Iperammortamento 2026, presentate già 7.000 domande: da Mimit e GSE nuovi chiarimenti sulla misura

09 Luglio 2026 - 18:20
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Iperammortamento 2026, presentate già 7.000 domande: da Mimit e GSE nuovi chiarimenti sulla misura

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Iperammortamento 2026, presentate già 7.000 domande: da Mimit e GSE nuovi chiarimenti sulla misura



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A 25 giorni dall’apertura della piattaforma GSE sono state presentate già 7.000 domande l’iperammortamento 2026, con ben 2,5 miliardi di potenziali investimenti incentivati. Da Mimit e GSE nuovi chiarimenti su piattaforma, leasing e revamping. Prima dell’estate la circolare. A settembre invece il decreto attuativo gli esodati di Transizione 5.0…

Pubblicato il 9 lug 2026



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Nei 25 giorni trascorsi dall’apertura della piattaforma per l’invio delle comunicazioni preventive, avvenuta lo scorso 12 giugno, sono pervenute al GSE già 7.000 domande di accesso all’iperammortamento 2026, per un valore di 2,5 miliardi di euro di investimenti e poco più di un miliardo di euro di crediti d’imposta richiesti. Lo hanno reso noto Marco Calabrò, Capo del Dipartimento per le Politiche per le Imprese del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e Carmelo Fallone, Senior Expert Affari Regolatori del GSE, nel corso di un webinar sulla misura organizzato il 9 luglio da Ucimu – Sistemi per Produrre.

Calabrò ha però rassicurato le imprese sul fronte delle coperture: gli stanziamenti complessivi ammontano a circa 9,8 miliardi di euro, con l’obiettivo di agevolare tra i 23 e i 25 miliardi di euro di investimenti nel triennio, e al momento non c’è alcun rischio di chiusura anticipata della piattaforma, anche perché le coperture previste per la misura non rappresentano un “rubinetto”, ma solo una previsione di spesa per il triennio.

In occasione dell’incontro Calabrò e Fallone hanno illustrato la misura e fornito una serie di chiarimenti, rispondendo alle domande provenienti dai costruttori di macchinari.

I chiarimenti operativi sulla piattaforma del GSE

La prima domanda a cui ha risposto Fallone, nel suo intervento sui dettagli procedurali, riguarda l’apertura della piattaforma anche per la funzionalità di invio delle comunicazioni di conferma. “Sarà attiva a breve, entro qualche settimana”, ha detto.

Il funzionario del GSE ha poi chiarito il funzionamento delle comunicazioni successive alla preventiva. Se quest’ultima elenca una pluralità di beni, la comunicazione di conferma deve riguardarli tutti in un’unica soluzione: i beni non confermati decadono. Diversa la logica della comunicazione di completamento, che può invece essere inviata più volte, via via che si completano i singoli investimenti. In questo modo – ha poi sottolineato Calabrò – le imprese possono anche ottimizzare la fruizione dell’incentivo e pianificare le consegne in modo da sfruttare al meglio gli scaglioni annuali.

Altro chiarimento fornito da Fallone riguarda le imprese che destinano i beni oggetto di investimento a cantieri temporanei o a siti esterni alla propria sede produttiva. L’esperto del GSE ha specificato che in piattaforma potrà essere indicata la sede legale dell’azienda in luogo della struttura produttiva.

Questione variazione degli importi prenotati. Tra una comunicazione e l’altra – ha spiegato Fallone – è possibile modificare l’importo prenotato, ma solo in diminuzione. Questa logica permette anche di risolvere la questione del cumulo con altre agevolazioni quando l’importo dell’altro incentivo (che va sottratto dal montante iperammortizzabile dando luogo alla cosiddetta nettizzazione) non è ancora noto in sede di comunicazione preventiva. “Se in fase di comunicazione preventiva l’impresa non conosce ancora l’entità delle altre agevolazioni, potrà indicare l’importo pieno e provvedere in un secondo momento, in fase di conferma o di completamento, a ridurlo della quota corrispondente agli importi degli altri incentivi nel frattempo divenuti noti”, ha spiegato Fallone.

Le risposte ai quesiti delle imprese

Calabrò e Fallone hanno risposto anche a una serie di quesiti posti dalle imprese presenti, sciogliendo alcuni dubbi applicativi sulla misura.

La circolare in arrivo ad agosto

Prima però vale la pena ricordare che su questi e altri aspetti tecnici il Mimit prevede di pubblicare, prima della pausa estiva (verosimilmente quindi a inizio agosto), una circolare unica che raccolga la prassi degli anni precedenti insieme ai nuovi chiarimenti: un testo dedicato agli aspetti tecnici e non fiscali della misura, destinato ad aggiornamenti progressivi nel tempo.

Gli ordini degli anni precedenti

Il primo chiarimento (scontato, ma evidentemente il messaggio non è ancora chiaro a tutti) riguarda la decorrenza: come stabilito dal decreto attuativo l’investimento è ammissibile anche se l’ordine di acquisto è stato effettuato prima del 1° gennaio 2026, purché la consegna del bene avvenga nella finestra 2026-2028.

È stato poi specificato che anche le imprese che hanno già completato gli investimenti nei primi mesi dell’anno devono seguire l’iter completo previsto dalla procedura, a partire dalla comunicazione preventiva.

I beni in economia

Si è poi discusso dei beni costruiti in economia, che possono essere in tutto o in parte privi quindi di fatture di acquisto: Fallone ha chiarito che il loro valore può essere indicato in piattaforma tramite un’autofattura o altra documentazione che ne comprovi l’entità.

Le fatture

Un punto rilevante riguarda la nozione di effettivo sostenimento della spesa, richiesta dal decreto attuativo ai fini della certificazione contabile: secondo quanto chiarito da Calabrò, a rilevare non è il pagamento della fattura, ma la sua emissione, indipendentemente dal saldo del corrispettivo.

E a proposito di fatture, è stato confermato che non sarà necessario riportare in fattura il riferimento normativo alla misura.

Il revamping green

Sul fronte del revamping e del retrofitting, Calabrò ha evidenziato la novità di questa edizione dell’incentivo, che prevede che i macchinari rinnovati possono accedere all’incentivo anche quando l’intervento di upgrade riguarda solo il profilo energetico, senza necessariamente coinvolgere anche i requisiti 4.0.

Fruizione e perizia

Per quanto riguarda la fruizione dell’incentivo Calabrò ha ricordato che, in caso di incapienza, cioè di utili insufficienti a compensare il credito, valgono le regole ordinarie di riporto in avanti, senza alcun limite temporale.

Tra le novità più significative rispetto al passato ci sono due scelte relative alla documentazione: le spese di certificazione non rientrano nel montante agevolabile e, per gli investimenti sotto i 300.000 euro, non è più ammessa l’autodichiarazione del legale rappresentante in sostituzione della perizia asseverata. Una scelta di maggior rigore che Calabrò ha motivato con la tutela delle imprese stesse.

Il leasing

Sul leasing non è più previsto l’obbligo, previsto dal vecchio Transizione 5.0, di versare una maxirata pari al 20% in occasione della conferma: sarà sufficiente la sottoscrizione del contratto. Il decreto attuativo ha poi previsto esplicitamente la possibilità di dimezzare, grazie al leasing, il tempo di fruizione del credito rispetto alle tempistiche dell’acquisto tradizionale.

Le lezioni del vecchio piano Transizione 5.0 e il nodo degli esodati

L’esperienza del precedente piano Transizione 5.0 2024-2025 ha permesso al Governo di orientare al meglio l’impianto del nuovo iperammortamento.

La prima lezione appresa riguarda il Mezzogiorno: nonostante l’intensità di sostegno fosse identica su tutto il territorio nazionale e la misura fosse pienamente cumulabile con il Credito ZES fino all’80% dell’investimento, il Sud ha assorbito meno del 10% delle risorse, un dato che il Mimit intende affrontare con un’attività di diffusione dedicata alle regioni meridionali.

La seconda lezione riguarda la formazione: a fronte di circa il 90% degli incentivi assorbito dai beni strumentali e del 10% circa assorbito dalle FER, la quota destinata alla formazione ha raggiunto appena lo 0,1% delle risorse richieste. Per questo il Governo ha deciso di non riproporla nel nuovo iperammortamento.

Altra lezione riguarda la necessità di una programmazione pluriennale stabile: ogni volta che c’è stato un cambio della misura c’è voluto del tempo per superare “l’attrito di primo distacco”. Di qui la scelta di parametrare la nuova misura per il triennio 2026-2028, dando stabilità e continuità all’incentivo.

Infine serve – ha detto Calabrò – un monitoraggio tempestivo delle domande che consenta al ministero di intervenire in maniera corretta, evitando che si ripeta il fenomeno degli esodati, tagliati fuori da una riduzione delle risorse del vecchio piano Transizione 5.0 in un momento in cui il piano stesso sembrava non funzionare.

A settembre il decreto per gli esodati

E a proposito degli esodati di Transizione 5.0, il fronte ancora aperto. Se il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali e formazione è stato già definito all’89,77% del maturato, resta da mettere a terra il contributo con fruizione triennale riconosciuto al 100% per gli investimenti in fonti rinnovabili.

Calabrò ha spiegato che il relativo decreto attuativo non è ancora stato adottato e l’obiettivo del Mimit è definirlo dopo la pausa estiva, quindi indicativamente in settembre. L’intenzione del ministero, ha precisato Calabrò, è trovare una soluzione per non qualificare il contributo come aiuto di Stato, inquadrandolo piuttosto come una coda della vecchia misura Transizione 5.0.

Rosa (Ucimu): “Un triennio per rinnovare il parco macchine”

Ad aprire i lavori era stata Stefania Pigozzi del Centro Studi di Ucimu, che cura le analisi statistiche dell’associazione sul settore delle macchine utensili, mostrando come la crescita degli investimenti in macchine utensili, robotica e automazione tra il 2013 e il 2025 sia coincisa sistematicamente con la presenza di forme di agevolazione all’acquisto.

Riccardo Rosa, presidente di Ucimu – Sistemi per Produrre e alla guida dell’associazione dei costruttori italiani del settore, ha messo in prospettiva i primi dati dell’iperammortamento.

L’indice degli ordini raccolti dai costruttori italiani di macchine utensili nel primo semestre risulta in arretramento del 29% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il confronto, ha spiegato Rosa, risente del fatto che un anno fa il piano Transizione 5.0 si trovava nel pieno della sua fase più intensa, mentre l’iperammortamento è partito da poco.

La misura però sta funzionando, se nei primi dieci giorni di attività della piattaforma erano arrivate 3.200 domande, un ritmo che ha poi portato al traguardo dei 7.000 dopo 25 giorni, come annunciato da Fallone e Calabrò.

Il nuovo incentivo, ha aggiunto Rosa, è anche l’occasione per rinnovare il parco macchine installato nelle imprese italiane, il cui livello di obsolescenza è documentato dall’indagine periodica che il Centro Studi e la Fondazione Ucimu conducono sul tema. Nell’ultima edizione disponibile, relativa al 2019, l’età media del parco macchine utensili e sistemi di produzione era già risultata pari a 14 anni e 5 mesi, il valore più alto mai registrato dalla survey. Una nuova edizione, attesa entro la fine del 2026, fornirà un aggiornamento su questo fronte, e Rosa si è detto convinto che l’orizzonte triennale del nuovo iperammortamento possa imprimere un’accelerazione al ricambio degli impianti nelle imprese italiane.

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