stessa risulta danneggiato).. La giusta misura. Un'attivazione eccessiva di questo gene può scatenare una risposta infiammatoria eccessiva. Ma la variante che accomunava i membri di famiglie longeve sembrava impedire che questo accadesse: «È probabile che i membri di queste famiglie avessero una sola copia attiva del gene CGAS, anziché due, e che ciò abbia ridotto la risposta infiammatoria nel loro organismo» spiegano i ricercatori. Allo stesso tempo, una sola copia sarebbe comunque «sufficiente a eliminare le infezioni e riparare i danni, contribuendo così ai meccanismi di protezione che consentono una maggiore longevità e salute».. I risultati sono stati suggeriti da studi cellulari in vitro, ma occorreranno altri studi in vivo, prima su organismi modello per la biologia e poi sull'uomo, per dire se effettivamente questo tipo di mutazione sia legata a una maggiore durata di vita in salute, e per studiare i suoi effetti su organi e tessuti. Inoltre, la ricerca dovrà proseguire per identificare anche altre varianti genetiche legate alla longevità. La strada per carpirne i segreti, e per poi estenderne i benefici a tutti, è ancora lunga..

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