USA-IRAN, PASSO AVANTI NEI NEGOZIATI: TEHERAN APRE AL RITORNO DEGLI ISPETTORI NUCLEARI

22 Giugno 2026 - 21:15
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Dopo 18 ore di colloqui in Svizzera, Washington e Teheran concordano una tabella di marcia di 60 giorni. Trump si mostra ottimista, Vance parla di «grandi progressi». Restano però le tensioni tra Israele e Hezbollah nel sud del Libano

Segnali di apertura arrivano dai negoziati tra Stati Uniti e Iran, conclusi dopo oltre diciotto ore di colloqui intensivi in Svizzera. Le delegazioni avrebbero compiuto progressi significativi su alcuni dei punti più delicati del confronto, a cominciare dal programma nucleare iraniano e dal possibile ritorno degli ispettori internazionali negli impianti del Paese.

Il presidente americano Donald Trump si è mostrato fiducioso sulla possibilità che Teheran accetti le ispezioni, mentre il vicepresidente JD Vance ha parlato di «grandi progressi» e di una base positiva sulla quale costruire un’intesa più ampia.

L’apertura iraniana al ritorno degli ispettori nucleari rappresenta uno dei risultati più importanti del primo confronto diretto. Si tratta tuttavia soltanto di un passaggio iniziale: restano da definire le modalità dei controlli, l’accesso ai diversi siti e le garanzie richieste da entrambe le parti.

UNA TABELLA DI MARCIA DI SESSANTA GIORNI

Al termine dei colloqui, i principali rappresentanti della delegazione iraniana hanno lasciato la Svizzera per rientrare a Teheran. Una squadra tecnica resterà invece al lavoro per approfondire gli aspetti più complessi dell’intesa e trasformare gli impegni politici in misure concrete.

Pakistan e Qatar, che hanno svolto il ruolo di mediatori, hanno parlato di «progressi incoraggianti». Le parti avrebbero concordato una tabella di marcia con l’obiettivo di raggiungere un accordo definitivo entro sessanta giorni.

Il percorso negoziale dovrebbe essere seguito da un comitato politico di alto livello, mentre i tecnici continueranno a confrontarsi sulle ispezioni nucleari, sulle sanzioni economiche e sulle garanzie di sicurezza regionali.

Non si tratta ancora di una vera pace né di un nuovo accordo nucleare. Il risultato raggiunto in Svizzera rappresenta piuttosto una cornice negoziale attraverso la quale Washington e Teheran cercheranno di superare le distanze che continuano a dividerle.

TRUMP OTTIMISTA, VANCE INVITA ALLA CAUTELA

Trump ha sostenuto che l’Iran finirà per accettare i controlli internazionali, mostrando fiducia nella possibilità di arrivare a un’intesa capace di impedire a Teheran di sviluppare un’arma nucleare.

Più prudente il vicepresidente Vance, che pur sottolineando i progressi compiuti ha riconosciuto la fragilità del confronto e la quantità di lavoro ancora necessaria.

I colloqui avrebbero attraversato anche momenti di forte tensione. La delegazione iraniana avrebbe minacciato di interrompere il negoziato in seguito ad alcune dichiarazioni provenienti da Washington, prima di tornare al tavolo grazie all’intervento dei mediatori.

Il fatto che il confronto sia comunque proseguito viene considerato un segnale positivo. Stati Uniti e Iran sembrano aver riconosciuto che una rottura immediata avrebbe potuto provocare una nuova escalation militare in tutto il Medio Oriente.

IL NODO DELLE SANZIONI

Un’altra questione centrale riguarda le sanzioni imposte all’Iran.

Washington starebbe valutando alcune sospensioni temporanee delle restrizioni sull’esportazione di petrolio e prodotti petrolchimici iraniani. Le misure avrebbero una durata collegata ai sessanta giorni previsti dalla tabella di marcia e servirebbero a sostenere il negoziato.

Teheran considera la riduzione delle sanzioni una condizione indispensabile per proseguire il confronto. Gli Stati Uniti, al contrario, intendono collegare qualsiasi apertura economica al rispetto degli impegni sul programma nucleare e alla possibilità di effettuare controlli internazionali credibili.

È proprio su questo equilibrio che si giocherà gran parte del negoziato: l’Iran chiede benefici economici immediati, mentre Washington pretende garanzie verificabili prima di concedere una normalizzazione più ampia.

LA CRISI IN LIBANO RESTA APERTA

I progressi diplomatici non hanno però eliminato le tensioni regionali.

La situazione rimane particolarmente delicata nel sud del Libano, dove le forze israeliane continuano a mantenere una presenza militare. Il Governo israeliano ha ribadito che l’esercito resterà nell’area per tutto il tempo ritenuto necessario a proteggere il nord di Israele dalle attività di Hezbollah.

Il movimento sciita libanese, sostenuto dall’Iran, ha a sua volta promesso di reagire a qualsiasi violazione del cessate il fuoco e ha respinto ogni ipotesi che possa consolidare una presenza israeliana permanente sul territorio libanese.

La tregua resta quindi estremamente fragile. Israele sostiene di voler conservare la piena libertà di intervenire contro eventuali minacce, mentre Hezbollah considera la presenza militare israeliana una violazione della sovranità del Libano.

Il dossier libanese è entrato direttamente nei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Washington punta a utilizzare il dialogo con Teheran anche per ridurre il sostegno iraniano a Hezbollah e impedire una nuova guerra su vasta scala lungo il confine settentrionale di Israele.

UN’APERTURA IMPORTANTE, MA LA STRADA RESTA LUNGA

Il negoziato in Svizzera rappresenta il segnale diplomatico più significativo delle ultime settimane. Il ritorno degli ispettori nucleari, qualora venisse confermato e applicato concretamente, permetterebbe di ricostruire almeno in parte un sistema di controllo sul programma atomico iraniano.

Rimangono tuttavia numerosi ostacoli: le modalità delle ispezioni, il futuro dell’arricchimento dell’uranio, la revoca delle sanzioni, la sicurezza dello Stretto di Hormuz e il ruolo delle forze sostenute dall’Iran nella regione.

La tabella di marcia di sessanta giorni offre una finestra diplomatica, ma non garantisce il risultato finale. Ogni nuova operazione militare, dichiarazione provocatoria o violazione del cessate il fuoco potrebbe compromettere il percorso appena avviato.

Per il momento, Washington e Teheran hanno scelto di continuare a parlarsi. In un Medio Oriente ancora attraversato da guerre e tensioni, è già un risultato rilevante. La vera prova arriverà però quando le dichiarazioni dovranno trasformarsi in impegni verificabili e in un accordo capace di resistere alle pressioni politiche e militari dell’intera regione.

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