MALAGÒ ALLA GUIDA DELLA FIGC: ELETTO CON IL 68,58%, ORA LA RIFONDAZIONE DEL CALCIO ITALIANO

22 Giugno 2026 - 21:15
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L’ex presidente del CONI supera Giancarlo Abete al primo scrutinio e raccoglie l’eredità di Gabriele Gravina. Tra le priorità la scelta del nuovo commissario tecnico, la valorizzazione dei giovani, la riforma del sistema e la preparazione a Euro 2032

di Emanuele Esposito

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. L’ex numero uno del CONI è stato eletto al primo scrutinio con il 68,58 per cento delle preferenze dall’assemblea federale riunita a Roma, al Rome Cavalieri Waldorf Astoria.

Malagò ha ottenuto 343,084 voti ponderati, superando nettamente Giancarlo Abete, fermatosi al 29,17 per cento con 145,936 voti. Le schede bianche hanno rappresentato il 2,25 per cento. All’assemblea hanno partecipato 266 delegati.

Si apre così una nuova fase per il calcio italiano, chiamato a reagire dopo la terza mancata qualificazione consecutiva della Nazionale alla Coppa del Mondo. Un fallimento che aveva portato alle dimissioni di Gabriele Gravina, presidente della Federazione dal 2018, e alla necessità di individuare rapidamente una nuova guida.

Malagò arriva alla presidenza della FIGC con una lunga esperienza ai vertici dello sport italiano. Ha guidato il CONI per oltre dodici anni ed è stato uno dei protagonisti dell’organizzazione dei Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026.

La sua candidatura era sostenuta dalla Lega Serie A, dalla Lega Serie B, dall’Associazione Italiana Calciatori e dall’Associazione Italiana Allenatori. Abete, già presidente della Federcalcio dal 2007 al 2014 e numero uno della Lega Nazionale Dilettanti, aveva invece raccolto principalmente il consenso del mondo dilettantistico.

«INSIEME POSSIAMO FARE TUTTO»

Dopo la proclamazione Malagò ha rivolto un messaggio di unità alle diverse componenti federali.

«Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto», ha dichiarato il nuovo presidente, sottolineando il peso delle responsabilità che lo attendono e la necessità di superare le divisioni interne.

Malagò ha indicato tra le sue prime priorità la costruzione di una squadra dirigente compatta, la definizione di un nuovo progetto tecnico e il recupero di un rapporto costruttivo con la politica e le istituzioni.

Il nuovo presidente ha inoltre riconosciuto che il sistema calcistico italiano appare troppo rigido e spesso incapace di realizzare le riforme annunciate. La sua elezione dovrà quindi rappresentare non soltanto un cambiamento di vertice, ma l’avvio di una trasformazione più profonda dell’intero movimento.

LA SCELTA DEL NUOVO COMMISSARIO TECNICO

La prima decisione particolarmente delicata riguarderà la guida della Nazionale. Dopo l’eliminazione nelle qualificazioni mondiali e le conseguenti dimissioni del commissario tecnico, la FIGC dovrà individuare un allenatore capace di ricostruire un gruppo profondamente segnato dall’ennesimo fallimento.

Malagò ha precisato di non aver ancora avviato trattative definitive e di voler valutare attentamente le risorse economiche e le alternative disponibili.

La scelta del nuovo commissario tecnico, tuttavia, sarà soltanto il primo passaggio. Il problema del calcio italiano non può essere ridotto al nome dell’allenatore della Nazionale. La crisi coinvolge la formazione dei giovani, le infrastrutture, la sostenibilità economica delle società, l’organizzazione dei campionati e il limitato impiego dei calciatori italiani nei principali club professionistici.

GIOVANI E VIVAI AL CENTRO DEL RILANCIO

Uno dei punti principali del programma del nuovo presidente riguarda la valorizzazione dei settori giovanili. La FIGC dovrà lavorare insieme alle leghe e alle società per aumentare gli investimenti nei vivai e creare un percorso più efficace tra le rappresentative giovanili e la Nazionale maggiore.

Negli ultimi anni l’Italia ha ottenuto risultati importanti a livello giovanile, senza però riuscire a trasformare pienamente quei successi in una nuova generazione di protagonisti per la selezione maggiore.

Serviranno quindi interventi strutturali, incentivi per l’utilizzo dei giovani italiani e una collaborazione più stretta tra Federazione, club, allenatori e istituzioni scolastiche.

Un altro capitolo fondamentale sarà quello degli stadi. In vista dei Campionati Europei del 2032, che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia, il Paese dovrà individuare e ammodernare gli impianti destinati a ospitare la competizione.

IL COMMIATO DI GRAVINA

Prima della votazione, Gabriele Gravina ha salutato l’assemblea rivendicando il lavoro svolto durante gli otto anni trascorsi alla guida della Federcalcio.

L’ex presidente ha spiegato di aver lasciato l’incarico attraverso una decisione sofferta, ma dettata dalla responsabilità istituzionale. Ha ricordato i risultati raggiunti, dalla vittoria dell’Europeo nel 2021 ai successi delle Nazionali giovanili, riconoscendo tuttavia gli errori compiuti e i ritardi nell’attuazione delle riforme.

Gravina ha ribadito che i problemi del calcio italiano non possono essere risolti semplicemente sostituendo il presidente federale. Occorrono una riforma coraggiosa dei campionati, investimenti nei vivai e un rapporto più efficace con la politica.

Il passaggio di consegne arriva dunque in uno dei momenti più difficili della storia recente del calcio italiano. Malagò eredita un movimento reduce da tre esclusioni consecutive dai Mondiali e chiamato a recuperare credibilità, competitività e capacità organizzativa.

Il risultato dell’assemblea gli consegna una maggioranza ampia. Adesso, però, dovranno arrivare le decisioni. Il calcio italiano non può più permettersi di rinviare quella rifondazione invocata da anni e mai realmente completata.

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